Roma, 6 dicembre – Un appuntamento in presenza, quello organizzato giovedì scorso dall’Ordine dei farmacisti di Roma nella secolare sede del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico ai Fori Imperiali, per la cerimonia di benvenuto ai circa 400 nuovi iscritti all’Albo professionale negli anni 2020 e 2021, premiato dalla risposta di un folto pubblico, nel rispetto di tutte le misure di sicurezza previste dalle norme anti Covid.

Oltre che nel piacere di salutare i nuovi colleghi (era presente una delegazione di una quarantina dei giovani iscritti festeggiati, per l’impossibilità a ospitarne di più), il richiamo della serata risiedeva nell’interesse del tema al centro dei lavori, La professione del farmacista negli anni che verranno tra nuove competenze, nuovi servizi e innovazione, scelto con il preciso obiettivo di fare una riflessione a più voci sugli scenari futuri che si aprono di fronte ai farmacisti e alle farmacie nel quadro della sanità italiana, in un quadro di profondi cambiamenti, che l’emergenza pandemica ha violentemente accelerato.
L’impatto drammatico di Covid sulla sanità italiana ha inevitabilmente coinvolto anche le farmacie di comunità e i farmacisti che vi lavorano, ovvero una delle prime linee sul fronte dell’assistenza di prossimità, evidenziando il loro ruolo di  imprescindibili riferimenti sanitari dei cittadini nel vivo del territorio. Mai come in questo ultimo anno e mezzo istituzioni ed esponenti della politica hanno avuto modo di prendere piena consapevolezza dell’enorme e irrinunciabile contributo di farmacisti e farmacie per il sistema sanitario pubblico e mai come oggi quella consapevolezza finalmente raggiunta si è anche trasformata in pubblici riconoscimenti.

Ma – come è  emerso dalla serata romana – il percorso di evoluzione e di una migliore e più funzionale e produttiva utilizzazione del binomio farmacisti-farmacie nel sistema sanitario nazionale, guardando anche alla sostenibilità economica del prezioso servizio che assicurano, è ben lungi dall’essere terminato. Lo ha detto introducendo i lavori il presidente dell’Ordine romano Emilio Croce, che – senza mancare di rimarcare il positivo percorso per affermare il modello della “farmacia dei servizi”, che da ultimo ha portato in farmacia la possibilità di vaccinare e di essere parte attiva del tracciamento anti-Covid con l’effettuazione dei test antigenici – ha anche voluto sottolineare come non si debba commettere l’errore capitale di allentare il legame della professione farmaceutica con quella che è la sua essenza ontologica, la gestione e distribuzione professionale e garantita del farmaco ai cittadini. Questa è la mission originaria di farmacia e farmacista, e si tratta di una mission che – ha detto Croce – non può né deve per nessuna ragione perdere la sua primazia, “perché significherebbe minare alle basi l’identità e la stessa ragion d’essere della nostra professione”.

Giusto evolvere e cambiare, dunque, cominciando magari dal percorso formativo della professione, rimettendo le mani sul corso di laurea: ne ha parlato il preside della Facoltà di Farmacia e Medicina della Sapienza, nonché presidente della Conferenza dei Presidi delle facoltà di medicina Carlo della Rocca, evidenziando la necessità di una profonda revisione del corso di laurea in farmacia, anche alla luce della recente approvazione della laurea abilitante, per “ridefinire con sempre maggiore precisione i percorsi formativi”,  aggiungendo contenuti utili a integrare le competenze mancanti, necessità ineludibile se si vuole sviluppare il modello della “farmacia dei servizi”. Al riguardo, il preside ha fatto l’esempio recentissimo del via libera delle vaccinazioni in farmacia da parte del farmacista, che però – per poter garantire in modo adeguato e soprattutto sicuro le somministrazioni, –  proprio per le carenze dell’attuale  cursus studiorum ha dovuto velocemente compiere un percorso formativo ad hoc partecipando a corsi appositamente organizzati dall’Iss.

Achille Iachino, direttore generale del Servizio farmaceutico del ministero della Salute, ha esordito osservando che se il tema della serata del 2 dicembre 2021 fosse stato affrontato appena due anni fa, nel dicembre 2019, gli scenari futuri della professione di cui si sarebbe discusso sarebbero sicuramente una cosa ben diversa da quelli che è possibile immaginare oggi, dopo le importanti evoluzioni registrate anche per effetto di Covid. E nel solco dell’evoluzione in corso è indispensabile non dimenticare mai due cose: la prima sono le solidissime radici della frmacia e del farmacista e il fatto che l’inizio del Ssn risiede proprio lì, nel momento in cui i cittadini entrano in quello che è il presidio di salute più prossimo e accessibile del sistema sanitario italiano, le farmacie di comunità capillarmente distribuite sul territorio. La seconda cosa che sarà bene che i giovani farmacisti che hanno appena fatto il loro ingresso nella professione dovranno sempre tenere a mente è che il prodotto che “vende” il sistema sanitario non è, come si potrebbe pensare, la guarigione, o la cura o la prestazione, ma in primissimo luoglo l’esserci ed essere a disposizione, per rispondere, informare e se del caso rassicurare. “Una cosa che la farmacia e i farmacisti sanno fare e fanno, come ha dimostrato in modo eclatante anche la pandemia” ha detto Iachino, invitando i neo-iscritti all’Albo a coltivare questa prerogativa.

