Vaccini, il 44% dei genitori ha consultato il web per decidere

Roma, 5 aprileLa legge sull’obbligo vaccinale ha generato nel nostro Paese un dibattito che – più ancora che sui media tradizionali, dove ha comunque avuto un enorme risalto – è rimbalzato soprattutto sulla rete, dove ha peraltro non di rado raggiunto vette polemiche, in non poche occasioni riconducibili a ideologie pregiudiziali più che alle ragioni della scienza-

Proprio sul web, infatti, il 44% dei genitori ha ammesso di aver cercato informazioni al momento di decidere se vaccinare o meno i propri figli in età da vaccino. A testimoniare una volta di più – se mai ve ne fosse bisogno – del peso che il “dott. Google” ha ormai assunto nelle scelte e nei comportamenti di cura dei cittadini. Cosa accade, però,  quando persone interessate a un tema così delicato usano Internet e i social media per interagire, condividere contenuti ed esperienze, scambiarsi opinioni? E come influiscono Internet e i social sui processi decisionali?

A queste domande ha provato a rispondere una ricerca dell’Health Web Observatory, organismo di ricerca che opera in stretta collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata e con l’Ibdo Foundation e che ha tra le sue principali finalità l’analisi e il monitoraggio delle profonde trasformazioni in atto nella comunicazione sanitaria legate all’esplosione dell’utilizzo di internet anche in materia di salute.

Lo studio, eloquentemente intitolato “I vaccini per l’infanzia sul web” e svolto anche grazie al contributo incondizionato di Sanofi Pasteur, ha rivelato i comportamenti delle persone in rete nei tre mesi immediatamente successivi all’entrata in vigore del decreto sull’obbligo vaccinale, dal 1 agosto al 10 ottobre 2017.

La ricerca, effettuata paartendo da key word  centrate sul tema, ha evidenziato la presenza di 39.500 menzioni in soli tre mesi, per una media di 556 al giorno, quasi il doppio della media giornaliera relativa ad altre patologie. E il ruolo dei social media appare centrale: qui si concentrano il 60% delle menzioni, distribuite soprattutto su Twitter (31%) e Facebook (20%), a fronte del 40% relative a siti web. In questo 40% spicca una netta prevalenza dei siti di informazione di tipo generalista (85% delle menzioni), mentre ad altre fonti come i siti istituzionali sono riconducibili solo il 5% delle menzioni.

I protagonisti delle navigazioni sono soprattutto utenti di una fascia di età intermedia, presumibilmente genitori: il 30% ha un’età compresa tra i 45 e i 54 anni e il 23% tra i 35 i 44 anni. I soggetti più attivi sono cittadini comuni a cui fanno capo il 37% dei post generati, movimento no vax (31%) e stampa generalista (25%).

Ma se si considera il potenziale pubblico totale raggiunto (186.857.845 persone nel periodo di rilevazione per circa 2.700.000 utenti al giorno) è la stampa generalista, in terza posizione per percentuale di post generati, ad avere un ruolo più rilevante perché può evidentemente contare sul pubblico potenziale più consistente.

Diminuisce passando da Nord a Sud la frequenza di ricerca del termine vaccino: è il Friuli Venezia Giulia la regione che su Google registra il maggior numero di ricerche, seguita da Valle D’Aosta, Marche, Lazio e Veneto. Il sentiment che emerge, ovvero l’analisi dell’opinione, è prevalentemente negativo (44% del totale delle menzioni) a fronte di un 40% neutrale e un 16% positivo.

È importante tuttavia sottolineare che le menzioni più popolari nei due canali social più rilevanti – oltre 3milioni e 300mila utenti su Twitter e oltre 1 milione e 100mila su Facebook – risultano positive.

Il volume delle ricerche effettuate in rete ed il numero dei post sul tema analizzati nel periodo di osservazione conferma il ruolo crescente di internet come canale di informazione sulla vaccinazione per l’infanzia” commenta la sociologa Ketty Vaccaro, presidente di Health Web Observatory. “Tuttavia, nonostante ricerche e menzioni prendano spunto soprattutto dall’attualità, il riferimento a fonti informative (siti di giornali, istituzionali o scientifici) non è prevalente, anzi è il ruolo dei social a risultare preponderante (23.416 menzioni, pari al 60,0% del totale)”.

Vaccaro sottolinea, in particolare, il ruolo fondamentale svolto dai cosiddetti influencer, testimoniato dal fatto che la capacità di penetrazione e diffusione dei messaggi non sembra necessariamente legata al volume di post generati: “Agli esperti è riconducibile solo l’1% del totale dei post generati sui due principali social, ma la loro capacità di diffusione raggiunge l’11% del totale (subito dopo la stampa generalista)” spiega la presidente di Hwo. “Nei meccanismi di circolazione delle informazioni in rete, infatti, ha un forte peso non solo l’ampiezza e l’intensità della loro diffusione, ma anche la componente interattiva, che spesso è maggiore nelle fonti non di tipo istituzionale, insieme a un meccanismo generale della comunicazione che cerca il rinforzo delle proprie opinioni e tende a escludere quelle divergenti”.