Vaccini, su Facebook scintille tra Scotti (Mmg) e Stabile (Federfarma)

Roma, 9 settembre – Colpi duri, via social, tra i rappresentanti dei medici e quelli delle farmacie sulla questione della proposta di utilizzare i farmacisti come vaccinatori nella prossima campagna vaccinale antinfluenzale.  Lasciando stare il profluvio di commenti espressi sui social dal “corpaccione” delle due basi professionali (dove si trova di tutto e di più e l’unico filo rosso rintracciabile è che l’ipotesi non solo scava un solco tra le due professioni, ma le spacca anche al loro interno, in particolare quella farmaceutica), il fatto rilevante è che a polemizzare a suon di post,  commenti e repliche su Facebook siano stati domenica scorsa esponenti di rango delle due categorie, come il segretario nazionale della Fimmg Silvestro Scotti (nella foto) e il presidente di Federfarma Campania Nicola Stabile.

Segnaliamo l’acceso scambio di opinioni, con Scotti più a suo agio con i colpi di sciabola e Stabile a replicare in punta di fioretto, proponendo alcune affermazioni (dell’una e dell’altra parte) che restituiscono il clima al calor bianco generatosi tra le due professioni dopo la proposta avanzata dal presidente della Fofi Andrea Mandelli di  impiegare farmacisti e farmacie nella prossima campagna vaccinale antiflu.

Un’idea che lo stesso Scotti  aveva già decisamente liquidato come improponibile nei giorni scorsi e sulla quale ha  ribadito la totale contrarietà del suo sindacato, anche in ragione del fatto che i “farmacisti vaccinatori”, a suo giudizio, non aiuterebbero a risolvere la paventata impossibilità di strutture pubbliche e medici a garantire la vaccinazione. “Spiegami come aumentereste la percentuale dei vaccinati” chiede al riguardo il segretario Fimmg a Stabile “se potreste (sic!) vaccinare solo quelli degli anni precedenti e nemmeno senza anamnesi pre-vaccinale di un medico, ovvero quello che di base vacciniamo noi. Quindi voi vaccinate i confermati, lasciate a noi i nuovi o i resistenti, a voi la polpa facile e a noi l’osso, mi sembra un’operazione commerciale più che sanitaria”.

Un’accusa pesante, alla quale Stabile replica prendendo le distanze dal piano di discussione scelto da Scotti,  scrivendo che “se si incomincia a parlare di vaccinazioni e si finisce a parlare di polpa e osso, evidentemente stasera non siamo sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda”.

Ma lo scambio di battute ha registrato altri passaggi ancora più significativi:  dopo aver premesso di non ritenere i social “un mezzo di confronto né di polemiche, ma magari solo di curiosità”, Stabile scrive che gli sembra di ricordare che medici e farmacisti si erano seduti “allo stesso tavolo a discutere di come cercare di realizzare la miglior copertura vaccinale possibile. E mi sembra di ricordare che si sono valutate tutte le situazioni possibili, rispettando le competenze professionali di ogni categoria. Una delle ipotesi fatte è stata quella portata avanti da Andrea (Mandelli, NdR). In un’ottica di una risoluzione di un problema contingente, prima delle barricate di dovrebbe costruire un dialogo” osserva il presidente dei titolari della Campania. “Perché, se le cose dovessero rimanere immutate e il risultato sarà quello di avere una copertura vaccinale come quella degli anni scorsi (e parlo della Campania), il problema non lo avrà Nicola o Silvestro. Lo avranno i cittadini italiani. Le posizioni di retroguardia lasciamole a chi non ha argomenti da trattare. D’altro canto se in Francia, Germania, Portogallo, Stati Uniti, Inghilterra e Canada in farmacia ci si vaccina (secondo regole certe) e in tanti altri Paesi si usano le farmacie come punti vaccinali, non è che si stiano presentando progetti completamente campati in aria”.

Urticante la risposta del leader nazionale della Fimmg. “Nessuno, me per primo, discute la disponibilità mostrata dai farmacisti durante il Covid-19 (sottolineata in un precedente commento da Stabile, NdR) nelle loro funzioni ordinarie”  scrive Scotti. “Prima però di avventurarsi su scenari di competenza di altre aree professionali, consiglio maggiore attenzione e meno arroganza, la frase ‘I medici non ce la fanno’ meritava questa e ben altre risposte, che mi sarei aspettato dagli amici più che  da me stesso“.

Molto più rilevante e preoccupante  è però l’avviso che segue:  “Tra poco metterò sul tavolo del Ministero la disponibilità dei Mmg, come nei Paesi anglosassoni, da voi così richiamati, la distribuzione dei farmaci nelle cure primarie e vediamo se il tuo Andrea la capisce. Mentre noi cercavamo il dialogo, informati, voi tramavate con il vostro Andrea a forza di emendamenti e ordini del giorno e adesso con il tuo post ne ho la conferma pubblica e visibile. Grazie”.

Comunque lo si voglia vedere, al netto di ogni valutazione di merito sui torti e le ragioni delle parti in causa,  non si tratta esattamente di uno scambio di cortesie. E basta e avanza per prevedere una strada molto accidentata e in salita per il “farmacista vaccinatore”, che da progetto rischia di trasformarsi in un autentico casus belli tra le due professioni che non mancano di asserire in ogni possibile occasione la necessità di una collaborazione e integrazione delle figure professionali sanitarie di prossimità per raggiungere il necessario obiettivo di potenziare la sanità del territorio.