Farmacie speculano su mascherine, i farmacisti insorgono contro Striscia

Roma, 4 maggio – Un servizio di “Striscia la notizia” dello scorso 30 aprile (disponibile qui) sul “caso mascherine” ha a dir poco indignato una parte piuttosto consistente dei farmacisti italiani, almeno a giudicare dalla quantità di commenti tracimati sui social media che hanno tacciato il noto programma Mediaset, nel migliore dei casi, di cialtroneria.

Sotto accusa, in particolare, l’impostazione che l’inviato più noto del programma, Valerio Staffelli, ha voluto dare al suo servizio, partendo dalla notizia dell’ordinanza che ha fissato il prezzo per alcuni tipi di mascherine chirurgiche a 0,50 € più Iva e dal successivo accordo con farmacie, parafarmacie e distributori per un “ristoro” volto a evitare perdite per questi esercizi nella vendita a quel prezzo di prodotti acquistati a prezzi anche sensibilmente superiori, così da poter subito rispettare il prezzo fisso imposto dal governo attraverso la struttura commissariale. Un servizio “a tesi”, insomma, il cui unico obiettivo – questa l’opinione prevalente che scaturisce dalle reazioni dei farmacisti sui social – è sembrato essere quello di mettere in cattiva luce una categoria del cui straordinario operato (nei due mesi di emergenza Covid) Striscia la notizia si è invece del tutto disinteressato.

Inevitabili le reazioni dunque, che hanno trovato espressione anche in una petizione lanciata sulla piattaforma su change.org da Alessandro Venturi, eloquente fin dal titolo:I farmacisti ci mettono la faccia, i giornalisti nascondono le telecamere, che ha già raggiunto circa 2000 firme. Molto circostanziate le critiche indirizzate alla trasmissione, colpevole di aver pigramente cercato un capro espiatorio senza preoccuparsi minimamente di cercare i vere responsabili della situazione di criticità  (ancora irrisolte) registratesi nel mercato della mascherine: non ci sarebbe voluto davvero molto a scoprire dove stanno, né quanto fondamentale sia stato il contributo che le farmacie italiane (al netto di qualche purtroppo immancabile pecora nera che, per citare il commento di qualcuno,  “i farmacisti ammazzerebbero volentieri con le loro stesse mani”) hanno dato nella fase 1 dell’emergenza, sempre aperte – anche senza le necessarie protezioni, come documentano le vittime e i circa mille contagi registrati nella categoria –  per assicurare ai cittadini tutto quello che era possibile in termini di prodotti, dispositivi di protezione ma soprattutto informazioni e rassicurazioni.

Molto pesanti le valutazioni generali sul ruolo giocato, nella vicenda in questione, dalle rappresentanze sindacali della farmacia, e decisamente tranchant, in particolare, il giudizio sulle dichiarazioni rese a Staffelli dal segretario di Federfarma Roberto Tobia, in conclusione del servizio. Richiesto di dire cosa pensasse del comportamento dei farmacisti documentato nel servizio, prevalentemente orientati a non vendere almeno per ora le mascherine a prezzo calmierato, Tobia  ha affermato: “Possiamo pensare che i nostri farmacisti siano sicuramente stanchi e provati e magari non hanno avuto modo di informarsi leggendo le nostre circolari”, frase che davvero non ha incontrato il favore (eufemismo) di chi, dal numero due del sindacato nazionale, si sarebbe probabilmente atteso ben altra difesa di quella che in buona sostanza non è sembrata altro che un’attribuzione diretta di colpa ai farmacisti, con la goffa ricerca dell’attenuante generica delle condizioni di stanchezza e stress.

L’esempio forse più significativo delle  centinaia  di reazioni negative sollevate dal servizio di  Striscia la notizia è in ogni caso quello che viene dalle vicinanze di Vò Colli Euganei, in provincia di Padova,  luogo emblematico, una delle località simbolo dell’epidemia. A scrivere su Facebook è Patrizia Maria Palomba. della quale, senza ulteriori commenti, riproduciamo integralmente il post:

La mia risposta al servizio di Striscia la notizia. Sono una farmacista e svolgo la mia professione a pochi km da Vò Colli Euganei (Pd).

Ci siamo trovati fin da metà febbraio impreparati ad affrontare una pandemia e abbiamo fatto da subito il possibile per rispondere a questa emergenza. Poi arrivate voi e con un servizio del genere dipingete una categoria di professionisti come degli speculatori.

Quello che mi preme farvi sapere è che nessuno dei nostri abituali fornitori è stato pronto a fornirci quanto necessario e richiesto dall’utenza, in una fase d’emergenza. Abbiamo pagato anticipatamente forniture di mascherine cercando almeno nel nostro piccolo di respingere preventivi davvero vergognosi. Lo Stato avrebbe dovuto calmierare i prezzi alla fonte da subito e per tutte le categorie di mascherine. Dovreste ora proseguire sulla strada intrapresa e fare altri servizi.

Andate nelle farmacie degli ospedali da campo e chiedete come hanno dovuto lavorare e come tuttora stanno lavorando. Chiedete ai farmacisti, soprattutto quelli delle zone rosse, maggiormente colpite, come hanno vissuto e stanno vivendo l’emergenza. Noi assicuriamo la presenza attraverso una fitta rete capillare e attraverso turni, ci siamo 24h su 24. Proteggiamo e rassicuriamo la nostra utenza e oltre a garantire  fornitura di farmaci, ossigeno, dispositivi medici ci siamo con la nostra vicinanza e il nostro conforto.

Noi siamo operatori sanitari e dallo Stato non abbiamo avuto nulla, neanche le forniture dei Dpi per uso personale. Quando nella mia farmacia abbiamo ricevuto la prima fornitura di mascherine, che erano Ffp2, per scelta abbiamo provveduto a distribuirle a prezzo di costo perché di fronte a noi avevamo i nostri clienti spaventati e senza senza strumenti per difendersi da questo Covid 19. Personalmente non ho mai voluto acquistare la famosa e presa in causa mascherina chirurgica, non ho voluto cedere ai folli preventivi nella speranza che qualcuno intervenisse a limitare la speculazione nella quale siamo stati coinvolti. Ho preferito affidarmi ad un’azienda italiana italiana per fornitura di protezioni lavabili e riutilizzabili e avere le Ffp2, che invece garantiscono maggiore protezione. Dal 5 maggio finalmente ci hanno invitati a fare un tampone. Almeno per noi farmacisti della provincia di Padova inizia ad esistere un controllo. Siamo una categoria a rischio, in Italia abbiamo perso 15 colleghi, operativi. Chiediamo rispetto soprattutto per loro.

Noi farmacisti ci siamo e ci saremo sempre. Sappiamo occupare un ruolo fondamentale e sia solo la punta dell’iceberg dell’interesse di un “sistema interessato”. Andate a scavare sotto. Ve lo chiediamo noi, per favore. Sicura che saprete rivedere la vostra posizione, vi ringrazio per avermi dato l’occasione di esprimere la mia riconoscenza al lavoro che svolgo da 30 anni con estrema passione e dedizione.

P.S. Attualmente risultano comunque introvabili le mitiche mascherine a 50 centesimi più Iva (=61 cent), Aiutateci voi a capire dove sono, o dobbiamo rivolgerci a Chi l’ha visto?