Rapporto Svimez, Sud in recessione, fuggiti due milioni di giovani

Roma, 5 novembre –  Da una parte il Sud che entra in recessione, con un Pil stimato in calo dello 0,2%, dall’altra le Regioni del Centro-Nord che invece crescono, anche se molto poco (+0,3%, un decimale in più della media nazionale del +0,2%).

A fotografare la situazione di un difficile 2019 è il Rapporto Svimez, che però segnala una “debole ripresa” per il 2020, con il Mezzogiorno che crescerà dello 0,2%, a fronte dello 0,6% dell’Italia nel complesso.

I dati che emergono sono in ogni caso preoccupanti:  “Dall’inizio del nuovo secolo hanno lasciato il Mezzogiorno 2 milioni e 15 mila residenti, la metà giovani fino a 34 anni, quasi un quinto laureati” avverte il rapporto, che lancia anche un allarme-demografia, al quale concorre il fatto che “il contributo garantito dalle donne straniere non è più sufficiente a compensare la bassa propensione delle italiane a fare figli”.
Si riallarga poi il gap occupazionale tra Sud e Centro-Nord, che “nell’ultimo decennio è aumentato dal 19,6% al 21,6%: ciò comporta che i posti di lavoro da creare per raggiungere i livelli del Centro-Nord sono circa 3 milioni”.

La Svimez si esprime anche sul reddito di cittadinza, che afferma di ritenere utile, ma sostiene che “la povertà non si combatte solo con un contributo monetario: occorre ridefinire le politiche di welfare ed estendere a tutti in egual misura i diritti di cittadinanza”

Ma il rapporto evidenzia anche, in maniera inequivocabile, uno svantaggio delle Regioni meridionali in termini di investimenti sulla salute e di accesso ai servizi, con una spesa sanitaria pro-capite che al Sud si ferma a circa 1600 euro, contro i 2000 del Centro Nord. Investimenti che risultano ancora più bassi se paragonati ai 2800 euro della media europea, con punte di 3000 in Francia e Danimarca e 3800 in Germania.

“Questo significa diverse cose” spiega il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli (nella foto), commentando i dati del rapporto. “In positivo che il nostro Ssn, pur deprivato di risorse, le spende in maniera efficace; e che è del tutto infondato, come lo stesso Rapporto rileva, il luogo comune di un Sud inondato di risorse pubbliche perse in sprechi e inefficienze” afferma il presidente dei medici. “In negativo, che la dotazione relativamente bassa di risorse si traduce in un problema di equità, perché, sempre come rileva Svimez, si amplificano per le fasce economicamente più deboli le difficoltà di accesso ai servizi essenziali”.

“Il problema è aggravato dalla mobilità sanitaria” continua il presidente Fnomceo. “Il rapporto evidenzia infatti un più elevato tasso di emigrazione ospedaliera verso le Regioni del Centro Nord, riferito ai ricoveri per interventi chirurgici acuti: al Sud il 10% dei residenti ricoverati si sposta verso altre Regioni, contro il 5-6 per cento del Nord”.

“Condividiamo pienamente l’idea del Presidente Conte di un piano straordinario per il Sud, che contempli investimenti ex ante e controlli sulle spese ex post” afferma Anelli, auspicando che ciò possa anche tradursi in “un Piano Marshall per il servizio Sanitario nazionale, che, con interventi ad hoc, permetta di colmare le disuguaglianze di salute”.

Tra le misure ormai improcrastinabili, conclude Anelli, oltre all’aumento degli stanziamenti, serve una revisione dei criteri di ripartizione del Fondo sanitario nazionale e l’applicazione del principio di solidarietà verso le Regioni più in difficoltà, come la Calabria.