Stato-Regioni, plauso del Sinasfa per il no ai tirocini in farmacia

Roma, 7 giugno – “Un risultato importante, che permetterà di superare di situazione che, oltre a  penalizzare il farmacista dal punto di vista economico e a rappresentare un freno all’occupazione, era anche un elemento di umiliazione per colleghi già in possesso dell’abilitazione alla professione. L’accordo va nella direzione di dare un giusto riconoscimento alla dignità del lavoro del farmacista. Un ringraziamento particolare va a Emilio Croce, presidente Enpaf e dell’Ordine di Roma, che ha preso a cuore il tema e ne è stato l’artefice”.

Così Francesco Imperadrice, presidente di Sinasfa (nella foto), il sindacato nazionale dei farmacisti non titolari, commenta le nuove linee-guida scaturite dall’accordo tra Stato e Regioni ufficializzato dalla Conferenza delle Regioni del 25 maggio scorso, di cui il nostro giornale ha riferito in assoluta anteprima il 29 maggio scorso, che elimina la possibilità di attivare i tirocini previsti dalla legge 28 giugno 2012, n. 92 (legge Fornero) in favore di professionisti abilitati o qualificati all’esercizio di professioni regolamentate per attività tipiche, ovvero riservate alla professione.

Per conseguenza, non sarà più possibile “assumere” in farmacia giovani laureati con contratti di tirocinio di formazione e orientamento a bassissimo costo (non più di 500 euro al mese, più della metà dei quali in genere a carico della Regione) e di durata non superiore ai sei mesi.

Un “paletto” necessario che potrebbe portare  – questo l’auspicio di Imperadrice – all’apertura di nuovi scenari occupazionali: “Laddove non è più possibile un uso dello stage extracurricolare” spiega il presidente di Sinasfa “si dovrà infatti ricorrere ad altri strumenti di inquadramento”.

L’accordo con le nuove linee-guida (pubblicato ieri sul sito delle Regioni) interviene a fare definitivamente chiarezza su un punto che aveva fatto nascere molte polemiche all’interno delle farmacie, in ragione di un ricorso fin troppo disinvolto ed eccessivo ai tirocini extracurriculari, fonte di criticità che rischiavano di dare origine a intollerabili fenomeni degenerativi, con riflessi anche sulle già problematiche dinamiche occupazionali del settore.

Sul punto, come ricordato da Imperadrice, si erano particolarmente spesi gli Ordini di Roma e del Lazio, che avevano promosso nella Capitale, giusto un anno fa, un importante convegno per affrontare pubblicamente la questione con gli interlocutori direttamente coinvolti e interessati, dalla Regione all’ispettorato del lavoro, passando per Inps, sindacati dei lavoratori, rappresentanti delle farmacie private e di chi (come ad esempio i commercialisti) le affianca nelle scelte e decisioni di gestione.

Proprio in quell’occasione venne saldata un’alleanza con la Regione Lazio, con l’assunzione dell’impegno, da parte di quest’ultima e in particolare dell’assessore al Lavoro Lucia Valente, di adoperarsi in sede di Conferenza delle Regioni per  risolvere in radice le problematiche sollevate dall’ordine di Roma. Un impegno che è stato onorato e che, alla fine, ha prodotto il risultato auspicato.

Le nuove linee-guida chiariscono infatti una volta la natura del tirocinio extracurriculare, che è un periodo di orientamento al lavoro e di formazione in situazione “che non si configura come un rapporto di lavoro”. E, per qualificare l’istituto e limitarne gli abusi, “si concorda sui principi che il tirocinio non può essere utilizzato per tipologie di attività lavorative per le quali non sia necessario un periodo formativo, e i tirocinanti non possono sostituire i lavoratori con contratti a termine nei periodi di picco delle attività e non possono essere utilizzati per sostituire il personale nei periodi di malattia, maternità o ferie né per ricoprire i ruoli necessari all’organizzazione dello stesso”.

Le Regioni hanno ora sei mesi di tempo, a partire dalla data dell’accordo, per recepirne i contenuti nelle proprie normative: saranno infatti le disposizioni regionali attuative a costituire “la disciplina settoriale in materia a decorrere dalla data della loro entrata in vigore”. Bisognerà dunque vigilare affinché ogni Regione, sul punto, “faccia i compiti” e dia quanto prima attuazione alle nuove linee guida, che rappresentano in ogni caso un fondamentale punto fermo.