Uso e contabilità dei test rapidi antigenici, accolte indicazioni delle Regioni

Roma, 19 gennaio – Dal 15 gennaio nei report settimanali diffusi dal ministero della Salute si contano anche i test antigenici rapidi, segno evidente che le sollecitazioni della Conferenza delle Regioni (contenute già in un documento del 17 novembre) avevano ragion d’essere.

Il totale dei tamponi (tra molecolari e rapidi), ovviamente in aumento rispetto a quanto fatto finora, ha prodotto inevitabilmente conseguente nel rapporto tra positivi/tamponi, come attesta il report settimanale della cabina di regia 4-10 gennaio:  nello specifico, oltre ai 116.859 test rapidi sono stati effettuati 156.647 tamponi molecolari. Il totale dei tamponi (tra molecolari e rapidi) risulta ovviamente in aumento rispetto a prima, con 273.506  test in totale con un rapporto positivi/tamponi al 5,9%.
Sui test antigenici rapidi  le Regioni avevano avevano già preso posizione con il documento di novembre che il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti, aveva inviato al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte,  e ai ministri Speranza, Gualtieri, Boccia e Fraccaro con alcune proposte per contrastare la carenza di personale sanitario e socio sanitario presso gli Enti pubblici del Servizio sanitario nazionale e la carenza di personale infermieristico nelle strutture socio sanitarie per anziani.

“È opportuVisualizza immagine di origineno, per la tempestività e rapidità di utilizzo, raccomandare prioritariamente l’utilizzo del test rapido antigenico”  proponevano le Regioni nel loro documento di novembre. “Considerata la probabilità pre-test, alla luce dello scenario epidemiologico attuale, è necessario evitare di ritardare gli urgenti interventi di sanità pubblica in attesa dell’esito di un test di biologia molecolare”.
Temi che il coordinatore della commissione Salute della Conferenza delle Regioni, l’assessore del Piemonte, Luigi Genesio Icardi (nella foto a sinistra) era tornato a sottolineare a metà dicembre al ministro della Salute, sottolineando fra l’altro un’anomalia nell’acquisizione dei dati da parte del ministero, che nel conteggio nazionaleVisualizza immagine di origine per il Bollettino quotidiano della Protezione Civile non considera i test antigenici.
Fino a quando, come sottolineato dall’assessore alla sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato (nella foto a destra),  “il ministero della Salute con una circolare ha indicato l’aggiornamento dei dati processati anche con il test antigenico rapido a partire dal 15 gennaio”.
L’8 gennaio è stata infatti  firmata la circolare del ministero della Salute (qui il testo) che riconosce la validità dei test antigenici rapidi di ultima generazione nella definizione di caso Covid-19, nel solco delle indicazioni europee. La circolare Aggiornamento della definizione di caso Covid-19 e strategie di testing prevede l’obbligo di tracciabilità di tutti i test nei sistemi informativi regionali: “Gli esiti dei test antigenici rapidi o dei test RT-PCR, anche se effettuati da laboratori, strutture e professionisti privati accreditati dalle Regioni”  si legge nel documento “devono essere inseriti nel sistema informativo regionale di riferimento”. Nel testo si raccomanda il ricorso a test antigenici rapidi con requisiti minimi di performance: di sensibilità e di specificità.
Questi test antigenici, si rileva, sembrano mostrare risultati “sovrapponibili” ai saggi di RT-PCR (test molecolari), specie se utilizzati entro la prima settimana di infezione, e sulla base dei dati al momento disponibili risultano essere “una valida alternativa alla RT-PCR. Qualora le condizioni cliniche del paziente mostrino delle discordanze con il test di ultima generazione la RT-PCR rimane comunque il gold standard per la conferma di Covid-19″.

Se la capacità di RT-PCR è limitata o qualora sia necessario adottare con estrema rapidità misure di sanità pubblica, rileva la circolare, “può essere considerato l’uso dei test antigenici rapidi in individui con sintomi compatibili con Covid-19 nei seguenti contesti: situazioni ad alta prevalenza, per testare i casi possibili/probabili; focolai confermati tramite RT-PCR, per testare i contatti sintomatici, facilitare l’individuazione precoce di ulteriori casi nell’ambito del tracciamento dei contatti e dell’indagine sui focolai; comunità chiuse (carceri, centri di accoglienza, etc.) ed ambienti di lavoro per testare le persone sintomatiche quando sia già stato confermato un caso con RT-PCR; in contesti sanitari e socioassistenziali/sociosanitari, o per il triage di pazienti/residenti sintomatici al momento dell’accesso alla struttura o per la diagnosi precoce in operatori sintomatici”.

 

♦ Circolare del Ministero Salute 8 gennaio 2021