Studi di settore 2016, le farmacie si confermano contribuenti virtuosi

Roma, 24 novembre – Come nelle curve degli stadi, anche tra i commercianti, le piccole manifatture e le imprese di servizi, ovvero il  popolo dei contribuenti sottoposto da fisco agli ”studi di settore”, c’è un 28% di ”irriducibili” – in totale quasi un milione di contribuenti, se la parola nel caso di specie avesse un senso  – che non rientra nei criteri di regolarità previsti dal fisco e che sembra non avere alcuna intenzione di adeguarsi.  Ultra dell’evasione, insomma.

È quanto risulta dai dati degli studi di settore relativi alle dichiarazioni dei redditi del 2016. Le tabelle, pubblicate ieri dall’Agenzia delle Entrate, mostrano che nel 2016 dei 3,2 milioni di contribuenti sottoposti agli studi il 64% è subito risultato congruo e la percentuale è salita al 71 con gli adeguamenti in dichiarazione.
I commercianti sono per gli studi di settore i contribuenti che risultano meno congrui con il fisco: al primo controllo solo il 57% risulta in regola con i redditi dichiarati. Ma poi si adeguano e i regolari salgono al 68,6% e, nel calcolo degli ”irriducibili”, vengono superati dal servizi e piccole manifatture che rimangono irregolari rispettivamente al 31,9 e al 31,7%. I dati dell’Agenzia delle Entrate invece fotografano positivamente i professionisti: il 78,91% è subito in regola e, dopo gli adeguamenti, solo il 15,6% è irriducibile.
Se il 55% dei barbieri e il 52% dei parrucchieri, seguiti dalle lavanderie, sempre intorno al 50% e dai fiorai (47%) dichiarano al fisco ricavi troppo bassi e ”non congrui” con i parametri degli studi di settore: rispettivamente per il 55 e il 52% dei casi, dagli ultimi dati statistici dell’Agenzia delle Entrate emerge  che molti dei non regolari si adeguano con la dichiarazione dei redditi alle soglie minime indicate dal fisco.

Tra i settori più regolari si segnalano gli amministratori di condominio, con un 75% di congruità immediata, che sale al 79% dopo l’adeguamento in dichiarazione al reddito minimo previsto. Anche i laboratori professionali di analisi risultano in regola nel 68% dei casi, che salgono al 74% dopo la ”correzione” in dichiarazione dei redditi. Dati “virtuosi”, che non a caso arrivano da due settori dove, per il contrasto di interesse con i clienti, risulta più difficile sfuggire al fisco.

E le farmacie? Anch’esse inscrivibili a pieno titolo nell’elenco dei “buoni”, dal momento che anche nel 2016 (ma l’andamento era stato analogo negli anni precedenti) si confermano tra le attività fiscalmente più virtuose. Gli esercizi che risultano “congrui” rispetto agli indici dello studio di settore sono infatti l’85,6% , ma salgono all’88,8% con gli adeguamenti in dichiarazione. In pratica, 9 farmacie su 10 hanno dichiarato per il 2016 ricavi in linea con i parametri indicati dal fisco. Un dato sorprendentemente alto, in un Paese dove anche un premier arrivò ad affermare che è “moralmente giustificato mettere in atto l’elusione o l’evasione fiscale”, e che supera largamente non solo i dati del macrosettore del commercio, dove l’indice di congruità si ferma al 57,6%  (sale al 68,7% dopo gli adeguamenti),  ma anche quelli dei  professionisti,  “congrui” nel  78,9% dei casi (l’84,5% dopo gli adeguamenti in dichiarazione).

Farmacie fiscalmente “virtuose”, dunque, con i loro titolari che primeggiano tra le non moltissime categorie che assolvono fino in fondo i loro obblighi fiscali.