Vaccini Covid, Lazio ok (e c’entrano i farmacisti), male la Lombardia

Rome, Italy 27/12/2020: Covid 19 vaccines campaign. Spallanzani Institute. © Andrea Sabbadini

Roma, 5 gennaio – Tra gli effetti collaterali della deludente partenza della campagna di vaccinazione anti-Covid partita da qualche giorno anche nel nostro Paese, va registrato anche l’inasprimento della tradizionale contesa che – certo non da oggi – oppone la capitale economica del Paese, Milano, alla sua capitale politica, trascinandosi ovviamente dietro le rispettive Regioni, Lombardia e Lazio.

Per quanto riguarda la campagna vaccinale, è proprio quest’ultimo ad avere messo per ora in carniere la performance migliore, somministrando quasi 23mila dosi del vaccino Pfizer contro il coronavirus, circa il 50% delle 45mila dosi già arrivate in Regione. La Lombardia ne ha invece somministrate appena  tremila o giù di lì, meno del 4% delle dosi totali a disposizione (entrambi i dati sono aggiornati al 3 gennaio).

UVisualizza immagine di originena differenza abissale, che ha fatto dell’assessore al Welfare della Lombardia  Giulio Gallera (foto a sinistra) il bersaglio di una salva di critiche, arrivate anche dalla stessa maggioranza di centrodestra, dalle quali il titolare della sanità regionale si è difeso spiegando che il ritardo  – tra le cui cause, ha dichiarato, ci sarebbero anche “le ferie dei medici” – sarà subito colmato: la Regione prevede infatti di raggiungere in tempi immediati una capacità di somministrazione iniziale fino a un massimo di 10mila dosi al giorno, che potrà essere successivamente incrementata fino a 15mila, mettendosi in linea con la scadenza fissata per tutte le Regioni per la ‘fase 1′ (quella destinata a perRisultato immagine per d'amato sanità lazio sonale sanitario e ospiti delle Rsa), ovvero la fine di febbraio, data entro la quale dovrà essere stata somministrata anche la dose di richiamo, che si effettua dopo 21 giorni dalla prima.

Affermando di non voler polemizzare con il suo omologo lombardo ma dando invece la chiara impressione di farlo, l’assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato (nella foto a destra), ha risposto a Gallera spiegando in un’intervista al quotidiano La Stampa che nella sua Regione “le ferie dei medici non costituiscono un problema. Perché da noi si lavora 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno. È così ormai dal 29 gennaio scorso, quando ricoverammo i primi pazienti in Italia, la coppia di cinesi in vacanza nel nostro Paese”.

Se il Lazio è già a 23mila vaccinati è perché “non abbiamo sprecato neppure un minuto” spiega D’Amato. “Per questo motivo siamo la prima Regione d’Italia per quanto concerne il numero di vaccini anti coronavirus. Lo vorrei ricordare anche all’europarlamentare leghista Angelo Ciocca” ha aggiunto l’assessore levandosi un sassolino dalla scarpa “secondo il quale la distribuzione delle fiale andrebbe fatta su base economica territoriale, privilegiando la Lombardia ?perché un imprenditore lombardo paga più tasse di un cittadino laziale’. Direi proprio che abbiamo sfatato questo mito, perché la Lombardia, all’opposto di noi, è il fanalino di coda nel piano vaccinazione. Mi auguro che il commissario Arcuri, quando verrà stabilita la distribuzione della seconda tranche del vaccino, consideri che forse a noi ne dovrebbero dare di più. I vaccini non devono rimanere nel freezer”.

Nel Lazio, ha spiegato D’Amato, il vaccino verrà somministrato da 4.500 operatori sanitari, tra medici e infermieri e 1.500 farmacisti. Attualmente sono in funzione 20 ospedali hub che si occupano dello stoccaggio e della somministrazione delle dosi e 60 ospedali che si occupano della somministrazione. In più ci sono 200 operatori mobili che dovranno vaccinare prima gli ospiti delle Rsa e poi gli ultra ottantenni a domicilio.

A proposito dei farmacisti, un ampio servizio  andato in onda in prima serata sul TG5 del 3 gennaio ha evidenziato come una delle principali ragioni per le quali il Lazio si è distinto nella fase di avvio della campagna vaccinale è l’aver affidato ampie responsabilità nello stoccaggio, conservazione e distribuzione dei vaccini, all’interno delle strutture coinvolte, ai farmacisti ospedalieri, vale a dire i professionisti più attrezzati – per preparazione, esperienza e competenza – nella gestione di farmaci anche con rilevanti profili di criticità. Un riconoscimento che certamente gli associati a Sifo e Sinafo potranno meritatamente appuntarsi sul bavero del camice.

Il piano vaccinale, ha promesso D’Amato, verrà ultimato entro l’estate e l’obiettivo è quello di vaccinare circa il 75 per cento della popolazione, cioè circa quattro milioni di cittadini. Subito dopo la ‘fase 1′, toccherà agli ultraottantenni, che nel Lazio sono 179mila, e poi alle altre fasce di età. “Procederemo alla convocazione attraverso call center, social media, app telefoniche” ha dichiarato D’Amato.

Per vaccinare circa quattro milioni di cittadini del Lazio entro il 30 settembre, come previsto dal Piano regionale  bisognerebbe somministrare circa 15mila dosi al giorno (che vanno moltiplicate per due, visto che c’è anche la dose di richiamo). In sostanza, lavorando anche la domenica, a pieno regime i centri vaccinali del Lazio, per raggiungere l’obiettivo, dovrebbero somministrare circa 30mila dosi al giorno. E – numeri alla mano – non sarà in ogni caso una passeggiata.