Vaccini agli anziani, un bene per la salute e la sanità pubblica

Roma, 17 aprile – Vaccinare? Conviene sempre, anche (se non soprattutto) nella popolazione anziana. Questo l’esito di una recente review (“The public health value of vaccination for seniors in Europe”), pubblicata su Vaccine ad aprile, che evidenzia l’importanza della vaccinazione nella popolazione anziana non solo come strumento essenziale per il controllo delle malattie infettive e dei loro costi, ma anche come componente fondamentale di una strategia di “sano invecchiamento” che può contribuire alla riduzione del crescente onere dell’invecchiamento sui sistemi sanitari e sulla società.

A segnalare lo studio, in una nota pubblicata oggi sul suo sito, è l’Aifa, osservando che la gestione di una malattia infettiva in un soggetto anziano può risultare molto più critica che in un soggetto più giovane. Innanzitutto, gli anziani hanno una maggiore prevalenza di patologie croniche concomitanti, come il diabete, le malattie cardiovascolari e la Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva). L’influenza, le infezioni da pneumococco e l’herpes zoster possono aumentare il rischio di complicanze cardiovascolari ed è stata dimostrata una forte associazione tra influenza e complicanze di patologie preesistenti. Inoltre, una malattia infettiva può manifestarsi diversamente negli anziani, in particolare nei soggetti più fragili e in quelli con disabilità cognitive, rendendo più difficili la diagnosi e la gestione precoce.

Gli autori della review ricordano che nell’anziano c’è un più alto rischio di reazioni avverse ai farmaci e di interazioni farmacologiche a causa alla politerapia e un maggior rischio di infezioni legato all’uso di farmaci assunti per alcune patologie croniche che aumentano la suscettibilità: gli anticolinergici e altri farmaci sedativi, ad esempio, aumentano il rischio di polmonite.

Le malattie infettive accrescono il rischio di ospedalizzazione, di peggioramento della qualità della vita, di perdita di autonomia e morte negli anziani. Le persone di età ≥65 anni, se ospedalizzate o ricoverate in una casa di cura, sono anche più soggette alle infezioni ospedaliere resistenti, sia per via della progressiva perdita di competenza immunologica sia per la presenza di malattie concomitanti.

La prevenzione delle malattie negli adulti e negli anziani mediante vaccinazione consentirebbe  ogni anno in Europa di risparmiare moltissimo in termini di costi di ospedalizzazione e di  spese mediche. Ad esempio, i risultati di uno studio sull’impatto economico e sanitario della vaccinazione influenzale nell’Unione europea suggeriscono che se si raggiungesse la copertura totale (100%) con vaccino antinfluenzale in tutti i gruppi a rischio nell’Unione europea (Ue-25),  si eviterebbero circa 7,2 milioni di casi di influenza, 2 milioni di visite mediche, 796.743 ricoveri ospedalieri e 68.537 morti collegate a influenza per un risparmio di milioni di euro sulla spesa pubblica.

È stato stimato che su 180 milioni di europei per i quali è raccomandata la vaccinazione anti-influenzale, solo 80 milioni circa (44%) sono vaccinati. Nella stagione 2011-2012, solo i Paesi Bassi, Irlanda del Nord e Scozia hanno raggiunto o superato l’obiettivo del 75% della copertura dell’influenza stagionale fissato dall’Oms negli anziani ma nella stagione 2012-2013, il tasso di copertura nei Paesi Bassi è sceso al di sotto del 75%. Quindi, sebbene la vaccinazione antinfluenzale possa prevenire la malattia ed eviti ogni anno in Europa milioni di casi, centinaia di migliaia di ricoveri e migliaia di morti, i benefici per la salute pubblica non si realizzano perché il tasso di copertura vaccinale negli anziani è basso, o perché i vaccini non sono raccomandati.

Le malattie prevenibili con la vaccinazione negli anziani – concludono gli autori dello studio – rappresentano in Europa un notevole onere sanitario e sociale che non viene affrontato nonostante la disponibilità di vaccini efficaci, a causa della mancanza di raccomandazioni e/o rimborsi, della difficoltà di attuare strategie di vaccinazione, indifferenza, precedenti esperienze negative (reali o percepite) e a causa delle pressioni negative provenienti dalla famiglia/società, pubblicità/media. Sulla base degli studi condotti finora sui fattori determinanti il tasso di vaccinazione, un buon sistema di monitoraggio e l’invio di lettere personali che promuovono vaccinazioni gratuite, gli obiettivi nazionali stabiliti per le coperture vaccinali, gli incentivi sanitari ai lavoratori che si vaccinano, i sistemi di rimborso delle vaccinazioni, le campagne di sensibilizzazione, le forti raccomandazioni ufficiali e un’adeguata accessibilità al vaccino possono portare a tassi di copertura vaccinale più alti anche negli anziani.