Covid, aspirina può prevenire rischio trombi e coaguli nei pazienti

Roma, 5 novembre – L’infezione da Sars CoV-2 induce direttamente una serie di alterazioni nella coagulazione del sangue  e le osservazioni cliniche dicono che le problematiche cardiovascolari, anche nei soggetti più “giovani”, sono spesso alla base di complicazioni al decorso del quadro, anche indipendentemente dalla situazione respiratoria. Il virus, oltre a un’azione diretta sulle cellule endoteliali presenti sulla parete più interna dei vasi sanguigni, induce infatti una risposta infiammatoria scatenata dall’infezione, creando problemi nei meccanismi di controllo della coagulazione, con aumento del rischio di trombosi ed embolie, a carico sia delle arterie sia delle vene.

Problemi che però, secondo uno studio condotto dall’University of Maryland School of Medicine (Umsom), l’impiego di un comune farmaco “highlander”  come l’aspirina potrebbe aiutare a prevenire,  riducendo gli effetti peggiori.

Jonathan Chow, assistant professor di Anestesiologia alla Uosm, coordinatore della ricerca,  ha esaminato insieme al suo team le cartelle cliniche di 412 pazienti, di età media 55 anni, affetti da coronavirus, i cui sintomi hanno richiesto il ricovero ospedaliero tra marzo 2020 e luglio 2020. Tra questi 98 pazienti sono stati trattati con aspirina, che spesso è utilizzata per problematiche legate a malattie cardiovascolari.

Covid può provocare pericolosi coaguli nel sangue in vari organi, cuore, polmoni eccetera, con conseguenti gravi problematiche. I pazienti trattati con aspirina avevano un rischio inferiore rispetto ai pazienti non trattati. Inoltre questi pazienti avevano anche minor rischio di finire in terapia intensiva. “Crediamo che gli effetti di fluidificazione del sangue dell’aspirina forniscano benefici ai pazienti con Covid-19 prevenendo la formazione di microclot”  spiega il co-autore dello studio Michael A. Mazzeffi,  anch’egli professore associato di Anestesiologia all’UUmsom. “I pazienti diagnosticati con Covid-19 potrebbero prendere in considerazione l’assunzione di un’aspirina quotidiana, purché dietro la prescrizione e sotto il controllo  del loro medico”.

Avvertenza necessaria. chiarisce Mazzeffi, perché “chi presenta un rischio aumentato di sanguinamento a causa di malattia renale cronica,  o perché usa regolarmente alcuni farmaci, come steroidi o fluidificanti del sangue, potrebbe non essere in grado di prendere in modo sicuro l’aspirina”.

Quello condotto dall’Umsom è ovviamente al momento ancora uno studio che va approfondito, ma la convinzione dei suoi autori è che indica una buona stradache può portare a buoni risultati.