Ufficio parlamentare bilancio, pubblicato rapporto sulla sanità

Roma, 9 dicembre – Qual è lo stato di salute della sanità italiana? Quella che emerge dal focus “Lo stato della sanità in Italia” alla vigilia del via libera al Patto per la salute 2019-2021, dal quale dipende lo sblocco di maggiori risorse per il Servizio sanitario nazionale (2 miliardi per il 2020 e 1,5 miliardi per il 2021), è una fotografia in chiaroscuro:  ad alcuni punti di forza si contrappongono infatti aspetti problematici che costituiscono questioni centrali anche del confronto finanziario e programmatico tra Governo e Regioni, che si rinnova dopo un lungo periodo di sospensione (l’ultimo Patto per la salute era infatti quello riferito agli anni 2014-16).

I nodi che emergono dal documento (qui il testo) sono quelli noti: le profonde differenze territoriali tra le diverse Regioni del Paese in termini di organizzazione dei servizi e di prestazioni, con il conseguente fenomeno della cosiddetta mobilità sanitaria; le differenze di salute correlate alle condizioni sociali; il nodo del personale, in particolare dovuto alle carenze di medici e infermieri; la ristrutturazione delle reti ospedaliere e territoriali, dove alla riduzione della quota di spesa per i servizi ospedalieri non è ancora seguito un sufficiente  potenziamento dei servizi territoriali; la crescita del settore privato, con una crescita della quota di spesa sostenuta direttamente dalle famiglie pari al 25,1% e la concessione di agevolazioni fiscali concesse alle misure di “welfare aziendale”, che favoriscono un sistema categoriale-corporativo alternativo al servizio pubblico, che si dispiega anche fuori dal campo dei servizi integrativi. Fenomeno, quest’ultimo, che se ulteriormente assecondato, in combinato disposto con la compressione del finanziamento del servizio pubblico potrebbe mettere in discussione l’universalità del sistema vigente, laddove il passaggio a un sistema sanitario mutualistico, o addirittura privatistico, potrebbe avere l’effetto di aumentare la spesa complessiva per la sanità, con pressioni anche su quella pubblica.

Ma l’Ufficio parlamentare di bilancio annovera tra le situazioni problematiche anche quelle relative all’innovazione farmaceutica e, segnatamente, alle conseguenze che ne discendono in termini di sostenibilità della spesa. A seguito della continua introduzione di costosi farmaci innovativi (per i quali il Governo ha vincolato un miliardo di finanziamenti annui), emerge  infatti in modo particolarmente evidente la questione del ruolo del progresso tecnico (ritenuto ormai il principale fattore di aumento della spesa) nella gestione dei sistemi sanitari. I prezzi dei nuovi medicinali non riflettono solo gli oneri della ricerca, ma spesso includono rendite monopolistiche molto elevate. In qualche misura questi oneri vengono coperti con il risparmio derivante dalla diffusione dei farmaci generici, meno costosi rispetto a quelli di marca, ma si rende anche necessaria una rigorosa governance del sistema.

Oltre alla necessità di far valere il peso degli Stati sul mercato dell’innovazione, affinché i prezzi non lievitino fino a diventare inaccessibili per i sistemi pubblici, e di valutare con attenzione il rapporto rischio-beneficio e costo-efficacia dei nuovi prodotti e tecnologie, il focue dell’Upb osserva che una visione di lungo periodo dovrebbe guardare al progresso tecnico, in tutte le aree della sanità, come a un’opportunità piuttosto che come a una minaccia per la sostenibilità del sistema.

 

♦ Upb – Focus “Lo stato della sanità in Italia”