Vaccini, scende da 12 a 10 il numero degli obbligatori, tra tre anni prevista verifica

Roma, 3 luglio – Diminuire il numero dei vaccini previsti come obbligatori per l’iscrizione a scuola dagli attuali 12 a 10 – con l’antimeningite B e C che tornerebbero ad essere solo ‘raccomandati’ – e prevedere che l’obbligatorietà possa essere rivista dopo i primi tre anni dall’entrata in vigore della legge.

È la proposta della presidente della commissione Sanità del Senato, Emilia Grazie De Biasi (nella foto), accolta dalla relatrice del decreto vaccini Patrizia Manassero (Pd) in forma di emendamento, rubricato con il n. 1-1000 (qui il testo). Il decreto è attualmente all’esame della stessa Commissione.

Un’idea “per rendere più flessibile il tema dell’obbligatorietà”, con le vaccinazioni obbligatorie per l’iscrizione a scuola che, rispetto a quanto previsto dal decreto recentemente approvato con l’emendamento presentato passerebbero da 12 a 10.  “I vaccini obbligatori restano i 6 già previsti come tali nell’esavalente, ovvero anti-poliomelitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse e anti-Haemophilus B” spiega De Biasi all’Ansa. “A questi, si aggiungono come obbligatori l’anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite e anti-varicella, ma rivedibili dopo tre anni”.

Le vaccinazioni contro il meningococco B e C, previste dal decreto vaccini come obbligatorie, “ritornerebbero così ad essere raccomandate”.

A spiegare la ratio della proposta è la stessa De Biasi: “L’obiettivo è rendere più flessibile il tema dell’obbligatorietà delle vaccinazioni” chiarisce la presidente della Commissione. “Secondo questo schema, le sei vaccinazioni già obbligatorie comprese nell’esavalente restano tali. A queste si aggiunge l’anti-morbillo: questa patologia rappresenta infatti un problema in Italia con oltre tremila casi registrati quest’anno, la metà di quelli registrati a livello europeo, e sulla base di tale situazione di emergenza si rende appunto tale vaccinazione obbligatoria”.

L’anti-morbillo, prosegue De Biasi, “si somministra in combinazione con anti-rosolia, anti-parotite e anti-varicella; anche tali vaccinazioni diventano dunque obbligatorie”.

Per queste ultime 4 vaccinazioni però, spiega la senatrice, “l’emendamento prevede una rivalutazione dell’obbligo dopo i primi tre anni: si introduce cioè una verifica dopo tre anni dall’entrata in vigore della legge per accertare il livello di copertura vaccinale raggiunto. Se ottimale, per queste vaccinazioni l’obbligatorietà può essere sospesa”. Questo, sottolinea, “è un metodo che potrà servire ed essere utilizzato anche in futuro se si riscontrassero ulteriori e diverse esigenze epidemiologiche”.

Al contrario, “l’anti-meningite B e C tornano ad essere solo ‘raccomandate’. Questo perché non siamo in presenza di una situazione epidemica che richieda l’obbligatorietà di immunizzazione” spiega la senatrice. L’emendamento “verrà messo in votazione martedì prossimo. Mi auguro – ha concluso De Biasi – che l’intesa sia ampia e già ci sono molti consensi. Trovo che questo sia il metodo giusto”.

Ma la relatrice Manassero ha presentato in Commissione Sanità anche un ulteriore emendamento, volto a istituire presso il Ministero della Salute l’Anagrafe nazionale vaccini (già prevista dal Piano nazionale vaccini  pubblicato sulla GU del 18 febbraio scorso) per monitorare l’attuazione dei programmi vaccinali sul territorio nazionale.
L’anagrafe nazionale dovrà raccogliere i dati delle Anagrafi regionali esistenti, i dati relativi alle notifiche effettuate dal medico curante e i dati sugli eventuali effetti indesiderati delle vaccinazioni che confluiscono nella rete nazionale di farmacovigilanza. Sotto il profilo economico, gli oneri sono stati quantificati in 300 mila euro per l’anno 2018 e 10 mila euro a decorrere dall’anno 2019.