Vaccini, oggi il voto in Senato, passa emendamento per prenotarli in farmacia

Roma, 20 luglio – L’Aula del Senato ha concluso ieri il voto sugli emendamenti alla legge di conversione del decreto legge che istituisce l’obbligo vaccinale a scuola  per i bambini e ragazzi tra zero e 16 anni. Le dichiarazioni di voto e il voto finale sono previste per oggi, nella seduta antimeridiana dell’Assemblea di Palazzo Madama, con inizio alle ore 9.

In caso di approvazione, il testo sarà trasmesso alla Camera, per il via libera definitivo, che dovrà essere di necessità sollecito: la scadenza del decreto  (6 agosto) è infatti ormai molto vicina.  Ma la strada a Montecitorio dovrebbe essere spianata: il  presidente della Commissione Affari sociali, Mario Marazziti, aveva già espresso nei giorni scorsi un’apertura in tal senso.

I contenuti del provvedimento sono quelli ormai noti, significativamente “alleggeriti” dal punto di vista degli obblighi e delle sanzioni dopo il fuoco di fila delle polemiche, culminate con la decisione della Regione Veneto di ricorrere contro il provvedimento davanti alla Consulta, anche nel caso di una sua conversione in legge.

Per bambini e ragazzi da zero a 16 anni – inclusi i minori stranieri non accompagnati – sono obbligatorie e gratuite ai fini dell’iscrizione scolastica, a partire da asili nido e materne, dieci profilassi vaccinali: anti-poliomielitica; anti-difterica; anti-tetanica; anti-epatite B; anti-pertosse; anti-Haemophilus influenzae tipo b; anti-morbillo; anti-rosolia; anti-parotite e anti-varicella.

Per questi, il rispetto dell’obbligatorietà costituisce requisito d’accesso (che un emendamento, poi respinto,  mirava ad abrogare).

Altri quattro vaccini (anti-meningococcico B, anti-meningococcico C, anti-pneumococcico e anti-rotavirus) non sono invece obbligatori ma per essi  le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano “assicurano l’offerta attiva e gratuita, in base alle specifiche indicazioni del Calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita”.

La mancata vaccinazione non preclude però l’iscrizione alle scuole dell’obbligo: per le famiglie inadempienti si prevedono sanzioni, che sono però notevolmente ridotte rispetto alle formulazioni originarie, fino a un massimo di 500 euro (a partire da 100 e modulate sulla base della gravità dell’infrazione). È invece venuto meno il riferimento, previsto nel decreto legge del Governo, a segnalazioni delle Asl alle Procure presso i Tribunali per i minori.

Notevolmente snellite anche le procedure relative al monitoraggio dell’adesione all’obbligo: a decorrere dall’anno scolastico 2019/2020 le scuole saranno tenute a trasmettere alle Asl, entro il 10 marzo, l’elenco dei propri iscritti. Entro il 10 giugno, le aziende sanitarie dovranno segnalare agli istituti scolastici gli alunni non in regola con il calendario vaccinale e che non siano stati esonerati dall’obbligo.

Nei dieci giorni successivi i dirigenti scolastici inviteranno i genitori a depositare, entro il 10 luglio, la documentazione comprovante l’avvenuta vaccinazione ovvero l’esonero, l’omissione o il differimento, oppure la prenotazione formale presso l’Asl.

Al riguardo, va evidenziato – per il suo diretto interesse per la categoria – che un emendamento della relatrice Patrizia Manassero all’articolo 5 del ddl di conversione, approvato dall’Aula, ha previsto che “in via sperimentale e al fine di agevolare gli adempimenti vaccinali relativi all’anno scolastico 2017/2018 la prenotazione delle vaccinazioni di cui all’articolo 1, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, può avvenire presso le farmacie convenzionate aperte al pubblico attraverso il Centro Unificato di Prenotazione (Sistema CUP)“.

Le farmacie, dunque, rientrano in qualche modo in gioco, dopo che era stata loro preclusa la possibilità di diventare un presidio per la somministrazione dei vaccini, da parte di medici e in “ambiente adeguato”, così come previsto da un emendamento presentato dai senatori D’Ambrosio Lettieri, Mandelli e Rizzotti riformulato dalla relatrice Manassero, ma poi ritirato per le riserve della Commissione Bilancio e, probabilmente, anche in ragione della fortissima reazione negativa della professione medica.

Per il prossimo anno scolastico 2017/2018, la documentazione sulle avvenute vaccinazioni (o sugli esoneri) andrà presentata per nidi e materne entro il 10 settembre prossimo; per le scuole dell’obbligo la scadenza è stata spostata al 31 ottobre. Vale anche l’autocertificazione: ma in questo caso la documentazione comprovante l’avvenuta vaccinazione andrà esibita entro il 10 marzo 2018.

Un emendamento della relatrice Manassero, più volte riformulato per ottenere il placet della Commissione Bilancio sulle coperture, ha introdotto la possibilità delle formulazioni monocomponenti o combinate per le profilassi obbligatorie: vi potranno ricorrere bambini e ragazzi che siano già immunizzati naturalmente. La modifica inserisce queste formulazioni nelle procedure centralizzate di acquisto per le vaccinazioni obbligatorie, ancorché – questa la condizione posta dalla Commissione Bilancio – “nei limiti delle disponibilità del Servizio sanitario nazionale”.

Per il resto, resta confermata l’istituzione presso il ministero della Salute dell’Anagrafe nazionale vaccini, che dovrà registrare i soggetti vaccinati e quelli da vaccinare, nonché dosi e tempi di somministrazione delle vaccinazioni ed eventuali effetti indesiderati. Entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, il ministero della Salute integrerà poi obiettivi e componenti dell’Unità di crisi permanente istituita nel 2015.

Un nuovo articolo, il n. 5-bis autorizza infine uno stanziamento di 1,4 milioni di euro complessivi (359 mila per il 2017 e 1,076 milioni per il 2018) per la “Definizione delle procedure di ristoro dei soggetti danneggiati da trasfusione o da vaccinazioni obbligatorie”. A questo fine, il ministero della Salute è autorizzato ad avvalersi di un contingente di 20 unità di personale in più.

Nessun cenno, invece (e la spiegazione non può che essere la mancanza di copertura) sul potenziamento del personale negli uffici vaccinali delle Asl. Che pure, alla luce delle nuove norme, sarebbe in tutta evidenza necessario.