UK, codici bianchi in farmacia per alleggerire i Pronto soccorso

Roma, 5 novembre – Ridurre l’affollamento del pronto soccorso con il contributo organico delle farmacie di comunità, dirottando su questi presidi i  pazienti con codici bianchi o con richieste meno urgenti, legate ad esempio alla necessità di avere le prescrizioni o un consulto.

Questo l’ obiettivo del Community pharmacy consultation service (in sigla Cpcs), il servizio che – dopo le sperimentazioni avviate con due progetti pilota fin dal 2016,  concluse con risultati più che soddisfacenti  – è stato avviato qualche giorno fa nel Regno Unito, a seguito di un accordo pluriennale stipulato tra il Nhs, il servizio sanitario inglese, e le farmacie territoriali.  A inizio ottobre, secondo quanto riferisce il Pharmaceutical Journal, a un solo un mese dall’apertura dei termini per registrarsi al Cpcs, si erano già iscritte al nuovo servizio del Nhs più di 2000 farmacie su 11.600.

Grazie al Cpcs, è già possibile in alcune città del Regno Unito che i cittadini affetti da malattie come influenza, febbre, raffreddore, diarrea, reazioni allergiche e costipazione, chiamando il 111 (il numero di emergenza inglese, NdR) vengano indirizzati verso le farmacie di comunità più vicine, decongestionando in questo modo l’eccesso di ricorsi al pronto soccorso che rappresentano un problema per la il Nhs, proprio come (tutto il mondo è Paese) per il nostro Ssn.

Secondo le stime rese note dalla  ministra della sanità inglese Jo Churchill (nella foto) per ottenere risultati significativi in termini di allentamento della pressione sui pronto soccorso, è necessario che almeno 4000 farmacie inglesi aderiscano al Cpcs: un obiettivo tutt’altro che fuori di portata, visto che, come già accennato, dopo solo mese dall’apertura dei termini di iscrizione più di duemila esercizi farmaceutici  hanno scelto di partecipare al nuovo servizio, anche in ragione della sua rilevanza “strategica” in termini di collocazione delle farmacie sullo scenario della salute.

Una rilevanza sintetizzata con efficacia da Alastair Buxton, responsabile dei servizi dell’Nhs all’interno del Pharmaceutical Services Negotiating Committee. “Questo servizio di consultazione sarà determinate nel cambiare la mentalità dei cittadini, portandoli a considerare le farmacie il primo punto d’appoggio sanitario” ha infatti affermato Buxton, spiegando con chiarezza le ragioni per cui è importante per le farmacie partecipare con convinzione al servizio.

Ma come funziona il Cpcs? La chiamata di un paziente non grave al 111 viene vagliata da un operatore qualificato che – valutata la situazione – può dirottarlo per una consultazione verso una farmacia di comunità, anziché indirizzarlo verso altre destinazioni (appuntamento medico urgente,  appuntamento fuori orario col medico di famiglia, pronto soccorso) che sarebbero sovradimensionate rispetto alle necessità espresse dal paziente in quel momento.

Il sistema è completamente informatizzato e gli stessi operatori del 111 hanno cura di comunicare alla farmacia l’arrivo del paziente, che dovrà essere accolto dal farmacista in uno spazio adeguato per svolgere un consulto. Il farmacista potrà, in ogni caso, anche avvalersi di una consulenza telefonica da parte del medico. Il servizio (dal quale sono esclusi i bambini al di sotto dei 2 anni) prevede un costo medio di 14 sterline, nel quale trova capienza il cmpenso riconosciuto al farmacista per una prestazione professionale capace di ridurre il ricorso a prestazioni Nhs che produrrebbero certamente costi maggiori.

Tra le reazioni dei farmacisti, merita di essere segnalata la riflessione di Nick Hunter, direttore del Comitato farmaceutico locale del Nottinghamshire, cheipotizzando un successo del Cpcs nel tempo di rilevanza tale da cambiare il comportamento dei pazienti – si chiede cosa accadrebbe nel momento in cui, anzichè dal passaggio preventivo attraverso il 111 e i medici, i cittadini decidessero di  recarsi direttamente alla farmacia della comunità. A quel punto, rileva Hunter, non ci sarebbe più “alcun punto di innesco per il pagamento” del servizio da parte del Nhs.

È una questione che a un certo punto andrà sollevata, osservata Hunter: “Dobbiamo essere consapevoli del fatto che tanto maggiore sarà il successo del Cpcs” spiega il farmacista “tanto più grande sarà il rischio che nel tempo i  pazienti andranno direttamente in farmacia”. Con quel che ne consegue in termini di cmensi: il Nhs non avrebbe infatti più alcuna ragione per corrispondere alla farmacia un fee per un servizio che non è sato richiesto dal sistena di sanità pubblica, ma frutto di una libera e autonoma scelta del paziente. Una specie di  corto circuito che non potrà essere preso  sottogamba, anche se è difficile individuare giuste contrarie, se non nella cornice di un totale ripensamento del rapporto tra farmacia e sistema di sanità pubblica.