Speranza: “Vaccini in farmacia, il problema si può risolvere “

Roberto Speranza, in visita alla camera ardente del Senatore a Vita Emilio Colombo allestita nella sua abitazione. Roma 25 giugno 2013 ANSA/ANGELO CARCONI

Roma, 2 ottobre – “Le Regioni hanno fatto uno sforzo enorme che è consistito in un aumento del 70% delle dosi di vaccino influenzale rispetto all’anno scorso. Io penso che dobbiamo affrontare e risolvere nel tempo più breve possibile la questione delle farmacie in condivisione con le Regioni. Secondo me, ci sono le condizioni”. Lo ha dichiarato ieri il ministro della Salute Roberto Speranza  (nella foto), prima di entrare nello stabilimento Sanofi di Anagni (Frosinone), dove partirà la produzione del vaccino anti-Covid, rispondendo alle domande dei giornalisti su quello che è uno dei temi caldi di questi giorni, la temuta e (in assenza di interventi) ineluttabile carenza dei vaccini antinfluenzali in farmacia, che lascerà a secco  le persone che non fanno parte delle categorie a rischio, ovvero milioni di cittadini attivi, quelli che, lavorando e avendo dunque una vita di relazione e di movimento più intensa, sono più esposti al rischio di contagio, dal quale senza vaccino non potranno ovviamente proteggersi.
Alle farmacie, dopo l’intesa tra Stato e Regioni di metà settembre, andranno infatti solo 250 mila dosi di vaccino, ovvero l’1,5% della disponibilità totale delle Regione: una quantità in tatta evidenza troppo esigua, a fronte di un fabbisogno stimato in almeno 1,2 milioni di dosi. Più che comprensibili dunque gli allarmi dei farmacisti, che  – dopo le polemiche scaturite a inizio della pandemia Covid dalla carenza delle mascherine, temono di essere massacrati ancora una volta dal tritacarne mediatico, per quanto del tutto incolpevoli della eventuale impossibilità a reperire vaccini sul mercato per darli a tutte le persone che ne faranno richiesta.

Risultato immagine per massimo galli sacco Il problema esiste e, se non risolto, potrebbe avere conseguenze molto serie: l’incrocio tra l’arrivo dell’influenza stagionale e i contagi da Sars CoV 2 potrebbe infatti generare una situazione davvero drammatica per il nostro servizio sanitario, mettendo a dura prova i Pronto soccorso e tutte le sue strutture. Comprensibile dunque che i più autorevoli rappresentanti della comunità medico scientifica sollecitino un’immediata soluzione. Ieri è stata la volta di Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco e dell’università degli Studi di Milano (nella foto a lato), intervenuto su SkyTg24 e a Otto e mezzo su la7 proprio sul tema della indisponibilità nelle farmacie di vaccino antinfluenzale per le fasce di popolazione non incluse nell’offerta gratuita delle campagne istituzionali, esprimendo preoccupazione e affermando di “sperare ardentemente che la situazione di  venga superata in un breve periodo”.

Speranza, ad Anagni, non è andato oltre l’affermazione che esisterebbero appunto le condizioni perché ciò accada, senza però spiegare quali soluzioni possano essere adottare nel brevissimo termine, visto che di tempo non ce n’è più molto. Il generico riferimento a una  “ condivisione con le Regioni” fatto dal ministro, infatti, nVisualizza immagine di origineon spiega granché, visto che dagli amministratori regionali arrivano segnali in realtà contrastanti. Se da una parte Stefano Bonaccini spinge per raddoppiare la dose di vaccini da mettere a disposizione delle farmacie, portandola dall1,5 al 3%, come farà l’Emilia Romagna, dall’altra l’apertura del coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Luigi Icardi (nella foto a destra) sembra non andare oltre una disponibilità più formale che sostanziale: “Le Regioni sono pronte a dare più dosi di vaccino antinfluenzale alle farmacie purché vengano rispettate due condizioni sottoscritte nell’intesa dello scorso 14 settembre” ha detto infatti Icardi, aggiungendo che “la prima condizione è che le aziende ci forniscano le dosi da noi richieste ottemperando il contratto firmato; la seconda è di poter chiedere (ogni Regione può farlo o meno a seconda delle esigenze) un 20% in più di dosi”, che andrebbero appunto a soddisfare le richieste avanzate dalle farmacie.

Ma un conto è chiedere e un altro ottenere e, soprattutto, ottenerlo in tempi utili, soprattutto quando si tratta di vaccini, che hanno processi produttivi laboriosi e lunghi. Icardi, comunque, insiste convinto su questa falsariga: “Nell’intesa Stato-Regioni noi abbiamo assicurato una percentuale ‘di garanzia’ da dare subito alle farmacie, pari all’1,5% di quelle da noi acquistate, ma, come previsto dalle gare, Re regioni in caso di necessità possono chiedere alle aziende farmaceutiche il cosiddetto ‘sesto quinto’ ovvero un 20% in più dell’ordine e loro devono essere in grado di fornirlo”. La speranza, a questo punto, è che lo siano davvero.