Stagione influenzale 2017-18, previsti 4-5 milioni di casi

Roma, 26 settembre – Con l’equinozio del 22 settembre ormai alle spalle e l’ingresso ufficiale nella stagione autunnale, tornano inevitabilmente d’attualità le patologie tipiche delle stagioni fredde, influenza su tutte, con le prime previsioni relative alla loro diffusione.

Per la stagione 2017-2018 sono previsti dai quattro ai cinque milioni di casi di influenza, oltre a 8-10 milioni di sindromi provocate da altri virus respiratori: una epidemia, quindi, di media entità” anticipa al riguardo il virologo Fabrizio Pregliasco, del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano. “Avremo un solo nuovo virus in circolazione, il H1N1 pdm 09 (A/Michigan/45/2015), una variante similare ai virus dell’anno scorso. Ma molto dipenderà anche dal meteo: se questo inverno dovesse essere più lungo e freddo sicuramente si avranno molti più pazienti influenzati. Se, al contrario, l’inverno fosse più mite, saranno invece i virus ‘cugini’ dell’influenza, chiamati virus parainfluenzali, a essere avvantaggiati”.

Se sotto il termine generico di “influenza” si tende a comprendere una grande varietà di forme infettive, si può parlare di “vera influenza” solo se ci sono tre condizioni presenti contemporaneamente: febbre elevata (>38°) a insorgenza brusca, sintomi sistemici come dolori muscolari/articolari e sintomi respiratori come tosse, naso che cola, congestione/secrezione nasale o mal di gola. In tutti gli altri casi si parla di infezioni respiratorie acute o sindromi parainfluenzali.

In generale, si tratta di infezioni che si diffondono con grande rapidità: basti pensare” spiega Pregliasco “che un solo starnuto può contenere circa 40.000 micro goccioline che possono viaggiare a oltre 300 km/h. Relativamente più lente le 3.000 goccioline che scaturiscono da un colpo di tosse, che si muovono a circa 75 km/h”.

Secondo un’indagine di Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione) il comportamento degli italiani nel prevenire e affrontare l’influenza è nella maggioranza improntato al buon senso: le misure preventive più diffuse sono quelle coprirsi bene (55,1%), evitare gli sbalzi di temperatura, lavarsi spesso le mani (40,8%). Una consistente fetta di popolazione, però, pari quasi al 15%, non fa nulla per evitare di ammalarsi.

Quando ci sia ammala i farmaci senza obbligo di ricetta, di automedicazione risultano essere per il 57% degli italiani il rimedio più utilizzato in caso di sintomi influenzali e da raffreddamento.

Sempre validi anche i vecchi rimedi della nonna – brodo caldo, latte con miele, spremute – a cui si affidano quasi il 42% degli intervistati. Una percentuale purtroppo non irrilevante, il 22,5%, dichiara di ricorrere agli antibiotici.

In caso di contagio, il riposo resta un’arma fondamentale per aiutare l’organismo a sconfiggere i virus” spiega ancora Pregliasco. “Fondamentale è anche ricorrere ai farmaci di automedicazione, il pilastro principale nel trattamento delle sindromi influenzali e parainfluenzali. L’uso dei farmaci senza obbligo di ricetta deve servire ad attenuare i sintomi senza azzerarli, consultando il medico se le cose non migliorano dopo 4 – 5 giorni. Mai fare ricorso agli antibiotici che si hanno in casa senza prima vedere il proprio dottore. Infatti, gli antibiotici non sono efficaci per curare l’influenza e deve essere il medico curante a valutarne la prescrizione nelle complicanze batteriche broncopolmonari, quando i sintomi non passano oppure se, dopo un’apparente guarigione, si manifesta un ritorno di febbre con tosse produttiva”.

Il medico di famiglia rimane, comunque, in caso di malesseri influenzali, un riferimento importante a cui si rivolge il 50% della popolazione. Il 21% della popolazione, soprattutto donne, si affida invece al consiglio del farmacista, mentre il 40,5% degli intervistati dichiara di

non chiedere consiglio ad alcuno, ma fa riferimento alla propria esperienza, curandosi con farmaci da banco che già si conosce.

Con il crescere dell’età, cresce la consapevolezza delle complicanze dell’influenza e del valore del vaccino antinfluenzale: il 45% degli over 65 dichiara infatti di fare il vaccino tutti gli anni, contro il 14% della media generale..

La diffidenza nei confronti dei vaccini registrata nell’ultimo anno non sembra a ogni buon conto riguardare il vaccino antinfluenzale: meno del 5% lo ritiene pericoloso. Altre sono le motivazioni per cui più di due italiani su tre dichiarano di non aver mai fatto ricorso alla vaccinazione antinfluenzale.  Nella maggior parte dei casi (34,1%) ci si ammala raramente o non ci si è mai interrogati sulla possibilità di vaccinarsi (30,7%). Tuttavia, il 32,8% di coloro che non hanno mai fatto il vaccino ritiene che non sia necessario perché l’influenza non ha gravi conseguenza per la salute.

È però bene non dimenticare, osserva ancora Pregliasco, che “l’influenza può avere conseguenze anche gravi per i soggetti a rischio, per i quali il vaccino costituisce una prevenzione efficace contro le complicanze e per proteggere i soggetti più esposti della famiglia” spiega il virologo. “In questo senso,   senza dubbio un salvavita proprio per le categorie più fragili: i bambini molto piccoli, gli anziani, gli immunodepressi e coloro che sono affetti da patologie croniche sia di natura respiratoria che cardiaca”.

Bisogna però tener presente che il vaccino non protegge da tutti i virus in circolazione: ciò significa che la possibilità di ammalarsi non è eliminata, ma in caso di contagio il vaccino attenua i sintomi che possono essere comunque gestiti attraverso il ricorso responsabile ai farmaci di automedicazione.