Srm-Farmindustria: “Nonostante Covid, pharma in crescita”

Il settore farmaceutico è un settore tipicamente anticiclico che non è stato  ovviamente  coinvolto in forme di blocco dell’attività produttiva essendo, al contrario, annoverato tra quelli prioritari per fronteggiare la difficile situazione originata dall’emergenza epidemica. Lo studio presentato ieri mette in evidenza come il settore abbia risentito meno di altri della recessione in atto e come potrà rappresentare uno dei settori trainanti del recupero dell’Italia dopo la pandemia.

La pandemia stessa ha messo in risalto l’importanza dell’intera filiera biofarmaceutica per la tutela della salute e dello sviluppo di tutto il Paese, invitando a riflettere sull’importanza della presenza nei nostri confini di parti fondamentali della supply chain internazionale e sulla necessità di attrarre investimenti di qualità e di prospettiva sul territorio.

L’industria farmaceutica durante tutta l’emergenza Covid-19 ha mostrato anche una grande resilienza, grazie alla grandissima qualità e dedizione di chi lavora nelle imprese del farmaco. Ha assicurato, infatti, la continuità operativa, sia per le procedure messe in atto dalle aziende per coniugare attività e tutela della sicurezza dei lavoratori, sia per i provvedimenti che sono stati adottati nella riorganizzazione dei processi.

Il webinar, aperto dai saluti del presidente di Srm, Paolo Scudieri, dall’intervento del ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi e da una relazione di Giuseppe Nargi di Intesa Sanpaolo sul ruolo della banca a supporto del Mezzogiorno,  ha avuto il suo focus nella presentazione dello studio Srm, affidata a Massimo Deandreis e Salvio Capasso, rispettivamente direttore generale e capo servizio Imprese e Territorio del centro studi, per poi concludersi con una relazione del presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi (nella foto) sul ruolo e le sfide della filiera farmaceutica.

Dallo studio Srm emergono dati estremamente eloquenti sulle performance positive del pharma nonostante il devastante impatto di Covid sull’economia nazionale nel primo trimestre del 2020: l’export è aumentato di oltre il 24% su base annua per l’Italia e del 14,9% per il Mezzogiorno, ma è anche cresciuto il numero delle imprese, segnando un +0,4% per l’Italia che diventa un riginficativo  +0,8% per le regioni del Sud.
Con 750 imprese e oltre 61.000 addetti la filiera farmaceutica è tra i settori più innovativi e green: il 90% delle imprese sta adottando l’innovazione 4.0 nella produzione e il principio della “sostenibilità” nei suoi processi: in 10 anni sono diminuiti sia i consumi energetici (-54%, più del dopiio del -26% fatto registrare dalla media manifatturiera) sia le emissioni di gas climalteranti (qui la differenza della performance è ancora più marcata: -74% contro -13% della media manufatturiera).

Da segnalare come, almeno nel pharma, il Mezzogiorno reciti la sua parte, partecipando al contesto nazionale con 124 unità locali (il 16,6% del totale Italia) e con 5.520 addetti (il 9% del dato nazionale). Il valore aggiunto farmaceutico meridionale è di oltre 650 milioni di euro (il 7% del dato nazionale) e si registra un export pari ad oltre a 3,1 miliardi di euro (circa il 10% del dato nazionale) con una crescita media degli ultimi dieci anni del 5,2%.  Si registra, inoltre, un saldo commerciale positivo per 1.381 milioni di euro.

Importante è anche l’impatto moltiplicativo del settore: si calcola che per effetto dei legami interregionali e di filiera, nel Mezzogiorno 100 euro di produzione farmaceutica attivano 42 euro aggiuntivi nell’area e 529 euro nelle altre Regioni e negli altri settori, per un impatto complessivo di 671 euro (mentre il dato complessivo medio per il manifatturiero è di 493 euro).

Nello studio vengono anche elaborati due scenari base  per stimare l’impatto Covid sulla filiera farmaceutica nel corso del 2020, dimostrano che il settore tiene e riesce a crescere.  Per quanto riguardail fatturato delle imprese,  lo scenario base prevede una crescita del +0,8% nel Mezzogiorno e del +0,6% in Italia. Nello scenario più pessimistico, i dati scendono rispettivamente al -0,4% e -0,2%. Per quanto invece riguarda il valore aggiunto, lo scenario base prevede una crescita del +1,3% nel Mezzogiorno e +1,4% per l’Italia, mentre in uno scenario più pessimistico le aspettative sono di una diminuzione del -0,3% e -0,2%.

“Durante la pandemia Covid-19 il settore farmaceutico è stato in prima linea dimostrando la sua rilevanza per il Paese e registrando dati in totale controtendenza rispetto all’andamento negativo dell’economia nel suo insieme” ha detto Deandreis. “Confortano i dati del primo trimestre del 2020 e le stime di impatto complessivo sul 2020 che vedono anche scenari di crescita. Il Farmaceutico si conferma inoltre emblematico per l’interazione tra industria, ricerca, Università e innovazione. Una combinazione vincente che deve diventare il perno anche di altri settori industriali” ha concluso il DG di Srm, evidenziando anche il ruolo del Mezzogiorno: “Sta dando un contributo molto rilevante, spesso non conosciuto, con eccellenze nel settore della ricerca e della capacità produttiva italiana come cerchiamo di mettere in evidenza in questa ricerca”.

“Ci siamo e vogliamo fare la nostra parte. Le imprese del farmaco sono un asse portante dell’industria in tutt’Italia e anche al Sud” ha confermao Scaccabarozzi. “In molte Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Campania, Puglia e Sicilia ad esempio) sono tante e tutte insieme – a capitale nazionale o estero, grandi, medie o piccole – rappresentano una realtà importante dal punto di vista economico, occupazionale e sociale. Grazie alla qualità delle Risorse umane, all’efficienza dell’indotto e alle sinergie con centri clinici, università, centri di ricerca, start up, in un modello di open innovation che può dare molto al territorio. I dati dello studio confermano inoltre che, nonostante le difficoltà dell’emergenza Covid–19, il settore farmaceutico può essere in grado di fare da volano per il rilancio di tutto il Sud”.