Stati generali, da Federfarma la rotta della farmacia che verrà

Roma, 27 febbraio – Nonostante il Generale Inverno, che ieri ha sferrato sull’Italia una formidabile offensiva, materializzatasi in un’inusitata ondata di neve e gelo che ha paralizzato il sistema di trasporti del Paese e bloccato la Capitale, abbia impedito agli Stati generali della farmacia convocati a Roma da Federfarma di raggiungere le dimensioni annunciate alla vigilia,  alla fine la voglia della categoria  di esserci, contro ogni difficoltà, ha finito largamente per prevalere.

La stima degli organizzatori (per definizione sempre generosa)  quantifica in più di 2000 i farmacisti che hanno affollato ieri l’immensa sala del Rome Cavalieri Waldorf Astoria. Quel che è certo è che – al di là dei numeri – erano sicuramente in tanti i titolari arrivati a Roma per seguire i lavori di un appuntamento con il quale, nella sostanza, il sindacato delle farmacie private ha voluto tracciare il punto rotta del servizio farmaceutico in un momento cruciale, indicando le  strategie per il futuro, in un confronto con la base, gli stakeholders e – alla vigilia delle elezioni di domenica prossima – i rappresentanti dei partiti politici.

A Roma, in una serie di intensi panel definiti per congruenza tematica, guidati nel loro svolgimento dal giornalista Francesco Giorgino,  sono stati passati in rassegna tutti i problemi sul tappeto, poi condensati in una serie di proposte per il loro superamento che ora Federfarma sottoporrà all’attenzione della politica, delle istituzioni e dei “compagni di viaggio” della filiera del farmaco, ieri tutti presenti con i loro rappresentanti al Rome Cavalieri.

Inevitabile che a fare la parte del leone siano stati i temi più forti, a partire da quello del rinnovo della convenzione, con i corollari della revisione della remunerazione del servizio farmaceutico (da sganciare alla marginalità per legarlo all’onorario professionale) e di un adeguato riconoscimento, anche economico, della farmacia dei servizi, seguito da altre urgenze,  prima tra tutte quella di organizzarsi – attraverso l’integrazione in rete – per contrastare il prevedibile assalto delle società di capitale al retail farmaceutico con la costituzione di catene di farmacie. Ma non meno importanti, nella to do list presentata da Federfarma,  sono la necessità di risolvere il nodo  parafarmacie e quella di trovare soluzioni eque e praticabili per il riordino della previdenza di categoria,  aprendo un tavolo di confronto aperto a tutte le rappresentanze di categoria. Sul punto, merita certamente di essere ricordato l’intervento agli Stati generali del presidente dell’Enpaf Emilio Croce, molto concreto nel ricordare che lo stesso ente ha avviato già da più di due anni un percorso condiviso di riordino della previdenza di categoria, già concretizzatosi nell’approvazione unanime da parte del Consiglio nazionale (ovvero tutti i presidenti degli ordini provinciali, che rappresentano l’intera professione) del nuovo Regolamento per l’assistenza, e che allo stesso modo c’è una commissione al lavoro per la riforma (più complicata) della previdenza. “L’Enpaf ha già dimostrato con i fatti di essere il primo a essere aperto alla prospettiva di una revisione della previdenza di categoria”  ha detto Croce “con la sola condizione di essere perfettamente consapevoli della specificità del tema, dei limiti e dei vincoli di legge che bisogna rispettare e dei problemi e dei rischi che si correrebbero nel suggerire modifiche che potrebbero risolversi in danni devastanti per il futuro del nostro ente previdenziale autonomo, che è un patrimonio di tutta la professione e che tutta la professione deve quindi impegnarsi a salvaguardare, anche e soprattutto a tutela della sua indipendenza”: 

Le indicazioni emerse durante le quattro sessioni di lavoro (che Federfarma ha sintetizzato in una serie di schede, delle quali, per completezza di informazione, forniamo i link in calce a questo articolo) hanno di fatto composto il quadro di quello che, a tutti gli effetti, è il programma di politica sindacale che il vertice di Federfarma insediatosi lo scorso anno intende perseguire e sul quale, ovviamente, “si parrà la sua nobilitate”.

A sintetizzarlo è stato il presidente Marco Cossolo (nella foto), partendo dalla necessità di interventi in grado di riportare il quadro regolatorio del servizio farmaceutico in una necessaria dimensione di uniformità nazionale, sia pure nel rispetto del ruolo e dell’autonomia delle Regioni, rivedendo in particolare i “pesi” della distribuzione diretta e garantendo una Dpc declinata con modalità coerenti e senza sperequazioni  in tutto il territorio del Paese.

