Tavolo distribuzione, sigle divise sui criteri dell’algoritmo

Roma, 18 maggio – Sifo da una parte e tutte le altre sigle dall’altra: è l’immagine che restituisce, plasticamente, la situazione del tavolo di filiera istituito alla scopo di elaborare un modello condiviso per  individuare, tra le opzioni disponibili (diretta, dpc e convenzionata), la modalità di distribuzione dei farmaci più appropriata per garantire ai cittadini il miglior accesso possibile alle terapie, con il duplice obiettivo di ridurre le disuguaglianze che oggi si realizzano tra le varie Regioni (e spesso tra le Asl di una stessa Regione) nella risposta assistenziale e di garantire in ogni caso la sostenibilità del sistema.

Un obiettivo che, alla vigilia della riunione del tavolo convocata per il prossimo 23 maggio, appare ancora molto lontano, almeno a giudicare dagli esiti del pre-incontro che le sigle di filiera (Sifo esclusa) hanno tenuto a Roma l’altro ieri per una riflessione congiunta sul cosiddetto “algoritmo Cavaliere” (dal nome del presidente di Sifo Lazio, Arturo Cavaliere, che ha concorso alla sua elaborazione).

Il modello di calcolo, sviluppato sulla base di una serie piuttosto estesa di parametri, si propone come è noto di essere uno strumento condiviso da mettere a disposizione delle Regioni per valutare, in ogni situazione, quale sia la modalità distributiva più conveniente (tra diretta, Dpc e convenziona) in termini di economia, efficacia, efficienza per soddisfare ai meglio i bisogni assistenziali dei cittadini.

Come già riferito dal nostro giornale nei giorni scorsi, una prima versione dell’algoritmo Cavaliere, discussa nel gennaio scorso, aveva suscitato non poche perplessità e critiche, soprattutto in relazione ai parametri utilizzati, ritenuti decisamente asimmetrici: all’eccesso di considerazione riservato a quelli “fissi” (come ad esempio prezzo al pubblico, sconti di legge, prezzo di gara, compenso alle farmacie per la dpc eccetera) si opponeva infatti – a giudizio delle altre sigle di filiera e di Cittadinanzattiva, che partecipa al tavolo in rappresentanza dei cittadini – la scarsa o nulla attenzione riservata ad altri parametri, come l’incidenza reale dei costi fissi sottesi alla distribuzione diretta e quella ancora più rilevante dei suoi costi sociali, in termini di oneri  a carico del cittadino, in particolare per raggiungere i centri di distribuzione pubblica per ritirare i farmaci, spendendo non solo soldi ma anche tempo, con inevitabili ricadute anche sulla produttività e sulla qualità di vita.

Di fronte alla levata di scudi, Sifo precisò che l’algoritmo presentato era un semplice work in progress, una bozza di lavoro ancora da mettere a punto, anche sulla base delle indicazioni e dei rilievi delle altre sigle di categoria, con l’introduzione di opportune modifiche e, in particolare, di integrazioni dei parametri relativi all’incidenza dei costi fissi per la distribuzione diretta e dei costi sociali.

Ma anche la seconda bozza del modello di calcolo, ancorché integrata inserendo i costi gestionali della distribuzione diretta (personale, immobilizzo delle scorte, ammortamenti, uso di macchinari, software eccetera) e i costi sociali a carico del paziente (distanza media per raggiungere il centro pubblico di distribuzione del farmaco, costo chilometrico medio, tempo medio necessario per l’accesso al farmaco, numero di consegne al mese, condizioni economiche dell’assistito e via di seguito),  non è riuscita a fugare i dubbi  delle altre sigle, come è emerso nel già ricordato incontro tenutosi l’altro ieri a Roma.   A dare voce alle critiche è stato, tra gli altri, il presidente di Federfarma Servizi Antonello Mironein un’intervista pubblicata oggi da farmacista33.it.

A non convincere (ragionando sulla seconda bozza dell’algoritmo) continuano a essere le basi di calcolo, rispetto alle quali viene sostanzialmente ripresa la critica di fondo avanzata da Tonino Aceti di Cittadinanzattiva. Il quale, ragionando sui costi sociali e partendo dalla realtà delle profonde differenze che esistono tra Regione e Regione e all’interno degli stessi territori regionali, contestava la scelta di utilizzare “valori medi” per elaborare lo strumento di calcolo:  “Difficilmente, una media riesce a essere appropriata per realtà e zone di una stessa regione profondamente diverse una dall’altra e il rischio è di sfavorire gli abitanti delle aree interne, già svantaggiate, poco servite da mezzi pubblici, con una rete stradale insufficiente e una orografia complessa” aveva detto Aceti, suggerendo – per ovviare alle criticità che si sviluppano dal calcolo della media – di “applicare il modello almeno su base provinciale, anziché regionale, o di prevedere un sistema in grado di attribuire agli indicatori pesi diversi a seconda delle caratteristiche delle aree su cui dovrà essere applicato”.

Un rilievo di metodo, dunque,  che (per ricondurre le cose al loro significato) di fatto critica in radice l’elaborazione dell’algoritmo. Mirone lo esplicita ulteriormente: “I numeri non tornano perché non si può considerare una distanza media tra il cittadino e la Asl che dispensa farmaci tra i 5 e il 6 km quando, per le specificità oro-geografiche di molti territori, ci sono pazienti che distano 40-50 km dalla farmacia della Asl” ha dichiarato infatti il presidente di Federfarma Servizi. “La differenza tra chi ha il servizio sotto casa e chi deve percorre lunghe distanze è accedere al farmaco o non accedere”. Il criterio di “media”, insomma, poco si presta alla necessità di tenere conto della complessità ed estrema varietà delle situazioni. Il problema di fondo è che senza il passaggio elementare della definizione  di valori medi, elaborare un algoritmo diventa un’impresa estremamente più complicata.

“Arriveremo al 23 maggio con molti quesiti e dubito che in quella sede si arriverà a una firma, ci riserviamo di far fare una valutazione tecnica da parte di esperti” conclude Mirone, confermando che la strada del tavolo di filiera si trova davanti a una salita particolarmente ripida. E anche se Sifo, alla riunione del 23, estraesse dal cappello a cilindro una versione ulteriormente aggiornata dell’algoritmo, come ha lasciato ampiamente  intendere qualche giorno fa lo stesso Cavaliere in un’intervista al nostro giornale, servirà ulteriore tempo a tutte le altre sigle della filiera (da Federfarma a Famacieunite, passando per Assofarm e la stessa Federfarma Servizi) per “fare le pulci” alla proposta finale. Sulla quale, come evidenziato da Mirone, “si gioca il futuro della farmacia territoriale e della farmacia ospedaliera” . E nessuno, è il pensiero sottinteso, pensa di puntare una sola fiches senza aver prima fatto tutte le considerazioni e i calcoli del caso.