Vaccini Covid, no di Ema a dose singola: “Rischio di minor efficacia”

SEDE EMA AGENZIA EUROPEA PER I MEDICINALI AMSTERDAM ESTERNI

Roma, 4 marzo – L’Agenzia europea del farmaco è contraria alla modifica del dosaggio dei vaccini anti Covid. Ritiene, infatti, che non ci siano prove sufficienti per raccomandarla.

Sulle richieste pressanti degli Stati membri dell’Ue, che alla luce dei dati positivi sul livello di protezione di una singola dose chiedevano appunto un via libera a muoversi in questa direzione per accelerare le proprie campagna vaccinali, si abbatte dunque la doccia , arriva il no da parte dell’Ema.

Alcune nazioni stavano valutando un nuovo approccio, anche sulla somministrazione dei vaccini anti Covid, per velocizzare la campagna vaccinale, che è indietro in Europa rispetto a quelle di USA e Regno Unito. In quest’ultimo caso, la velocità è legata proprio all’estensione dell’intervallo tra le dosi di vaccino.

Per quello Pfizer-BioNTech il richiamo a Londra viene raccomandato dopo 12 settimane, mentre l’Ema preferisce attenersi alle indicazioni delle due aziende, secondo le quali la seconda dose va somministrata dopo tre settimane. Discorso diverso per il vaccino AstraZeneca, perché il regolatore europeo raccomanda il richiamo tra quattro e 12 settimane dopo la prima dose, concordando con l’autorità britannica.

“Se e quando saranno disponibili nuove prove per le modifiche ai programmi di dosaggio, ciò sarà valutato dai comitati scientifici dell’Ema“. Questa la risposta fornita dall’agenzia regolatoria europea, secondo quanto riporta Reuters, in merito all’eventualità di modificare la tempistica relativa al richiamo.

Inoltre, un funzionario europeo ha spiegato che non sono previste modifiche del dosaggio in quanto servono ulteriori prove. Differenziare i programmi di dosaggio approvati senza prove sufficienti “potrebbe comportare un rischio di perdita di efficacia” dei vaccini, ha osservato l’Ema ieri nella nota. Lo stesso funzionario europeo ha spiegato che il commento dell’Ema arriva in seguito alla riunione dei ministri della Salute dell’Ue, in cui si è discusso della possibilità di rendere più flessibili i regimi di dosaggio.

Il problema è che i vaccini sono stati approvati sulla base dei dati relativi alla somministrazione in due dosi. Per arrivare a una nuova approvazione, servirebbero dunque  altri studi.