Statuto Federfarma, approvate le modifiche per includere le società

Roma, 14 dicembre – Federfarma cambia pelle e, da sindacato dei titolari di farmacia, si trasforma in  sindacato delle farmacie, adeguandosi alle novità intervenute negli anni nella legislazione di settore, ultima e più rilevante tra tutte la legge sulla concorrenza  approvata nell’agosto scorso, che hanno progressivamente allargato gli assetti proprietari, allargandoli anche a società di capitale e soci non farmacisti.

Un cambiamento che, però, non vuole essere un tradimento della natura del sindacato: a rappresentarle le farmacie in assemblee e organi direttivi, a ogni livello (provinciale, regionale e nazionale) potranno infatti essere soltanto delegati farmacisti.

Questo, sinteticamente, il senso delle modifiche statutarie approvate dall’assemblea generale di Federfarma tenutasi ieri. Ha dunque prevalso, com’era peraltro largamente previsto, la linea “ecumenica” indicata dai vertici del sindacato, favorevoli appunto ad accogliere e includere nel sindacato tutte le farmacie private, a prescindere dal loro assetto proprietario.

La versione definitiva del nuovo articolato dovrebbe essere diffusa nella giornata di oggi, ma intanto la newsletter Federfarma Filodiretto anticipa nel numero di oggi le novità principali: è stata accolta, per esempio, la proposta del Consiglio di presidenza che impone alle associazioni territoriali di fissare nei loro statuti un tetto non superiore al 5% (ma eventualmente inferiore) alla rappresentatività delle catene nelle assemblee provinciali. Per adeguarsi, le associazioni territoriali avranno due anni di tempo (fino al 31 dicembre 2019) anziché i 12 mesi originariamente concessi, grazie alla riscrittura proposta dal presidente nazionale della Federazione, Marco Cossolo (nella foto)

La soglia del 5%, inoltre, dovrà essere calcolata conteggiando unitariamente le farmacie appartenenti a società correlate “direttamente e indirettamente”, come precisato da un emendamento portato in assemblea da Federfarma Lombardia e recepito dalla presidenza.

Approvata a larghissima maggioranza anche la proposta avanzata dai vertici del sindacato di  riservare l’elettorato passivo (per tutte le cariche sociali del sindacato) ai soli farmacisti, titolari se si tratta di farmacia indipendente oppure socio farmacista o direttore di farmacia in caso di società di capitale.

Su proposta di Federfarma L’Aquila, è stato infine recepito un emendamento che consente la rappresentatività in Sunifar soltanto alle società proprietarie che detengono esclusivamente farmacie rurali, a prescindere dall’associazione provinciale di Federfarma alla quale vorrebbero iscriversi.

Farmacia Indipendente, il gruppo coordinato da Alfonso Misasi e Alfredo Orlandi che costituisce l’opposizione all’attuale dirigenza di Federfarma, ha contestato già prima dell’assemblea di ieri la decisione di pronunciarsi su un tema di rilievo fondamentale, ricorrendo a una convocazione “repentina e instantanea” dell’Assemblea che non ha lasciato agli associati “il tempo di studiare e far sedimentare le ipotesi formulate dal Consiglio di presidenza per poi proporre eventuali modifiche, integrazioni, ripensamenti delle  modifiche proposte e rese note soltanto pochi giorni fa attraverso la diffusione di una sintetica circolare”.

I rilievi di Farmacia Indipendente non sono però solo di metodo, ma anche di merito e si riferiscono anche al cui prodest? dell’accelerazione della decisione su una materia ancora oggetto di dubbi e incertezze.

Hanno bisogno, i farmacisti titolari, di modificare di gran carriera lo strumento fondamentale per il buon funzionamento della propria associazione” chiede in una nota Farmacia Indipendente “per aprirne le porte e le funzioni di comando (o meglio di coordinamento e di orientamento) a soggetti nuovi, ancora freschi di conio giuridico e come tali soggetto a rvisioni, specificazioni e affinamenti spesso profondi?”

Per il gruppo coordinato da Orlandi e Misasi, la risposta, “con la media diligenza del padre di famiglia”, avrebbe dovuto essere quella della “calma, osservazione degli eventi, riflessione. Invece no, pare che vogliamo essere pronti ad accogliere le società di capitale prima ancora che siano costituite (e da chi?)” scrive Farmacia Indipendente “e a garantire loro il viatico sino alla presidenza stessa di Federfarma: ma può essere una cosa sensata?Quale può essere una  finalità così urgente, potente e impellente?”

Il prezzo da pagare per tanta urgenza (“non meglio illustrata”), si legge ancora nella nota di  Farmacia Indipendente  è “quello di rinunciare all’approfondimento, al dibattito” necessari per arrivare a una sintesi. “Siamo disposti a pagarlo? Noi no”.

Da qui la richiesta al Consiglio di presidenza di Federfarma di “marcare il passo, prendere respiro e seguire un percorso logico” per le modifiche statutarie, con “una commissione rappresentativa a lavorare a un progetto condiviso di riforma dello statuto e un’assemblea chiamata a pronunciarsi sugli esiti finali o meglio ancora sulla sintesi che di tale progetto di riforma sarà stata capace di produrre la Commissione stessa”.

Richiesta che, in tutta evidenza, i vertici e l’Assemblea del sindacato hanno ritenuto di non accogliere.