Tavolo distribuzione Sifo, il 23 maggio il confronto finale

Roma, 15 maggio – Giorni decisivi (forse) per il tavolo promosso dalla Sifo e “partecipato” da tutte le sigle della filiera  (Fofi, Federfarma, Assofarm, Farmacieunite, Adf, Federfarma Servizi, Assoram, Sifo, Sinafo, con la partecipazione di Cittadinanzattiva), allo scopo di individuare un modello condiviso per  individuare, tra le opzioni disponibili (diretta, dpc e convenzionata), la modalità di distribuzione dei farmaci più appropriata per garantire ai cittadini il miglior accesso possibile alle terapie, con il duplice obiettivo di ridurre le disuguaglianze che oggi si realizzano tra le varie Regioni (e spesso tra le Asl di una stessa Regione) nella risposta assistenziale e di garantire in ogni caso la sostenibilità del sistema.

Tra poco più di una settimana (la riunione è programmata per il 23 maggio), le sigle della filiera si incontreranno infatti per discutere la nuova versione di quello che tra gli addetti ai lavori è ormai noto come “algoritmo Cavaliere”, dal nome del segretario regionale del Lazio della Sifo che ne ha predisposto la struttura, elaborata anche sulla base del lavoro analitico e istruttorio commissionato da Sifo a Giuseppe Turchetti, economista della Scuola Sant’Anna di Pisa.

In buona sostanza, si tratta di un modello di calcolo che – sulla base di una serie piuttosto estesa di parametri – dovrebbe consentire di valutare, Regione per Regione (ma anche Asl per Asl) quale sia, tra diretta, dpc e convenzionata,  la modalità distributiva dei farmaci più conveniente in termini di economia, efficacia, efficienza e soddisfazione dei bisogni assistenziali dei pazienti.

Una prima versione dell’algoritmo Cavaliere, discussa nel gennaio scorso, aveva suscitato non poche perplessità e proteste, soprattutto in relazione ai parametri utilizzati, ritenuti decisamente asimmetrici: all’eccesso di considerazione riservato a quelli “fissi” (come ad esempio prezzo al pubblico, sconti di legge, prezzo di gara, compenso alle farmacie per la dpc eccetera) si opponeva infatti – a giudizio delle altre sigle di filiera – la scarsa o nulla attenzione riservata ad altri parametri, come l’incidenza reale dei costi fissi sottesi alla distribuzione diretta e quella ancora più rilevante dei suoi costi sociali, in termini di oneri  a carico del cittadino, in particolare per raggiungere i centri di distribuzione pubblica per ritirare i farmaci, spendendo non solo soldi ma anche tempo, con inevitabili ricadute anche sulla produttività e sulla qualità di vita.

Un’asimmetria che, inevitabilmente, faceva sì che l’applicazione dell’algoritmo producesse sempre e comunque, in tutte le simulazioni effettuate, un unico risultato: certificare la convenienza della distribuzione diretta sulle altre modalità, con la sola eccezione dei farmaci di prezzo inferiore ai 20 euro, per i quali risultava più conveniente la convenzionata.

Per evitare il rischio di una ingloriosa chiusura del tavolo, Sifo si premurò di chiarire che l’algoritmo presentato era un semplice work in progress, una bozza di lavoro ancora da integrare  intervenendo  – anche sulla scorta delle indicazioni degli altri partecipanti al tavolo, inclusa Cittadinanza, estremamente determinata nel “pretendere” una realistica misurazione del costo di accesso al farmaco e dei disagi dei cittadini, ritenendolo un elemento imprescindibile per definire un modello corretto, equo ed efficace di distribuzione pubblica del farmaco – sui parametri relativi all’incidenza dei costi fissi per la distribuzione diretta e dei costi sociali.

Il modello riveduto e corretto dell’algoritmo Cavaliere, con una più adeguata valutazione, secondo quanto asserisce Sifo, dei costi gestionali della distribuzione diretta (con la considerazione di voci come personale, immobilizzo delle scorte, ammortamenti, uso di macchinari, software eccetera) e soprattutto dei costi sociali a carico del paziente  (distanza media per raggiungere il centro pubblico di distribuzione del farmaco, costo chilometrico medio, tempo medio necessario per l’accesso al farmaco, numero di consegne al mese, condizioni economiche dell’assistito e via di seguito), sarà appunto al centro delle valutazioni del tavolo di filiera il prossimo 23 maggio, seduta che potrebbe essere decisiva per sapere se un modello di confronto tra distribuzione diretta, dpc e convenzionata condiviso da tutta la filiera, da mettere a disposizione delle Regioni per selezionare il più appropriato canale distributivo per i farmaci del Pht  può avere un futuro, oppure no.

Aceti (TdM): “Tavolo distribuzione,

l’algoritmo Sifo va ancora rivisto”

Roma, 15 maggio – Con una tempistica certamente non casuale, al tema del tavolo Sifo sulle modalità di distribuzione del farmaco dedica ampio spazio la newsletter di Federfarma Servizi F-on line, che ha appena pubblicato una lunga intervista a  Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva (nella foto).

