Spesa farmaci, i dati 2016 Federfarma: crescita dimezzata dal 13,3% al 6%

Roma, 23 maggio – In Italia nel 2016 il mercato farmaceutico ha chiuso con un andamento a valori più che dimezzato rispetto al 2015 (6% contro il 13,3%). Con l’indebolirsi del contributo dei farmaci antivirali, anche il canale ospedaliero ha significativamente rallentato la crescita negli ultimi mesi dell’anno. La distribuzione per conto vale 1,8 milioni di euro ed è aumentata di oltre 144 milioni di euro rispetto al 2015 ma si evolve a un passo più contenuto (8,6%).

L’attivazione della distribuzione per conto è operativa in tutte le Regioni a eccezione dell’Abruzzo, ma con “pesi” variabili rispetto all’alternativa della distribuzione diretta in ospedale e strutture delle Asl. Emilia Romagna, Toscana, Sardegna, Umbria e provincia autonoma di  Bolzano hanno attivato in modo estensivo anche la distribuzione ai pazienti attraverso le aziende ospedaliere. In queste Regioni la distribuzione diretta in tutte le sue forme (Dpc e ospedaliera) supera il 55% dei consumi dei farmaci etici per i pazienti non ospedalizzati. La crescita del mercato farmaceutico italiano in valori si è più dimezzata rispetto al 2015: il mercato ha infatti chiuso con un + 6% contro il + 13,3% dell’anno precedente.

Questi i dati principali contenuti nel nuovo opuscolo La spesa farmaceutica nel 2016. Analisi dell’andamento della spesa farmaceutica convenzionata a livello nazionale e regionale, realizzato da Federfarma in collaborazione con Quintiles IMS di Federfarma e diffuso ieri, che conferma il trend di decremento costante della spesa lorda e netta in farmacia, dove le specialità medicinali nel 2016 hanno registrato un decremento del 2% a valori, “spalmato”  su tutte le voci. Il calo riguarda infatti i farmaci di autocura e in particolare gli Otc (che perdono 150 milioni rispetto all’anno precedente) ma anche i farmaci rimborsabili con nota.
Ancora una volta, è il segmento commerciale che permette di recuperare parte delle perdite, grazie in particolare al segmento dei prodotti notificati, con gli integratori su tutti, che crescono del 7% in volumi di vendita e dell’8% a valori.
Il turnover totale (farmaco e prodotti di libera vendita) chiude a 25,2 miliardi di euro, con una flessione del  -1,2% rispetto al 2015, mentre i volumi restano sostanzialmente invariati (-0,3%). Il consumo di farmaci etici totalmente o parzialmente rimborsabili è cresciuto (+0,2%) mentre la domanda dei prodotti totalmente a carico dei pazienti (fascia C) flette registrando un -1,7%.
Nel loro insieme, i medicinali con obbligo di ricetta mantengono livelli sostanzialmente analoghi a quelli dell’anno scorso a volumi, ma diminuiscono a valore per il noto fenomeno del calo dei prezzi conseguente alle ultime scadenze brevettuali.
In forte calo l’autocura, come già anticipato, specialmente sui farmaci di automedicazione, che segnano un importante meno 4,5, dovuto anche a una stagione influenzale che nella prima parte dell’anno era stata meno virulenta che in passato.
A riassumere il trend dell’anno scorso, tuttavia, può bastare il dato sulla spesa pro capite in farmacia, ch dai 425 euro del 2015 scende ai 413 del 2016.
L’opuscolo offre un’ampia e dettagliata panoramica delle differenze nell’andamento della spesa tra le diverse Regioni dei Paese e analizza anche i differenti “pesi” delle diverse modalità distributive, riassumibile nei dati generali che vedono la spesa farmaceutica convenzionata netta Ssn in calo (meno  (–1,3%) anche nel 206 rispetto al 2015, così come cala il numero delle ricette (-0,6%).  Continua invece a crescere sensibilmente la spesa per farmaci erogati dalle farmacie in Dpc (+8,3% rispetto al 2015), e le relative prescrizioni (l’aumento in quantità è del 9,7%).
Proprio le criticità determinate dal crescente ricorso alla distribuzione diretta sono il principale oggetto delle considerazioni di  Annarosa Racca, presidente di Federfarma, nella sua introduzione all’ opuscolo, dove propone un vero e proprio decalogo di problemi, dagli sprechi per la consegna di ingenti quantitativi di farmaci ai pazienti che si recano presso i presidi pubblici e che, in caso il paziente debba cambiare o interrompere la terapia, restano inutilizzati, sino alla perdita di ruolo delle farmacie, la cui attività viene svuotata di significato, in quanto la distribuzione dei farmaci innovativi e più costosi viene affidata ad altri punti di distribuzione, meno capillari e meno trasparenti, passando per
i costi aggiuntivi non precisamente quantificati che gravano sui bilanci pubblici e  le differenze di trattamento dei cittadini a livello locale non solo tra Regione e Regione, ma tra Asl della stessa Regione, a seconda delle scelte distributive effettuate.

Scaricare o consulta l’opuscolo Federfarma qui.