Tar Emilia, no alla sospensiva sui tamponi chiesta dai biologi

Roma, 11 febbraio  – Farmacisti 2, biologi 0. Dopo aver respinto, il 12 gennaio scorso, la richiesta di misure cautelari urgenti avanzata dall’Ordine nazionale dei biologi  contro l’accordo tra la Regione Emilia Romagna e le associazioni di categoria delle farmacie convenzionate avente ad oggetto l’esecuzione di tamponi antigenici rapidi in farmacia, ritenendo che non vi fossero elementi di gravità e urgenza tali da non consentire  di aspettare la prima camera di consiglio utile, il Tar emiliano ha valutato il 9 febbraio l’istanza di sospensiva. E, anche questa volta, la richiesta dei biologi ha dovuto incassare una secca sconfitta: i giudici amministrativi di Bologna hanno infatti ritenuto che i presupposti di sospensione non fossero sufficientemente supportati in diritto e che, in ogni caso,  agli interessi delle parti coinvolte nella vicenda deve essere anteposto l’interesse legato alla massima flessibilità e funzionalità organizzativa.

Gli sfracelli minacciati dal presidente dell’Ordine nazionale dei Biologi Vincenzo D’Anna, dunque, si infrangono ancora una volta sul muro delle valutazioni di legge, e prima ancora, su quello del semplice buon senso. Sui giudici amministrativi emiliani non hanno evidentemente fatto breccia né le argomentazioni degli avvocati dell’Ordine dei Biologi, né il ricco campionario di pubbliche dichiarazioni del presidente nazionale  D’Anna, tanto colorite da rasentare e talvolta superare i limiti franchi dell’offesa nei confronti degli amministratori regionali e dei farmacisti, ritenuti complici di aver stretto accordi liquidati come “un’approssimazione votata alla mercificazione di attività sanitarie delicate” e in ogni caso “lesivi dei legittimi interessi della categoria dei biologi”, fatti solo per elargire “un favore, dopo le case di cura, anche ai farmacisti”.

Tra i soggetti costituitisi in giudizio contro il ricorso avanzato dall’Ordine dei biologi vi è anche FarmacieUnite, rappresentata dagli avvocati Michele Sartoretti e Marco Cavallini, che ha diramato un comunicato subito dopo la sentenza, nel quale vengono ricordate le motivazioni addotte per sostenere l’infondatezza del ricordo dei biologi, costruito sull’asserita preclusione ai farmacisti dell’esecuzione dei test rapidi in farmacia. Un presupposto fallace, quello alla base del ricorso dei biologi, utilizzato anche per sostenere la presunta invasione della loro sfera di competenza, perché – come osservato dagli avvocati di FarmacieUnite – non tiene in alcun conto le disposizioni della Legge di bilancio 2021,  secondo le quali “test mirati a rilevare la presenza di anticorpi IgG e IgM e i tamponi antigenici rapidi per la rilevazione di antigene Sars CoV- 2 possono essere eseguiti anche presso le farmacie aperte al pubblico dotate di spazi idonei sotto il profilo igienico-sanitario e atti a garantire la tutela della riservatezza”.

Oltre a ciò, Farmacieunite – a ulteriore dimostrazione della insussistenza del ricorso dei biologi – ha voluto sottolineare che l’esecuzione del test rapido non costituisce una analisi biologica riservata all’ambito professionale dei biologi ricorrenti e il prelievo del campione biologico attraverso il tampone è attività consentita a qualsiasi operatore sanitario, compresi i farmacisti.