Pur apprezzando l’intento del lavoro condotto dal tavolo Sifo, che a suo giudizio va nella giusta direzione di “mettere a punto uno strumento che cerchi di superare la discrezionalità della politica regionale e di ancorare la scelta a evidenze”, Aceti insiste sulla necessità di approfondire  alcune questioni di indubbia rilevanza. La prima riguarda la giusta considerazione da riservare alle specificità territoriali che caratterizzano il Paese, che presenta non solo un diverso grado di presenza di servizi, ma anche caratteristiche epidemiologiche e sociali molto diverse e questo anche all’interno di una stessa unità amministrativa, che sia la Regione o l’Asl.

In questa situazione, spiega Aceti a F-on line, “spicca il problema della gestione delle aree interne, più disagiate, distanti da grandi centri di agglomerazione e di servizio, talvolta con una maggiore presenza di anziani. Aree che, per altro, rappresentano una fetta non indifferente del Paese, con il 60% della superficie territoriale, il 22% della popolazione e il 52% dei Comuni. Quello che vorremmo sottolineare è che un modello di definizione del canale distributivo del farmaco non può prescindere dalla valutazione di questi elementi e, anzi, dovrebbe essere in grado di cogliere, adattarsi e dare risposta alle diversità e soprattutto alle fragilità di certi territori».

Cosa, sostiene Aceti, che l’algoritmo Sifo non sembra in grado di garantire: “L’algoritmo, che lavora su base regionale, prende a riferimento per ogni item o voce messa a sistema – come per esempio la distanza tra domicilio del paziente e farmacia o centro di distribuzione ospedaliero – un valore medio” spiega al riguardo Aceti. “Il punto è che, difficilmente, una media riesce a essere appropriata per realtà e zone di una stessa regione profondamente diverse una dall’altra e il rischio è di sfavorire gli abitanti delle aree interne, già svantaggiate, poco servite da mezzi pubblici, con una rete stradale insufficiente e una orografia complessa. Riteniamo, quindi, che lo strumento meriti di essere approfondito e irrobustito su questo aspetto. Da parte nostra, per ovviare a criticità che si sviluppano dal calcolo della media, proponiamo di applicare il modello almeno su base provinciale, anziché regionale, o di prevedere un sistema in grado di attribuire agli indicatori pesi diversi a seconda delle caratteristiche delle aree su cui dovrà essere applicato”.
Non bastasse, Aceti alza e amplia ancora il tiro, suggerendo che il lavoro del tavolo prenda in considerazione anche altri fattori che possono contribuire a ridurre le disuguaglianze nell’accessibilità al farmaco, quali per esempio l’età media della popolazione, lo stato di salute, il Pil pro capite, il tasso di rinuncia alle cure. “Si tratta di dimensioni che, a nostro parere, devono entrare nell’analisi e che devono essere valutate, in quanto proprio su questi punti la modalità di distribuzione può fare la differenza” afferma Aceti, che entra nel dettaglio facendo riferimento, ad esempio, agli orari e giorni settimanali di apertura del punto di distribuzione del farmaco. “Orari di apertura poco estesi, incompatibili e incoerenti con il ritmo normale delle persone e della vita lavorativa, hanno un grande impatto sulla vita dei pazienti e dei caregiver e sulla cura” spiega il coordinatore del TdM. “Il livello di accessibilità e qualità del servizio offerto al cittadino conta e deve entrare in un sistema di valutazione del canale distributivo”.

Aceti muove anche un rilievo più generale all’architettura dell’algoritmo: “Non abbiamo trovato un riferimento chiaro ed esplicito al peso che l’algoritmo attribuisce alle due dimensioni attorno cui si sviluppa, dell’economicità del processo e dell’equità dell’accesso, né sono indicati i rispettivi range di accettabilità entro i quali i due valori si muovono” afferma il rappresentante di Cittadinanzattiva. “Ci auguriamo che l’equità dell’accesso concorra almeno con pari dignità, se non di più, nella valutazione del modello di distribuzione da applicare e non possiamo che ribadire, dal nostro punto di vista, che per l’ente o l’istituzione che dovrà utilizzare l’algoritmo questi aspetti siano imprescindibili. Altrimenti, il Servizio sanitario nazionale manca una delle sue missioni principali. Non dimentichiamoci che il nostro è un sistema pubblico e universalistico: per il Ssn guardare alle esigenze appropriate dei cittadini non è un fatto opzionale, ma un elemento fondante”.

Altri fattori che Aceti chiama in causa sono la possibilità di estendere il modello, considerando altre voci come il livello di soddisfazione dell’assistito e della qualità percepita del servizio ricevuto, terreni sui quali il coordinatore del TdM ha buon gioco per rivendicare uno spazio importante per le associazioni dei cittadini e dei pazienti.