Guido Carpani, direttore generale della Fofi, ha illustrato il percorso di cambiamento della farmacia negli ultimi anni, coinciso in buona sostanza con la previsione per via legislativa, nel 2009, della “farmacia dei servizi”, un modello che ha conosciuto una decisa accelerazione negli ultimi due anni, tanto da far affermare al Consiglio di Stato, in  una recente sentenza, la realtà della “profonda transizione” che ha portato gli esercizi con la croce verde da centri essenzialmente dediti alla dispensazione dei farmaci a presidi che erogano servizi e prestazioni per la tutela della salute. Lo switch del nuovo corso del binomio farmacia-farmacista, insomma, è già scattato e bisogna ora consolidare e sostenere il percorso, guardando anche – come evidenziato da della Rocca e prima ancora da Croce nella sua introduzione – a un intervento di profonda revisione del corso di studi universitario, magari approfondendo l’ipotesi – della quale si è cominciato a discutere – di un biennio in comune tra laurea in farmacia e laurea in medicina.

Marco Lazzaro, direttore generale dell’Enpaf, l’ente di previdenza professionale, ha invece voluto ricordare ai neo-iscritti che gli scenari futuri della professione farmaceutica vanno ovviamente considerati all’interno degli scenari più generali, economici e sociali, del Paese. Al riguardo, Lazzaro ha illustrato il drammatico trend demografico dell’Italia, dove il saldo negativo tra nuove nascite e decessi, se non contrastato con successo nel breve periodo, porterà il nostro Paese a perdere 12 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni. Per chi si occupa di salute, così come più in generale si occupa di welfare, capire le tendenze nel medio-lungo periodo è assolutamente vitale, per reagire e muoversi di conseguenza anche sul terreno professionale. E non meno importante è comprendere le dinamiche economiche, che in questo momento sono monopolizzate dal Pnrr e dalla destinazione delle sue ingenti risorse. “Quale sarà la situazione economica dell’Italia da qui a cinque, dieci, quindici o vent’anni?” si è chiesto Lazzaro, che ha evidenziato come – nonostante il Pnrr – è davvero difficile azzardare previsioni troppo rosee. Perché è è vero che negli ultimi tempi l’economia nazionale ha dato segni di robusta ripresa, marcando un incremento del Pil di più del 6%, Ma non è meno vero che, lo scorso anno, per l’infuriare della pandemia di Covid, il nostro Pil ha segnato una perdita del 10%, che ancora dobbiamo recuperare del tutto (obiettivo che si prevede di centrare nel 2022). E niente di cocnreto e significativo si sta facendo per disinnescare la bomba demografica, che finirà per esplodere, se non seguiremo fin da subito  l’esempio di Svezia e Germania, che il problema di una grave denatalità lo hanno già vissuto, riuscendo a superarlo con politiche di massiccio sostegno alla natalità e alle famiglie. “E se questo accadrà” ha osservato in conclusione Lazzaro “è inevitabile che nel nostro Paese finirà per saltare l’intero sistema di welfare e dovremo dire addio non solo alla previdenza ma anche alla sanità”.

Massimo Gaiotto,  componente della giunta di Farmindustria, si è invece soffermato sulle “storture” dell’attuale governance del farmaco, della quale gli industriali chiedono da tempo una sostanziale riforma. Il sistema così come è stato congegnato negli anni, riservando i farmaci innovati ad alto costo all’uso ospedaliero e “inzeppando” le liste dei farmaci del Pht, prima per distribuirli in regime diretto nelle strutture pubbliche e quindi – alla luce delle vie crucis sopportate dagli assistiti per accedere alle terapie loro necessarie – riportandoli sì in farmacia, ma non in regime convenzionato, bensì in distribuzione per conto.  Un sistema, ha affermato Gaiotto, che ha completamente squilibrato il sistema, facendo saltare tutti i parametri della spesa farmaceutica territoriale. Alla fine, per l’esponente di Farmindustria, finiscono per rimetterci tutti: le industrie, costrette dalla crescita inarrestabile e abnorme della spesa per acquisti diretti, alimentata anche dalla Dpc, a pagare con il meccanismo del payback  gli inevitabili sfondamenti dei tetti di spesa assegnati (peraltro recentemente rivisti: al rialzo quello della spesa diretta, al ribasso quello della convenzionata); le farmacie, che vedono progressivamente restringersi i loro fatturati, e infine gli stessi medici e pazienti.

Mettere mano alla governance, dunque, è un imperativo anche in chiave di scenari futuri, e un’occasione per farlo può arrivare dal Pnrr, che vuole affermare l’assistenza di prossimità, della quale la farmacia territoriale è indiscutibilmente un cardine. Riportare i farmaci in farmacia, dunque, restituire il giusto equilibrio alle poste di spesa per farmaci, quella diretta e quella convenzionata, assegnando le giuste risorse, è anche un modo per ridare una centralità vera al paziente, mettendolo nella condizione di accedere ai suoi farmaci – in particolare quelli della cronicità – nel modo più agevole e comodo possibile, recandosi nella farmacia più vicina.

L’intensa serata si è conclusa con le consegna delle pergamene di benvenuto ai nuovi iscritti all’Albo.

 

 

Il video integrale del convegno dell’Ordine dei Farmacisti di Roma , 2 dicembre 2021