Studenti Farmacia, cosa fare da grandi? L’Ordine ha provato a rispondere

Roma, 15 maggio  – Proporre senza infingimenti né effetti speciali una vetrina degli sbocchi professionali per i laureati in Farmacia e Ctf,  rappresentando lo scenario e la realtà occupazionale del settore attraverso l’esperienza diretta di testimonial chiamati a illustrare i diversi aspetti delle diverse attività professionali che il farmacista può svolgere, ma anche i percorsi compiuti per giungere alle loro posizioni.

In altri termini, parlare della professione di farmacista agli studenti del quinto anno di farmacia e Ctf e ai neo-laureati appena iscritti all’Albo in una sede accademica (l’Aula magna Fulvio Cacace dell’università sapienza di Roma) ma senza accademia, bensì attraverso una “narrazione” dal vivo e dalla voce dei protagonisti, affidando loro il compito di illustrare le ragioni e le motivazioni di una scelta professionale che – a dispetto delle poco favorevoli proiezioni occupazionali – continua a essere attrattiva per molti giovani. Con l’ambizione di aderire, per quanto possibile, a un prezioso insegnamento di papa Giovanni XXIII, che diceva che “molti oggi parlano dei giovani; ma non molti, ci pare, parlano ai giovani”.

Questo, in sintesi, è stato l’incontro di informazione e orientamento Cosa farò da grande: professione farmacista, promossa con grande impegno e convinzione dalla Commissione Cultura dell’Ordine dei Farmacisti di Roma composta da Rossella Fioravanti, Paolo Gaoni, Antonino Annetta, Roberto Adrower, Mariagrazia Spalluto e Margherita Scalese, ospitato sabato 12 maggio alla prima università di Roma.

Poco meno di un centinaio giovani futuri farmacisti, dei quali ha molto colpito il livello di interesse e di attenzione, hanno così avuto modo, nelle quattro ore di convegno, di assistere tessera dopo tessera alla composizione del mosaico di opzioni professionali che si aprono ai laureati in farmacia, pur nella situazione di criticità occupazionale che purtroppo riguarda anche il settore del farmaco e della farmacia.

Dopo i saluti di Bruno Botta, direttore del Dipartimento di Chimica e Tecnologia del farmaco della Sapienza e di Giuseppe Guaglianone, vicepresidente dell’Ordine, i lavori – brevemente  introdotti da Rossella Fioravanti, ricercatore di Chimica farmaceutica dello stesso ateneo e moderati da Roberto Adrower, docente di Marketing e tecniche di accesso al mercato farmaceutico –  sono subito entrati nel vivo, offrendo un esaustivo panorama a 360 gradi delle varie declinazioni professionali, seguito con grande interesse dagli studenti, che poi avuto modo di interloquire con in vari testimonial  per approfondire e chiarire eventuali dubbi relativi a ogni singolo percorso professionale.

A illustrare le molte sfaccettature della professione sono stati Antonino Annetta, che ha parlato della sua esperienza come titolare di farmacia privata. Simona Galeassi. farmacista dell’ospedale Sandro Pertini, ha riferito dell’attività del farmacista ospedaliero, mentre Guaglianone, dirigente farmacista presso l’UOC servizio farmaceutico territoriale Asl Roma 2,

ha toccato l’altro aspetto dell’attività del farmacista nelle strutture del Ssn, quella del farmacista che opera nei servizi farmaceutici delle Asl.

Marcello Giuliani, farmacista del Servizio farmaceutico della Regione Lazio e  Fernanda Ferrazin, per lunghi anni  impegnata in posizioni dirigenziali in Aifa, hanno illustrato alcuni possibili percorsi che si aprono ai farmacisti nella pubblica amministrazione.

Marco De Martinis Terra, direttore di farmacia comunale e Arnaldo Cozzolino, direttore generale di Farmacap,  hanno trattato il tema delle farmacie di proprietà pubblica, mentre Raffaele Damis ed Eleonora Sanzi di Promo Pharma, insieme a Daniele Perugini, responsabile del settore della dermatologia di Novartis Farma per l’Italia centrale, hanno illustrato il settore dell’ informazione scientifica sul farmaco.

Paolo Droghini  di Iqvia, multinazionale attiva nei servizi alle case farmaceutiche ed Elisabetta D’Abundo, project manager impegnata nello sviluppo di studi clinici e progetti di marketingfarmaceutico, hanno riferito del settore della clinical research, mentre il comandante  Giovanni Maria Bruno della Marina militare si è occupato del ruolo del laureato in farmacia nelle forze armate. Ginevra Giannantonio, knowledge transfer manager all’Università Tor Vergata, ha spiegato gli spazi che si aprono al farmacista nell’attività di valorizzazione e sfruttamento dei risultati della ricerca scientifica mentre  Massimiliano Darida, Mauro Dominici e Crescenzio de Vincentis, tutti professionalmente impegnati all’estero, hanno riferito degli spazi di spendibilità delle lauree in Farmacia e Ctf in Paesi diversi dall’Italia.

Elisa Micci, titolare di parafarmacia, ha illustrato questa prospettiva professionale, mentre Ludwig Alzetta di Medici senza Frontiere e Giuseppina Sara Buffa di Emergency hanno riferito dell’attività del farmacista nelle organizzazioni umanitarie.

Da ultimo ma certamente non ultimo, Paolo Gaoni ha esaustivamente spiegato il ruolo che il laureato in farmacia può recitare nell’attività di distribuzione intermedia del farmaco.

A legare i vari interventi è stato il filo rosso delle quattro domande alle quali, a beneficio della particolare audience di studenti ormai prossimi allo sbarco nel mondo della professione, tutti i testimonial dovevano rispondere.  E se le prime tre (Chi sono? Cosa faccio? Qual è la mia attività peculiare?) erano giustamente riferite alla dimensione più pragmatica dell’incontro, l’ultima riguarda invece  riferita la dimensione (immateriale ma non meno concreta né meno importante) delle motivazioni: Sono contento o pentito di aver conseguito la laurea in Farmacia?

La risposta dei testimonial è stata unanime e senza esitazioni: tutti si sono detti soddisfatti e felici per la scelta fatta, nella convinzione che la laurea in Farmacia o Ctf abbia aperto loro la strada che li ha portati a  trovare “il lavoro della vita”. Per qualcuno è stato necessario passare attraverso sbagli  e diversi tentativi, altri hanno accolto con curiosità esperienze all’apparenza diverse da quelle che si erano prefissati da studenti e che, alla fine, si sono rivelate scelte vincenti.  Tutti, in ogni caso, hanno espresso una convinta soddisfazione per aver scelto di essere e fare i farmacisti, ancorché in settori e con modalità affatto differenti.

E, almeno sotto il profilo dello sprone ad affrontare con la migliore disposizione d’animo la sfida dell’ingresso della professione, questa è forse l’indicazione più importante che è scaturita dall’incontro voluto dalla commissione cultura dell’Ordine di Roma.