USA, in vendita su Amazon i farmaci Otc di una private label

 

Roma, 23 febbraio –  La notizia  era tanto attesa da non sorprendere, ma fa comunque effetto: Amazon, il colosso mondiale dell’e-commerce,  entra nel mercato del farmaco con una propria etichetta, Basic Care, e userà la sua potenza di fuoco per commercializzare 60 referenze Otc in libera vendita e a larga diffusione, che saranno prodotte da Perrigo, il più grande produttore USA di farmaci Otc.Sulle “vetrine” Amazon, dunque, saranno a disposizione una sessantina tra farmaci da banco e prodotti per l’igiene griffati Basic Care, che aggrediranno la concorrenza con le armi più efficaci dell’arsenale a disposizione del colosso di Jeff Bezos: la sua posizione largamente dominante nel mercato on line e la possibilità di applicare prezzi più bassi di quelli dei competitors, grazie alle straordinarie economia di scala consentite dall’organizzazione del business Amazon.

Anche se la notizia è stata ufficializzata negli States solo due giorni fa, i prodotti a marchio Basic Care erano in realtà in vendita sugli scaffali virtuali di Amazon già dall’agosto scorso. Un esordio in punta di piedi e senza fanfare, dunque,  per un’iniziativa che apre scenari potenzialmente dirompenti, compreso quello – ipotizzato da alcuni analisti statunitensi – che Amazon possa entrare nel settore del retail farmaceutico, acquisendo farmacie proprio come Walgreens e CVS.

Ma, al di là di ipotesi che, in realtà, non sembrano essere nelle corde né nelle intenzioni dell’azienda di Bezos, l’arrivo di una private label di referenze farmaceutiche Amazon è già dirompente di per sé, come ha spiegato ai giornali americani Matthew Oster, direttore delle ricerche Consumer health di Euromonitor. “L’iniziativa non è un buon segno per i brand già esistenti, sia di marca che privati” ha detto Oster. “Dovranno infatti fare i conti con la capacità di Amazon di intraprendere iniziative non redditizie per un certo tempo e vedere come vanno le cose, grazie a una posizione  di quasi monopolio nell’e-commerce. Una prospettiva che riguarda da vicino chiunque sia il loro concorrente in quello spazio “.

La strategia di Amazon sui farmaci, insomma, ricalca quanto già fatto con successo in tutti gli altri settori di consumo: offrire prodotti di qualità garantita e almeno pari a quella della concorrenza ma a prezzi notevolmente più bassi. Ed è evidente che se una confezione di ibuprofen, pain reliever tra i più diffusi in America, viene offerta da Amazon a meno di sette dollari (6.98) contro i circa 15 che costa nelle farmacie e gli 8,49 di quello della stessa Perrigo, il finale della storia sembra essere già scritto.

A confermare la strategia Amazon per gli Otc di Basic Care sono fonti della stessa società, riportate dai giornali USA: una portavoce ha detto che la società “lavora duramente per offrire prezzi bassi in tutta la sua selezione”, senza peraltro rivelare quali siano i margini dell’azienda su questi prodotti.

Non ci vorrà molto a comprendere quale sarà l’impatto di questa nuova mossa di Amazon sui retailer farmaceutici tradizionali, che intanto dovranno fare i conti con il fatto che l’aumento dell’offerta di farmaci on line, per di più per iniziativa del colosso che ha già cambiato le abitudini d’acquisto dei consumatori in tutto il mondo, ridurrà gli ingressi in farmacia, con effetti depressivi sulle vendite d’impulso. Per valutare la potenza devastante della “avanzata” di Amazon basterà ricordare cosa sta accadendo in questi giorni in Italia nel settore dell’elettronica, dove il posto di lavoro di 10 mila lavoratori è fortemente a rischio. La causa? Le grandi catene di negozi sono tutte o quasi in forte perdita: concordati preventivi e centinaia di licenziamenti si registrano in aziende famose e molto pubblicizzate come Mediaworld, Unieuro, Euronics e Trony. Tutte soccombenti  per la concorrenza di Amazon, unico brand per il quale, ormai, vale lo slogan “Non ci sono paragoni”.

La stampa americana, nel dare conto della vicenda, ricorda  che il mercato dei farmaci da banco generici negli Stati Uniti ha fatturato lo scorso anno 8,4 miliardi di dollari, con una crescita monstre del 31%, soprattutto se posta in relazione al mercato dei farmaci su ricetta, rimasto invece stabile.

Comprensibile  che le strategie sempre più aggressive di Amazon producano reazioni tra gli altri grandi protagonisti del settore, tutti impegnati in (costosi) tentativi di rafforzamento per contrastare la marcia di conquista del gigante di Bezos.

È già storia l’acquisto di 1932 farmacie di Rite Aid da parte di Walgreens Boots Alliance, avvenuta l’anno scorso, e lo diventerà probabilmente molto presto anche l’acquisizione del controllo di AmerisourceBergen, primo distributore farmaceutico USA.

Non è stata a guardare nemmeno l’altra grande catena di farmacie statunitense, CVS, che alla fine dello scorso anno ha inglobato la società di assicurazioni  sanitarie Aetna (operazione da quasi 70 miliardi) con la prospettiva di costituire un sistema integrato di servizi per la salute tra cliniche, farmacie e coperture assicurative.

L’ultima notizia di manovre per resistere all’offensiva Amazon e di appena un paio di giorni fa, e riguarda l’acquisto delle farmacie ancora rimaste a Rite Aid (circa 4350 diffuse in 38  Stati  nordamericani) da parte della catena di grocery Albertson, controllata dal private equity Cerberus Capital.

La concorrenza, insomma, non sta a guardare e si attrezza per ribattere colpo su colpo alle strategie sempre più aggressive di Amazon, che, riferisce Il Sole 24 ore, ieri ha toccato la sua quotazione massima in Borsa, toccando per la prima volta i 1.500 dollari ad azione e facendo registrare una crescita,  dal 1° gennaio a oggi, pari al 28%. Ma se tra gli analisti e gli stessi competitors c’è chi guarda alle manovre dell’azienda di Bezos come a una sorta di Attila che finirà per fare terra bruciata della concorrenza e spadroneggiare anche sul mercato dei farmaci, c’è chi – come Stefano Pessina, C&O di Walgreens, la vede in modo diverso: commentando le iniziative di Amazon in un’intervista di inizio febbraio a Il Sole 24 Ore, Pessina si è detto  convinto che  “Amazon potrebbe essere interessata a entrare nella sanità, ma non entrerà mai nella farmacia. È un settore troppo complesso è regolato. Bezos è un genio della tecnologia, ma non capisce di logistica. La sua logica è di entrare nelle case, nelle famiglie per potergli portare tutto. Ma non funzionerà perché le persone vogliono il contatto umano”.

Il pensiero  di Pessina, insomma, è che le persone non vogliono vivere solo e sempre a casa, ma vogliono avere una relazione sociale, uscire, passeggiare fra gli scaffali, provare il piacere di scoprire i prodotti da soli. Ecco perché, a giudizio del manager di WBA, a dispetto di tutte le “diavolerie” che Amazon siè inventato e potrà ancora inventare (come ad esempio Alexa, il sistema sviluppato per interagire con gli utenti “parlando” con loro a voce)  “non potrà avere una funzione sociale. Per un genio della tecnologia come Bezos può sembrare una cosa razionale, ma non funzionerà per almeno quattro generazioni e forse mai”.