Vaccini in farmacia, la Bilancio dice no, ma la misura (riformulata) arriva in Aula

Roma, 13 luglio – Pollice verso della Commissione Bilancio del Senato sulla norma del decreto vaccini, frutto dell’emendamento presentato dai senatori D’Ambrosio Lettieri, Mandelli e Rizzotti, che prevede la possibilità di somministrare i vaccini obbligatori anche nelle farmacie.
“È una norma onerosa” ha spiegato il presidente della Bilancio Giorgio Tonini (Pd)  “quindi abbiamo espresso parere contrario. In base all’articolo 81 della Costituzione quell’emendamento, che era stato approvato senza attendere il nostro parere, è improcedibile. Questa improcedibilità può comunque essere aggirata dall’Aula se c’è un quorum di 15 senatori che chiedono di metterla in votazione. Se passasse, l’Assemblea se ne assume la responsabilità, ma a quel punto la norma passerebbe al vaglio del Capo dello Stato che potrebbe, in caso di mancanze di coperture dei provvedimenti ex articolo 81, anche rimandare il decreto alle Camere”.
Tonini si preoccupa di precisare che la bocciatura dell’emendamento non ha alcuna relazione con il suo contenuto: “Noi non giudichiamo la finalità della norma, che può essere anche una bella idea perché è sempre positivo quando si semplifica la fruizione di un servizio per i cittadini” afferma il presidente della Bilancio. “Noi ci atteniamo alla valutazione sulla mancanza di coperture e in questo caso non ci sono. Non c’e’ nessuna polemica sul merito dell’emendamento che però provocherebbe un costo per le Asl che dovrebbero provvedere a mandare medici e infermieri nelle farmacie. Le farmacie non possono offrire il servizio gratis. Ci servirebbe quindi una relazione tecnica del ministero della Sanità che ci dica quanto costa il servizio. Quella relazione poi dovrebbe passerebbe al vaglio della Ragioneria dello Stato”.

Forza Italia e Pd hanno però raggiunto un accordo che consente di portare comunque avanti la misura, insieme a quella (anch’essa bocciata dalla Bilancio) che prevede l’obbligo vaccinale per gli operatori della sanità e della scuola.  Al voto dell’Aula arriva così la riformulazione proposta dalla relatrice del provvedimento, la dem Patrizia Manassero. Questo il nuovo testo della misura: “Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, possono autorizzare la somministrazione, da parte dei medici che hanno facoltà di avvalersi della collaborazione di infermieri o assistenti sanitari, dei vaccini di cui all’articolo 1 presso le farmacie aperte al pubblico, in spazi idonei sotto il profilo igienico sanitario. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con accordo dello Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, sono stabilite le modalità per l’attuazione di cui al primo comma anche in ordine ai profili relativi alla certificazione dell’avvenuta vaccinazione“.

Secondo quanto battuto da un lancio dell’Agi nella serata di ieri, il voto finale in Senato sul decreto vaccini (per il quale sono stati presentati in Aula circa 300 emendamenti) avrà luogo martedì prossimo, 18 luglio. La stessa agenzia, facendo riferimento a fonti di Palazzo Madama, riferisce che il governo non è intenzionato a mettere la questione di fiducia sul voto.