Vaccini, i medici a Raggi: “I vaccini non hanno colore politico”

Roma, 7 febbraio – In una campagna elettorale dove tutti gli schieramenti sono impegnati per il 65% del tempo a lanciarsi accuse reciproche nel tentativo di screditarsi a vicenda, prendendo a pretesto i temi più divisivi (su tutti, quello dei migranti), per un altro 34% ad avventurarsi in promesse tanto eclatanti quanto in tutta evidenza irrealizzabili (si veda alla voce tasse…) e soltanto per il restante 1% a cercare di spiegare come intendono risolvere i moltissimi lista problemi concreti del Paese, hanno inevitabilmente fatto irruzione fin da subito anche le polemiche sui vaccini.

Esponenti della politica che probabilmente non hanno ben chiare quali siano – in un Paese moderno e civile – le priorità per il benessere della comunità nazionale, non hanno infatti esitato a utilizzare la legge sull’obbligo vaccinale per l’iscrizione scolastica come un argomento da strumentalizzare per guadagnarsi il consenso di quella porzione di opinione pregiudizialmente ostile ai vaccini e sorda e cieca di fronte alle consolidate acquisizione della scienza in ordine alla loro necessità e sicurezza.

A poco sono serviti, almeno fin qui, i non pochi appelli arrivati dalla comunità medica e scientifica con la richiesta di lasciar fuori i vaccini dalle polemiche elettorali. A riprovarci, ora, sono i quattro presidenti delle società scientifiche e associazioni dei medici che fanno parte del Board del Calendario per la vita. Si tratta di Fausto Francia della Siti, la Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica; Alberto Villani della Sip, Società italiana di pediatria; Giampietro Chiamenti della Fimp, la Federazione italiana medici pediatri e Silvestro Scotti della Fimmg, la Federazione italiana medici di medicina generale), che hanno ritenuto di dover intervenire al riguardo dopo la mozione del Consiglio comunale di Roma su vaccinazioni e accesso alla scuola dell’infanzia, con la quale l’amministrazione capitolina guidata dalla sindaca Virginia Raggi ha affermato la necessità di rispettare la continuità didattica ed educativa per tutti gli alunni non ancora vaccinati.

“L’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’accesso a scuola si è resa necessaria nell’attuale fase storica proprio per la continua disinformazione e l’incomprensibile attacco che le vaccinazioni hanno subito negli anni scorsi, determinando nei genitori un diffuso stato di incertezza sulla loro bontà e grande beneficio, e un conseguente abbassamento delle coperture vaccinali” spiegano in una nota i quattro esponenti del Board, ricordando  che il raggiungimento degli obiettivi di copertura prefissati a livello internazionale “è cruciale per interrompere la diffusione degli agenti di malattie pericolose, che spesso provocano eventi epidemici, come avvenuto lo scorso anno con quasi 5 mila casi di morbillo notificati nel nostro Paese».

Le modalità organizzative adottate a seguito delle linee guida ministeriali, sottolineano ancora i quattro rappresentanti del  Board, prevedono che i bambini possano continuare a frequentare le strutture scolastiche se hanno una prenotazione presso l’ambulatorio vaccinale: il diritto all’istruzione, pertanto, “è salvaguardato”, anche per i bambini da 0 a 5 anni.

“Non vorremmo che si volesse giustificare il rifiuto ideologico delle vaccinazioni sottintendendo che i genitori che rifiutano le vaccinazioni lo facciano per buone ragioni, cioè che le vaccinazioni non siano sicure” si legge ancora nella nota “e che quindi il rifiuto ideologico delle vaccinazioni abbia una qualche giustificazione reale, cosa che è assolutamente smentita da tutti i dati scientifici a nostra disposizione.

Francia, Villani, Chiamenti e Scotti ricorrono quindi a qualche numero, a supporto delle loro affermazioni, ricordando che il rischio di encefalite dopo vaccinazione contro il morbillo è uguale a quello base di tutta la popolazione, mentre quello di un bambino o di un adulto che contrae il morbillo è da 1.000 a 2.500 volte più alto.

“Un genitore che per futili motivi o teorie complottiste risibili insista a non vaccinare e pretenda l’accettazione all’asilo infantile e alla scuola materna” ammoniscono i quattro medici “mette in pericolo anzitutto il proprio figlio e anche tutti i bambini più deboli, con malattie genetiche del sistema immunitario che non possono essere immunizzati per ragioni mediche, la cui unica speranza di non avere forme gravi di malattia o addirittura di morire è che tutti quelli che si possono vaccinare tranquillamente lo facciano“.

Da qui l’invito a non strumentalizzare i vaccini, che “non hanno colore politico” né “sono oggetto di scelte ‘democratiche’“, per la loro natura di “strumento medico al servizio del bene della collettività, come lo sono gli antibiotici e i farmaci anti-tumorali. Saremmo stupiti che l’uso degli antibiotici diventasse oggetto di diverse scelte politiche. Perché quindi i vaccini devono essere oggetto di divisione politica?

La conclusione del Board del calendario per la vita è che sul tema si è ormai “perso il senso della misura”, che va recuperato subito: “Si lasci alla scienza, che per sua natura è verificabile in tutte le proprie affermazioni, basta leggere la letteratura medica accreditata, stabilire quali siano le indicazioni e le misure da adottare per incrementare e difendere il livello eccellente di salute che nel campo delle malattie infettive proprio i vaccini ci hanno consentito di raggiungere“.