Per raggiungere questi traguardi, ha spiegato Cossolo, “il sindacato profonderà tutto il suo impegno, ma è anche necessario che i decisori politici facciano la loro parte”.  In particolare, ci deve essere la disponibilità a ridiscutere la legge 405/01,  “non per abolirla” ha affermato il presidente dei titolari “ma per creare i presupposti per restituire uniformità al servizio farmaceutico, prevedendo lo ‘spacchettamento’ dell’accordo convenzionale in due livelli, uno nazionale e l’altro da discutere con le Regioni sulle base delle necessità dei loro territori. Ciò anche nella prosettiva di una nuova remunerazione, che vogliamo ridiscutere ripartendo dalla proposta del 2012, che non è stata compresa,  applicando la stessa logica adottata per la Nuova tariffa nazionale, che è quella di remunerare il farmacista con un onorario professionale”.
Per il presidente del sindacato è però necessario che le scelte della politica e dei legislatori guardino alla farmacia cambiando approccio. “Bisogna smettere di considerare la farmacia utilizzando il cliché, tanto ostinato quanto frusto e non veritiero, del ricco esercizio commerciale  e valutarla invece per che è, è sempre stata e dovrà essere” ha affermato Cossolo: “Un presidio di salute di prossimità dove il cittadino trova risposte certe ai suoi bisogni e, dunque, un pilastro portante, nel vivo del territorio, del sistema sanitario nazionale”.

Per Cossolo, gli Stati generali sono stati un passaggio utile e importante per rafforzare e condividere all’interno della farmacia (ma anche della filiera) la visione della farmacia del futuro , rappresentandola in modo chiaro e coerente anche alla politica. “La condivisione dei colleghi di ciò che la farmacia dovrà essere e dovrà fare, assumendo nuovi impegni e garantendo nuovi servizi, è una condizione fondamentale per affermare, rafforzandolo, il ruolo sanitario dei nostri esercizi” ha detto al riguardo Cossolo “mentre un’attenzione diversa dei politici, scevra dai pregiudizi di cui la farmacia è stata in non poche occasioni vittima in passato, è la condizione necessaria perché il riconoscimento di un nuovo ruolo e più adeguato ruolo sanitario e professionale della farmacia arrivi realmente”.

Una conferma e un supporto alle conclusioni di Cossolo sono arrivati dalla presidente del Sunifar  Silvia Pagliacci, che non ha ovviamente mancato di allargare il discorso ai temi di più diretto interesse per i farmacisti che operano nella dimensione della ruralità, forse i più coinvolti e interessati al tema della convenzione. “L’obiettivo in sede di rinnovo sarà quello di ribadire il disagio dei centri nei quali operano i farmacisti rurali, che la legge stessa individua con criteri ben precisi, per prevedere adeguati riconoscimenti al ruolo e alla funzione di presidi sanitari e sociali ‘di frontiera’ svolto dalle farmacie dei centri più piccoli e disagiati” ha detto Pagliacci, che – sempre in direzione di favorire migliori condizioni di operatività per le farmacie rurali, ha  sostenuto la prospettiva rappresentata dal progetto di aggregazione perseguito da Federfarma e Federfarma Servizi con la creazioni di una rete integrata a supporto delle farmacie.

La presidente Sunifar ha anche confermato la necessità di rivedere gli strumenti della previdenza e dell’assistenza. “Bisogna introdurre modifiche che vadano in direzione di una maggiore equità e maggiori garanzie di sostenibilità economica per gli iscritti” ha detto Pagliacci, che ha anche voluto mettere in evidenza e sottolineare un aspetto fondamentale, quello di avviare programmi dedicati di formazione necessari per  preparare i farmacisti ad affrontare i nuovi ruoli che impone la farmacia dei servizi: “I servizi cognitivi di monitoraggio e di aderenza alle terapie, indispensabili per consentire a farmacie e farmacisti di giocare un ruolo decisivo nella presa in carico della cronicità” ha spiegato la presidente del sindacato dei titolari rurali. “richiedono competenze e conoscenze che abbiamo l’obbligo di implementare: per questo il capitolo della formazione sarà uno di quelli su cui il nostro sindacato ha in programma di investire di più, nella convinzione che un futuro migliore si costruisce anche attraverso l’impegno di tutti e di ciascuno a migliorare”.