Sul web falsi documenti Aifa su vaccino AZ, la Polizia: Non diffondeteli

Roma, 16 marzo – Ne uccide più l’infodemia che non la pandemia. Nel Paese martoriato da Covid, alle prese con la titanica sfida di una campagna vaccinale che è l’unica possibile risposta per ripristinare condizioni di vita e di lavoro vicine alla normalità e che è purtroppo è partita in salita per l’indisponibilità di dosi sufficienti prima e, ora, per gli allarmi relativi a uno dei vaccini impiegati per la profilassi, c’è chi ha avuto la bella pensata di produrre e far  circolare a manetta sul web un falso comunicato dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, nel quale si vieta l’impiego di diversi lotti di vaccino AstraZeneca per il Covid 19.

La stessa Aifa ha subito smascherato il falso documento non appena venutane a conoscenza, ribadendo che l’unico lotto di vaccino AstraZeneca oggetto del divieto d’uso a fini precauzionali, sul territorio nazionale (prima della sospensione precauzionale temporanea decisa ieri, di cui riferiamo in altra parte del giornale) era  quello con il numero ABV2856. La Polizia Postale, ricordando che le informazioni e le comunicazioni attendibili, riguardanti la campagna vaccinale in atto contro il Covid 19, sono solo quelle pubblicate sul sito ufficiale dell’Agenzia italiana del farmaco www.aifa.gov.it, parla di una vera e proprio fake news.

“Invitiamo tutti  a non contribuire alla diffusione di queste false notizie” si legge in una nota della Polizia Postale “creando ulteriori preoccupazioni nei cittadini. Si raccomanda, sempre, di non condividere notizie ricevute attraverso la messaggistica istantanea di cui non si abbia certezza della provenienza ma di segnalarle al commissariato di ps online della Polizia postale e delle comunicazioni”.
E fin qui va bene. Ma andrebbe decisamente meglio se si riuscisse a risalire ai criminali (perché di questo si tratta) che diffondono queste fake news con l’evidente, premeditato intendimento di generare allarme e panico, inducendo sentimenti di sospetto e diffidenza nei confronti della profilassi vaccinale. E, una volta individuati,  chiamarli a rispondere della loro condotta davanti alla legge. Non essendo esperti di diritto, non sappiamo bene quali siano gli articoli di legge  violati da questi comportamenti che, per il poco che vale, consideriamo gravissimi, ma possono certamente rientrare nell’art. 656 del codice penale, che punisce chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico. La pena prevista è l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a euro 309, sempre che il fatto non costituisca un reato più grave. Sarebbe anche cosa buona e giusta comminarla a tutti coloro che – sconsideratamente – non trovano niente di meglio da fare che rilanciare queste fake news sui loro account social, molto spesso mettendoci il carico da undici di commenti ancora più criminali della fake news.

Pur militando da sempre nelle fila di coloro che ritengono che la via maestra per correggere comportamenti che non rispettano le regole del vivere civile resti quella del confronto, della spiegazione e della corretta informazione, siamo perfettamente consapevoli che si tratta di un percorso che richiede tempo. E di tempo, nella situazione data, che è di vera emergenza sanitaria, ce n’è davvero poco. Anzi, non ce n’è per nulla. Per arginare l’esercito arrembante di keyboards beasts, dunque, bisogna combattere con molta decisione l’erronea convinzione che li porta a ritenere che scrivere e/o rilanciare fake news goda del salvacondotto dell’impunità. Non è così: rilanciando, come nel caso di specie, un documento contraffatto, si commette un reato. È ora di farlo sapere nell’unico modo che, probabilmente, le bestie da tastiera sono in grado di capire: punendoli.

Si riuscirà finalmente a farlo, o le keyboards beasts potranno continuare impunemente a fare danno?