Tavolo Sifo diretta/Dpc, la bozza di documento all’esame della filiera

Roma, 23 marzo – A che punto è il tavolo tecnico della filiera, nato su iniziativa della Sifo con l’obiettivo di definire una metodologia di valenza generale utile agli organi regionali per selezionare la modalità distributiva del farmaco in ambito Ssn? Dopo gli esiti interlocutori di quello che, il 16 gennaio scorso, avrebbe dovuto essere l’incontro conclusivo del gruppo di lavoro, istituito più di un anno fa sotto il coordinamento del prof. Giuseppe Turchetti, docente di Economia e management della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, i partecipanti all’iniziativa avevano condiviso la decisione di procedere a un’ulteriore messa a punto della bozza di documento elaborata nel corso del lavoro fin lì svolto. L’intesa era che ciascuna sigla avanzasse le sue osservazioni e le sue proposte di “aggiustamento” alla bozza, con la prospettiva di arrivare nel giro di un mese a un nuovo incontro, auspicabilmente più stringente sotto il profilo degli esiti.

Da allora l’iniziativa è rimasta sotto traccia, anche se il lavoro del tavolo è ovviamente proseguito. Già lo scorso 16 febbraio, ad esempio, a un mese esatto dall’incontro del 16 gennaio cui si è fatto cenno, la presidente della Sifo Simona Serao Creazzola, presidente della Sifo, la società promotrice del tavolo, ha trasmesso un’importante nota a tutte le sigle della filiera che partecipano all’iniziativa (le ricordiamo: Fofi, Federfarma, Assofarm, Farmacieunite, Adf, Federfarma Servizi, Assoram, Sifo, Sinafo, integrate dalla presenza di Tonino Aceti in rappresentanza di Cittadinanzattiva e, ovviamente, del prof. Turchetti).

Nessuna nuova convocazione del tavolo, da parte della presidente di Sifo, ma la trasmissione di una nuova bozza del documento finalizzato a definire una metodologia di valenza generale che possa essere utile ai servizi sanitari regionali per selezionare la modalità distributiva dei farmaci più appropriata, sulla base di due indicatori fondamentali, l’economicità del processo distributivo e l’equità nell’accesso ai farmaci.

La versione del documento inviata alle sigle di filiera con la richiesta di osservazioni è frutto di una revisione del prof. Turchetti, elaborata sulla base delle prime indicazioni emerse dopo la seduta del tavolo del 16 gennaio.

L’obiettivo  del modello elaborato dal tavolo di filiera è quello, dichiarato in partenza, di fornire alle amministrazioni regionali uno strumento utile per supportare la scelta della soluzione distributiva dei farmaci A-Pht, comparando sia i costi di gestione dell’acquisto, stoccaggio, distribuzione e dispensazione (considerando anche i regimi di rimborso), sia i costi riconducibili all’accesso ai farmaci.

La proposta  – nell’ottica di  favorire un’assistenza farmaceutica omogenea ed equa su tutto il territorio nazionale – è quella di definire i criteri scientifici (come ad esempio complessità diagnostica, criticità terapeutica della patologia con conseguenti necessità di controlli ricorrenti, somministrazione di farmaci di abuso, farmaci sotto monitoraggio intensivo Aifa) che le Regioni potranno utilizzare per individuare i farmaci del Pht che, a priori, debbono essere erogati in distribuzione diretta. Una volta definita a livello nazionale la lista dei farmaci della distribuzione diretta (incombenza da affidare ad Aifa e/o Conferenza Stato-Regioni), si potrà procedere alla scelta del canale distributivo per tutti gli altri farmaci.

Al riguardo, il modello elaborato dal tavolo Sifo è stato definito, come già brevemente accennato, sulle due dimensioni dell’appropriatezza, ovvero l’economicità e l’equità. Per la prima,  sono state considerate due voci, il prezzo del farmaco in Dd, Dpc e convenzionata e i costi di gestione del farmaco lungo tutto il processo nei diversi modelli distributivi, con l’elaborazione di un modello che permette di determinare i costi della Dd, della Dpc e della convenzionata di un determinato farmaco, consentendo così di valutare le differenze di costo tra le diverse tipologie di distribuzione.

