Tamponi da Mmg e pediatri, chi si rifiuta sarà sanzionato

Roma, 4 novembre – Dopo il sì definitivo della Conferenza Stato-Regioni, è diventato operativo l’accordo per l’effettuazione dei test per la ricerca del Sars CoV-2  da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Il controverso accordo-stralcio  sottoscritto con la Sisac, però, ha sostanzialmente spaccato la categoria: se hanno firmato i sindacati numericamente più rappresentativi (Fimmg e Intesa Sindacale, con il disaccordo di Fp Cgil Medici), c’è anche chi si è rifiutato di sottoscrivere l’intesa, come Snami e Smi. Per queste sigle,  l’effettuazione dei tamponi rapidi negli ambulatori dei medici di famiglia avrebbe dovuto essere su base volontaria e non imposta come un obbligo, come di fatto è poi avvenuto. Ed è proprio su questo punto che si è innescata la divaricazione, acuita anche dalle prese di posizione di esponenti importanti delle Regioni come il presidente del Veneto, Luca Zaia, che ha firmato un’ordinanza in cui sono previste sanzioni e meccanismi per la precettazione dei medici di base che si rifiutano di eseguire i tamponi.

“Chiunque fa questa professione, anche se non ha firmato, ha l’obbligo di fare quello che è stato fissato nell’accordo tra governo e sindacati” ha evidenziato Zaia, con espresso riferimento alle posizioni  messe nero su bianco dallo Smi per mettere in luce le criticità dell’effettuazione dei tamponi in ambulatorio. “Un medico non può rifiutarsi e verrà sanzionato se lo farà perché lo prevede la legge” ha però affermato a chiare lettere Zaia. “Qui non esiste l’obiettore di coscienza, i medici sono remunerati“. Ed è notizia di ieri la mozione bipartisan che chiede al presidente della Regione Attilio Fontana di seguire il “modello veneto” anche in Lombardia, non concedendo ai medici la facoltà di aderire o meno all’iniziativa, pena la precettazione della categoria.

Oltre all’obbligatorietà, i sindacati “ribelli” contestano le criticità dell’accordo in materia di sicurezza dei medici, sottolineando (lo fa Pina Onotri, segretario nazionale dello Smi) che la seconda ondata di Covid “ha portato già cinque vittime tra i medici di base; molti sono ammalati, in quarantena, non si riescono a trovare sostituti e i pazienti sono senza punti di riferimento”.

Ma cosa succede ai medici che si rifiutano di effettuare i tamponi, come previsto dall’accordo? “Rischiamo sanzioni pecuniarie fino alla revoca della convenzione perché non siamo in linea con l’ottemperanza del contratto” risponde ancora la Onotri. “Di fronte ad un’ordinanza di precetto, nessuno di noi si può rifiutare, o meglio può farlo solo nel caso in cui non vengano forniti i dispositivi di protezione individuali. Il problema è che quelli stabiliti nell’intesa non corrispondono alle norme di bio-contenimento che per questo tipo di virus prevedono quelli di terza classe. Si tratta di quelli a disposizione dei professionisti degli ospedali Covid e delle Unità di assistenza territoriale Usca. Per fare i tamponi si deve seguire una procedura particolare” conclude Onotri. “C’è bisogno di personale specializzato che possa supportare il medico. Noi stiamo morendo, non possiamo fare tutto, è impossibile. Imporsi con il braccio di ferro su una categoria che sta dando tanto è una cosa vergognosa che grida vendetta. La nostra risposta sindacale sarà ancor più dura”.

Prova a gettare acqua sul fuoco la Fimmg, principale sindacato di categoria, che nella mozione finale approvata quasi unanimemente dal suo Consiglio nazionale, riunitosi il 31 ottobre, afferma di essersi fatta carico di “una scelta difficile, impopolare, di difficile comprensione, faticosa, facile obiettivo dell’attacco di altre organizzazioni,  pur di mantenere viva la negoziazione la contrattazione sindacale nazionale e rifiutando meccanismi quali l’imposizione per decreto, per ordine di servizio o per precettazione che auspichiamo non verranno adottate anche nei nostri confronti”.

La Fimmg smentisce “la strumentalizzazione della firma dell’Acn di chi, approfittando del grave disagio in cui i medici lavorano, getta benzina sul fuoco attraverso messaggi falsi e fuorvianti, finalizzati solo a fare cassetta sindacale sulla pelle dei medici e dei cittadini”. Quindi precisa che “i tamponi rapidi previsti dal contratto riguardano i contatti stretti, gli asintomatici, al decimo giorno dal contatto a rischio” e si possono realizzare “modelli organizzativi, anche con il coinvolgimento della continuità assistenziale, dell’emergenza sanitaria territoriale e della medicina dei servizi, per l’esecuzione dei tamponi in sicurezza, in locali dedicati, da parte di chi possa dedicarvisi senza gravare su una attività assistenziale caratterizzata da un impegno quotidiano senza precedenti”.