Vaccini, la strada piena di ostacoli dalle Regioni alle farmacie

Roma, 8 ottobre – Sepolta dal parere negativo del Cts (ben più determinante delle proteste dei medici) si è chiusa, almeno per ora, la partita del “farmacista vaccinatore” aperta dall’ordinanza della Regione Lazio che apriva alla somministrazione in farmacia. Rimane però ancora del tutto aperto il campionato della campagna vaccinale antinfluenzale 2020-21, che per le farmacie si annuncia davvero molto difficile.

Le criticità sono note e oggetto di allarmi che i farmacisti lanciano ormai da settimane, primo tra tutti quello relativo all’impossibilità – per le farmacie – di reperire il numero sufficiente di dosi di vaccino necessarie per far fronte alle esigenze dei cittadini che (non rientrando nelle categorie a copertura pubblica) li acquistano privatamente. Un problema che ha già indotto alcune sigle di categoria a realizzare ed esporre in farmacia locandine che informano i cittadini di possibili carenze del prodotto, chiarendo che le stesse non sarebbero in ogni caso imputabili a responsabilità delle farmacie. Memori del “pasticciaccio brutto” delle carenze di mascherine a inizio pandemie, insomma, le farmacie cercano di mettere le mani avanti.

Alcune Regioni, come è noto, si sono già mosse per risolvere il problema: preso atto che lo “storno” dell’1,5% delle loro dotazioni alle farmacie (in valori assoluti, 250 mila dosi di vaccino per tutte le oltre 19 mila farmacie italiane, a fronte di un fabbisogno stimato in almeno 1,2 milioni di dosi) non sarebbe in alcun modo sufficiente a coprire le necessità della quota di popolazione attiva tra i 18 e i 59 anni che si rivolge direttamente in farmacia, Regioni come l’Emilia Romagna e il Lazio hanno annunciato la prima di raddoppiare (dall’1,5% al 3%) il quantitativo di dosi di vaccino da girare alle farmacie e la seconda di aumentarne il numero da 36 mila fino a 100 mila.

Altre amministrazioni regionali (come ad esempio quelle del Friuli Venezia Giulia e della Puglia) hanno dato segnali analoghi di disponibilità, ma sempre a livello di annuncio: si ha quasi la sensazione che le Regioni stiano prendendo tempo e cercando di capire quale possa essere l’andamento della stagione influenzale e quindi le effettive necessità da affrontare, per poi regolarsi di conseguenza. Se fosse così, è del tutto evidente che – laddove i circa 18 milioni di vaccini acquistati dalle Regioni andassero tutti a coprire le necessità di copertura pubblica – le farmacie si troverebbero praticamente nell’impossibilità di dare risposte alle richieste dei loro pazienti sul territorio. Ma c’è anche chi, alla luce dell’andamento piuttosto blando della stagione influenzale nell’emisfero australe, prefigura che possa avvenire l’esatto contrario, ovvero che la scarsa aggressività dell’influenza 2020-21 e una conseguente ridotta risposta alla campagna vaccinale da parte della popolazione finiscano per lasciare sul groppone delle Regioni una consistente eccedenza di dosi.

Quale che sia lo scenario che si verificherà, ci sono alcuni  problemi  che debbono essere affrontati in ogni caso, e anche con estrema sollecitudine. Come ad esempio il nodo del trasferimento delle dosi di vaccino dalle Regioni alle farmacie: in che modalità avverrà, atteso che le confezioni messe acquisite dalle Regioni sono di tipo ospedaliero, con le fustelle annullate, e non possono dunque essere esitate come tali nelle farmacie di comunità? Per esserlo, dovrebbero essere ri-confezionate e ri-fustellate, ipotesi ovviamente impercorribile per i costi e i  tempi che richiederebbe. L’alternativa è quella di cedere i vaccini alle farmacie per la dispensazione in Dpc. Ipotesi più praticabile, ma a sua volta non priva di problemi, anch’essi tutt’altro che semplici da risolvere: distribuzione per conto significa infatti, inevitabilmente, tracciatura delle confezioni, che a sua volta necessita della precondizione di una prescrizione su ricetta Ssn. Ma i vaccini comprati privatamente seguono notoriamente altre modalità di prescrizione e acquisto. E allora?

Altro problema legato alla dpc è la negoziazione del compenso per le farmacie, oltre al quale va ovviamente considerato il ristoro per le iniziali spese di acquisto sostenute dalle Regioni.  Sommando il fee per la farmacia e il costo di acquisto regionale, e trasformando l’addizione (è un’ipotesi) in una sorta di ticket a carico del cittadino acquirente, si raggiungerebbe però una cifra  inferiore, e in modo significativo, al prezzo al quale i vaccini antinfluenzali sono abitualmente venduti al pubblico. E questo – nell’ipotesi in cui gli sforzi per reperire vaccini, anche sui mercati internazionali, andassero a buon fine e in farmacia arrivassero forniture per le usuali vie della filiera – produrrebbe l’esplosiva situazione della presenza sul circuito distributivo di vaccini uguali, ma a prezzi molto differenti. Apriti cielo!

Sembra, insomma, di giocare a quell’antico, classico gioco elettronico che si chiama campo minato: in qualunque direzione ci si muova, si rischia di saltare in aria. Anche perché le “mine” non sono mica finite qui:  una volta risolto il complicato nodo delle modalità di fornitura, resterebbe infatti da affrontare quello immediatamente successivo dello sconfezionamento dei vaccini provenienti dalle Regioni, in genere allestiti in scatole con 10 o anche più siringhe, mentre le farmacie di comunità vendono il vaccino in singole unità (confezioni mono-siringa). Atteso che l’ipotesi di aprire le confezioni ospedaliere e consegnare ai pazienti una sola siringa è impraticabile, in quanto non ammessa, come risolvere il problema? Al momento, nessuno sembra in grado di fornire al quesito una risposta convincente (e soprattutto percorribile).

Sono anche se non soprattutto queste oggettive difficoltà a mantenere in stallo la situazione e a costringere le Regioni a non andare oltre lodevoli dichiarazioni di intenti che però, in concreto, ancora “non quagliano”. Ecco perché quella della campagna vaccinale antinfluenzale della stagione 2020-21 continua a essere una storia con troppe pagine in bianco. E non è per fare i pessimisti, ma al momento non si vede all’orizzonte  chi possa scriverle, quelle pagine, e magari con un lieto fine.