“Apprezziamo il fatto che si condivida che la valutazione del servizio sanitario debba essere svolta dalle associazioni di cittadini e pazienti” afferma infatti Aceti al riguardo “ma crediamo che il loro ruolo non debba esaurirsi nella fase di monitoraggio, ma, anzi, siamo convinti che pazienti e cittadini debbano essere attori nella fase di riflessione e di rivalutazione del modello, così come nei successivi momenti decisionali e di definizione delle politiche, che vanno impostate proprio anche sulla base dei dati prodotti da un sistema di valutazione”.
L’osservazione finale è riservata alle modalità di applicazione del modello: “Una volta elaborato l’algoritmo, con il contributo e l’accordo di tutti, riteniamo necessaria, prima di una sua applicazione e messa a sistema, una fase di sperimentazione e di simulazione nei vari territori, dal nord al sud, dalle città metropolitane alle zone periferiche, fino alle aree più complesse e disagiate” propone Aceti. “Questo per avere una rilevazione e valutazione degli impatti realmente prodotti nelle varie situazioni, delle criticità e punti di forza che potranno emergere a seconda delle peculiarità dei territori. Sulla base di dati certi ed evidenze, si potrà avviare un ragionamento per capire eventuali correttivi e valutare se e in che modo portare lo strumento a sistema”.

Cavaliere (Sifo): “Valutazioni sull’algoritmo?

Sarà bene farle sul documento conclusivo”

Roma, 15 maggio  – “Se può servire a qualcosa, voglio tranquillizzare tutti coloro che ancora nutrono dubbi al riguardo: il 23 maggio, nella seduta del tavolo di filiera sulla distribuzione farmaceutica, verrà presentato il documento finale del modello di calcolo che la Sifo, facendo tesoro delle molte richieste pervenute da tutte le altre sigle della filiera e da Cittadinanzattiva, ha predisposto per arrivare a una modalità condivisa,  sviluppata sulla base di criteri scientifici,  che renda possibile alle Regioni e alle singole Asl la scelta della forma di distribuzione dei farmaci più conveniente in termini di economia, efficacia, efficienza e soddisfazione dei bisogni assistenziali dei cittadini”.

Così Arturo Cavaliere (nella foto), direttore della Uoc Farmacia aziendale della Asl Viterbo e segretario regionale di Sifo per il Lazio, risponde alle molte perplessità e critiche sollevate dal coordinatore del Tribunale dei diritti del malato Tonino Aceti.

“Nel lavoro che verrà presentato nel corso del prossimo incontro” spiega Cavaliere al nostro giornale “ci saranno tutti quei parametri  dei quali Aceti e altri hanno lamentato la mancanza, in particolare quelli sui costi diretti e indiretti della distribuzione diretta e i costi sociali per il cittadino, che saranno parte integrante dell’algoritmo e che sono stati elaborati, come peraltro Sifo aveva previsto fin dall’inizio, portando a sintesi tutte le necessità rappresentate dai vari partecipanti al tavolo tecnico”.

Per Cavaliere, dunque,  ogni valutazione di merito andrà operata soltanto di fronte al documento conclusivo, superando gli equivoci che – evidentemente – ancora perdurano a seguito della presentazione della prima bozza di lavoro dell’ormai lontano gennaio scorso. “Quel primo documento era necessariamente parziale” spiega ancora Cavaliere “come peraltro ci eravamo subito premurati di chiarire, spiegando anche che nella metodologia iniziale Sifo aveva già considerato la necessità di individuare tutte le voci necessarie per costruire, su basi scientifiche, un modello condiviso di strumento di valutazione da proporre ai decisori pubblici al fine di contribuire a scelte consapevoli nell’adozione della modalità distributiva dei farmaci più adeguata per  soddisfare, a seconda dei contesti e delle circostanze, un’equa soddisfazione dei bisogni assistenziali nel rispetto dei criteri di economicità, efficacia ed efficienza“.

“L’algoritmo, in questi mesi, è stato definito considerando ogni aspetto e proprio perché elaborato  su basi scientifiche e dunque per definizione inoppugnabili” afferma il segretario regionale di Sifo “è a mio giudizio l’unico strumento sul quale le diverse sigle della filiera possono raggiungere una posizione comune e condivisa sul corretto approccio da adottare nella scelta delle migliori modalità distributive, situazione per situazione”.

“Al riguardo, bisogna anche essere estremamente realisti” conclude Cavaliere. “Sono convinto che abbandonare la strada di una proposta condivisa della filiera sul tema della scelta di questo o quel modello di distribuzione non porti da nessuna parte. Qualunque proposta di parte sarebbe infatti inevitabilmente destinata a non trovare udienza tra i decisori politici. Le uniche chance di successo sono quelle di un lavoro presentato dall’intera filiera ed elaborato sulla base di evidenza scientifica. Anche per questo confido che tutte le sigle che siedono al tavolo, compresa Cittadinanzattiva, nel prossimo incontro avranno un approccio costruttivo, responsabile ed orientato al risultato sull’ultima versione della proposta che è stata elaborata con il contributo di tutti e che sarà illustrata in ogni suo dettaglio il 23 maggio”.