Studio USA: l’influenza uccide molto di più di quanto si creda

Roma, 18 dicembre – Il dato suona come un ammonimento a non banalizzare né sottovalutare il malanno stagionale per eccellenza, l’influenza. Che fa molti più morti di quanto la stessa comunità scientifica e le autorità sanitarie ritengano. A concluderlo è uno studio dei Cdc, gli autorevolissimi  Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, pubblicato lo scorso 13 dicembre su The Lancet, che rivede, alzandole sensibilmente, le cifre dei decessi per cause collegate all’influenza: non si tratta di un numero compreso tra i 250mila e i 500mila morti annui, ma di almeno 290mila – 650mila, ovvero almeno 150 mila in più, secondo il calcolo effettuato dai ricercatori  americani sull’incremento di mortalità per patologie respiratorie nel mondo associato all’epidemia stagionale (respiratory excess mortality rates, Emr).

Il calcolo, oltretutto, si riferisce alle sole malattie respiratorie, a differenza di precedenti indagini che includevano tutte le morti collegate all’influenza, compresi i decessi per malattia cardiovascolari o diabete, e già questo apre scenari molto più preoccupanti sulla pericolosità della patologia, rendendo evidente – scrivono gli autori dello studio –  come il suo impatto sia stato fin qui stato sottostimato.

Le cifre della nuova indagine epidemiologica dei Cdc coincidono peraltro con le stime dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità e sono più rappresentative della situazione globale, dal momento che lo studio (al contrario di quanto fatto in precedenza)  include anche Paesi a basso e medio reddio.

“Queste cifre indicano l’elevato impatto dell’influenza e il considerevole costo sociale ed economico nel mondo” ha commento Peter Salama, direttore esecutivo dell’Health Emergencies Programme dell’Oms. “Mettono in luce l’importanza della prevenzione per le epidemie stagionali e della preparazione a eventuali pandemie”. 

Secondo lo studio Cdc, le categorie più a rischio rimangono quelle di sempre: il maggior numero di decessi riguarda infatti gli over 75 anni e le persone che vivono nei Paesi poveri, con l’Africa sub-sahariana al primo posto nel mondo per decessi da cause respiratorie collegate all’influenza (da 3 a 16 per 100mila individui).

Le note più drammatiche dell’indagine riguardano però  i bambini: le complicanze respiratorie dell’influenza, a partire dalla polmonite, uccidono ogni  anno dai novemila ai 105 mila bambini al di sotto dei cinque anni e In quasi tutti i casi le morti infantili avvengono nei Paesi via di sviluppo.

Tutti i Paesi, ricchi e poveri, grandi e piccoli devono lavorare insieme per controllare i focolai dell’influenza prima dell’arrivo della prossima pandemia” ha dichiarato Salama.  “Bisogna mettere a punto strategie per rispondere alle epidemie e rafforzare i sistemi sanitari per migliorare la salute delle persone più vulnerabili e più a rischio”.

L’arma più efficace per contrastare l’influenza e la correlata, crescente mortalità resta ovviamente la vaccinazione, soprattutto per le categorie a rischio, a partire dagli anziani: soltanto in Italia, le stime ricordate nei giorni scorsi dal presidente dell’Iss Walter Ricciardi parlano di 15-18.000 anziani deceduti lo scorso anno per complicanze della malattia, contro una media di decessi negli anni precedenti pari a circa 8.000.

Un aumento del 100% tra le cui cause, denuncia Ricciardi, vi è appunto il calo della vaccinazione antinfluenzale nelle fasce di età più elevata, con una copertura che si attesta al 30-40% in varie aree del Paese e che rimane molto bassa. E, al riguardo, il presidente dell’Iss ha espresso la sua preoccupazione e lanciato un allarme:  “Se anche in questa stagione si registreranno le stesse coperture vaccinali, il trend dei decessi continuerà” ha detto con chiarezza Ricciardi, rinnovando l’invito a vaccinarsi.