Tariffa, Codacons e Articolo 32 impugnano il decreto davanti al Tar

Roma, 12 gennaio – Lo avevano minacciato fin da subito (cfr. RIFday del 13 dicembre scorso) e lo hanno fatto: due associazioni di consumatori, Codacons e Articolo 32, hanno opposto ricorso al Tar Lazio chiedendo l’annullamento del decreto ministeriale che ha aggiornato dopo un quarto di secolo la tariffa dei medicinali, entrato in vigore lo scorso 9 novembre.

Nel mirino delle due sigle consumeriste, in particolare, c’è l’aumento del supplemento richiesto per l’acquisto in orario notturno dei farmaci nelle farmacie (passato da 3,87  a 7,50 euro), ritenuto sproporzionato,  nonché privo di indicazioni sui criteri di scelta e tale da violare il carattere pubblicistico del servizio farmaceutico e da creare “disparità tra gli utenti che ricorrono a parafarmacie e Gdo, cui non è richiesto il pagamento dei diritti addizionali rispetto a chi si rivolge alle farmacie”.

Ad annunciare  l’iniziativa è un comunicato stampa congiunto delle due associazioni, che esordisce defininendo il decreto “un provvedimento del tutto sbagliato e lesivo dei diritti dei consumatori e non tiene conto dell’aumento dei profitti per i farmacisti negli ultimi anni e dell’incremento del consumo di farmaci da parte dei cittadini“.

Il comunicato passa quindi a illustrare in modo circostanziato le quattro principali motivazioni del ricorso. La prima è l’eccesso di potere per difetto di motivazione e la violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalità e un difetto di istruttoria. A giudizio delle associazioni, infatti, “il decreto impugnato giustifica l’aumento dei diritti addizionali sulla base dell’aumento del costo del lavoro notturno. Tuttavia, tale aumento dei diritti addizionali, non è giustificato in quanto non appare proporzionato all’aumento degli onorari professionali del farmacista. Infatti, se si guarda al contratto collettivo nazionale di lavoro dei dipendenti da farmacia privata del 26maggio2009 e il successivo accordo di rinnovo del 14 novembre 2011 il servizio a battenti chiusi viene retribuito con la sola maggiorazione del 16% per le prime 8 ore di lavoro e con la retribuzione oraria più la maggiorazione del 10% per le restanti ore… per cui è evidente come il costo del lavoro notturno non sia proporzionato rispetto all’aumento del diritto addizionale per ogni singolo utente di ben € 7,50 per le farmacie urbane e rurali non sussidiate e, addirittura, di € 10,00per le farmacie rurali sussidiate”.

“Da qui – osservano Codacons e Articolo 32  – emerge anche un palese difetto di istruttoria circa le modalità con cui sono stati determinati gli aumenti de quo, raddoppiati automaticamente senza alcun criterio. Inoltre la giustificazione dell’aumento dei diritti addizionali in ragione dell’aumento del costo del lavoro notturno non appare giustificata se si considera che in base all’art. 9 i diritti addizionali di cui ai commi 1 e 2 non sono dovuti quando la farmacia effettua servizio a ‘battenti aperti’, ancorché con modalità che escludono, per misura di sicurezza, il normale accesso ai locali”.

La seconda  ragione dell’opposizione al decreto sono i difetti di motivazione e di istruttoria, l’eccesso di potere per violazione del principio di trasparenza e l’asserita irragionevolezza. Profili, secondo i ricorrenti, sostanziati dall’aver aumentato  gli importi “raddoppiandoli in modo automatico, senza indicare i criteri che hanno guidato tale scelta. Poiché un ordinamento tariffario dovrebbe essere trasparente e basato su criteri predefiniti, finalizzato a promuovere la concorrenza e la tutela dei consumatori e utenti, è evidente che il provvedimento in esame risulti censurabile, in quanto ha una motivazione insufficiente e priva pertanto il privato della legittima aspettativa a conoscere il contenuto e le ragioni giustificative del provvedimento che va ad incidere sulla sua sfera di interessi”.

La terza motivazione della richiesta di annullamento del decreto è la violazione e falsa applicazione degli articoli 32 e 41 della Costituzione e dei principi di libera concorrenza e, ancora, l’eccesso di potere per violazione del principio di ragionevolezza. Codacons e Articolo 32 sostengono al riguardo che  “il carattere pubblicistico del servizio farmaceutico (…) non può essere contestato in quanto ha come base primaria e come obiettivo principale la tutela del diritto alla salute, il quale deve prevalere rispetto a interessi economici”. Le due sigle dei consumatori affermano che, al contrario, il decreto comporta “una palese violazione dell’articolo 32 della Costituzione, sacrificando il diritto sancito ai meri interessi economici del farmacista. Nel caso di specie, invece, gli interessi economici, attraverso il decreto del 22 settembre 2017, vengono messi al di sopra del diritto alla salute di milioni di persone che viene intollerabilmente compromesso dall’aumento sproporzionato del prezzo dei medicinali acquistati durante l’orario notturno».

Quarta e ultima “gamba” del ricorso è la presunta violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della Costituzione, con disparità di trattamento, compromissione della libertà di scelta e ancora una volta  eccesso di potere per violazione del principio d ragionevolezza. La nuova tariffa, a giudizio di Articolo 32 e Codacons,  produrrebbe infatti  “una disparità di trattamento tra consumatori e utenti che ricorrono per la spesa farmaceutica alle parafarmacie e alla Gdo, cui non è richiesto il pagamento dei diritti addizionali, rispetto a quelli che, anche per ragioni di prossimità, sono costretti a rivolgersi alle tradizionali farmacie, che devono, invece, sottostare a questo nuovo balzello”.