La bozza elaborata dal tavolo di filiera, per individuare i costi di gestione del farmaco durante tutto il processo distributivo, considera tutti gli oneri (personale coinvolto, costo dello spazio occupato in magazzino, costo unitario dei macchinari, costo di immobilizzazione delle scorte, costo del trasporto, costo dei software gestionali), determinandone il costo attraverso criteri precisi, che il documento illustra in dettaglio.

Attraverso il modello proposto, tradotto in formato Excel, è possibile calcolare automaticamente il costo della Dd e della Dpc rispetto al costo della distribuzione convenzionata, considerando tutte le variabili in gioco: tipologia del farmaco, branded o equivalente; prezzo al pubblico iva inclusa; prezzo di gara (se bandita) iva inclusa; costo regionale della Dpc, payback del 5% (se dovuto), numero di confezioni presunte da erogare nell’anno.

Ma il modello rende anche possibile calcolare il costo di gestione del farmaco lungo tutto il processo distributivo nei diversi modelli. E al riguardo, in considerazione del fatto che la determinazione dei costi di gestione della Dd per singolo farmaco potrebbe essere un’operazione assai complessa per il servizio sanitario regionale. il documento avanza la suggestione che – per una più facile determinazione dei costi di gestione – potrebbe essere valutato il costo di gestione per classi terapeutiche, invece del singolo farmaco, nodificando di conseguenza i valori corrispondenti in forma più aggregata.

Il documento cerca anche di quantificare da un punto di vista economico la dimensione dell’equità di accesso, considerando tutte le variabili coinvolte: distanza media in km del paziente dal punto di accesso al farmaco (ospedale, punto di distribuzione diretta, farmacia), costo medio a km, tempo necessario (in ore) per accedere al farmaco, tempo medio (in minuti) dedicato al paziente per l’erogazione del farmaco, tempo (in minuti) di attesa in coda; numero medio di volte che il farmaco viene preso in farmacia in un mese (esclusa la prima volta). Il costo ottenuto considerando le voci appena elencate, precisa il documento, va inteso come la somma dei costi diretti di tipo non sanitario sostenuti dal paziente e dei costi indiretti, in termini di perdita di produttività. In questo senso, il modello misura dunque l’equità di accesso in termini di costi diretti non sanitari e costi indiretti, provando in questo modo a rispondere alla precisa e forte sollecitazione in questa direzione arrivata nell’incontro del 16 gennaio dal rappresentante di Cittadinanzattiva.

La bozza di documento alla valutazione delle sigle di filiera afferma anche con chiarezza che l’obiettivo di “definire una metodologia di valenza generale utile agli organi regionali per selezionare la modalità distributiva del farmaco” è stato perseguito nella consapevolezza “che non necessariamente esiste un modello che è preferibile sempre e in ogni contesto regionale”.

La convinzione è comunque quella che, in un panorama variegato e composito come quello italiano, il modello proposto – se utilizzato da tutte le Regioni – consenta di perseguire due obiettivi: un’omogeneità nella metodologia di valutazione adottata dalle diverse Regioni e la contestualizzazione della valutazione alle specificità regionali, attraverso l’inserimento tra le variabili del modello di valori propri e (appunto) specifici di una singola Regione (come ad esempio costi, servizi pubblici eccetera).

E proprio sull’elemento  della “contestualizzazione” si conclude il documento elaborato dal tavolo di filiera, evidenziando che le specificità regionali, a parità di metodologia utilizzata, potrebbero portare “a indicare come più appropriato  in un contesto regionale un modello distributivo e in un altro contesto regionale un altro modello distributivo”.

Resta ora da vedere quali e quante saranno le osservazioni delle sigle di filiera sul documento e i suoi allegati, e quali e quanti potranno essere gli (eventuali) aggiustamenti che, sulla base di esse, saranno apportati al testo. Il tavolo, insomma, ha ancora un pezzo di strada da fare e, con ogni probabilità, è quello decisivo.