Terapia domiciliare Covid, Tar Lazio sospende la nota Aifa

TAR LAZIO TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE

Roma, 8 marzo – Con l’ordinanza n. 1557/21,  Il Tar Lazio ha accolto l’istanza cautelare presentata dai medici del Comitato Cura domiciliare Covid-19 contro il ministero della Salute e l’Aifa  per una nota relativa al trattamento domiciliare dell’infezione da coronavirus Sars-CoV-2.

Per i casi lievi (e probabili), durante i primi giorni di malattia l’Aifa raccomandava infatti la sola “vigile attesa” in associazione a trattamenti sintomatici, ad esempio attraverso il paracetamolo. Veniva inoltre indicato il non utilizzo di tutti i farmaci impiegati ormai da mesi, a loro dire con successo, da molti medici di medicina generale. Una limitazione contro la quale il Comitato Cura domiciliare Covid-19 (presieduto dall’avvocato Erick Grimaldi, nella foto a sinistra) ha fatto ricorso, vedendolo accolto.

Il contenzioso risale all’inizio dello scorso dicembre,  quando l’Agenzia regolatoria nazionale rese disponibile sul proprio portale il documento Principi di gestione dei casi Covid-19 nel setting domiciliare, contenente le  raccomandazioni “sul trattamento farmacologico domiciliare dei casi lievi e una panoramica generale delle linee di indirizzo Aifa sulle principali categorie di farmaci utilizzabili in questo setting”. Per casi lievi, specifica l’Aifa, si intendono tutti i pazienti che presentano sintomi alla stregua di febbre (temperatura superiore ai 37° C), tosse, cefalea, dolori muscolari (mialgia), diarrea, e perdita dell’olfatto (anosmia) e gusto (ageusia) non altrimenti spiegabili. Si specifica che i pazienti non devono presentare alcun segno di difficoltà respiratorie (dispnea) disidratazione, alterazione dello stato di coscienza o sepsi. In questi casi, infatti, si sarebbe trattato di pazienti non lievi.

Fatta questa premessa, l’Aifa specifica che per tali pazienti “possono essere formulate le seguenti Raccomandazioni generali”: vigile attesa, trattamenti sintomatici (es. paracetamolo), idratazione e nutrizione appropriate; non modificare terapie croniche in atto; non utilizzare supplementi vitaminici o integratori alimentari; non somministrare farmaci mediante aerosol se in isolamento con altri conviventi, per il rischio di diffusione del virus. Un approccio “attendista”, quello dell’agenzia regolatoria, una sorta di “non protocollo” criticato da molti medici, alla luce dei successi terapeutici conseguiti  trattando subito i sintomi con farmaci adeguati e bloccando così la malattia prima dell’aggravarsi della situazione,  evitando quasi sempre il ricovero.

I giudici amministrativi del Lazio, nella valutazione sommaria propria della fase cautelare, hanno ritenuto fondato il ricorso dei medici del Comitato Cura domiciliare Covid-19, in relazione alla circostanza che i ricorrenti “fanno valere il proprio diritto/dovere, avente giuridica rilevanza sia in sede civile che penale, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza, e che non può essere compresso nell’ottica di una attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene sotto profili diversi, per i medici stessi”.

Da qui l’ordinanza di sospensione  con effetto immediato dell’efficacia del protocollo Aifa, rinviando la trattazione del merito al prossimo 20 luglio. Soddisfatto il commento  del comitato presieduto da Grimaldi, che ora chiede “che venga stabilito un protocollo nazionale di cure domiciliari e che venga rafforzata la medicina territoriale, anche attraverso la creazione in ogni Regione delle unità mediche pubbliche di diagnosi e cura domiciliare del Covid-19 (Usca) previste dalla legge nazionale ma istituite solo in alcune Regioni. La pandemia si affronta a casa prima che in ospedale“.

 

L’ordinanza del Tar Lazio n. 1557/2021