Speranza: “Autonomia regionale non potrà riguardare i farmaci”

Roberto Speranza, in visita alla camera ardente del Senatore a Vita Emilio Colombo allestita nella sua abitazione. Roma 25 giugno 2013 ANSA/ANGELO CARCONI

Roma, 15 novembre – Un maggiore grado di autonomia regionale può essere un’opportunità, ma anche un rischio e la questione, in ogni caso, non può essere affrontata come una guerra tra opposte fazioni, un derby tra chi sostiene la necessità di devolvere nuove e crescenti competenze alle Regioni e chi, invece, vorrebbe mantenerle (e anzi semmai recuperarne altre) a livello centrale. In gioco, alla fine della fiera, c’è la tenuta del Sistema Paese e quindi la politica ha il compito di trovare il punto di equilibrio che permetta di declinare l’autonomia come “un punto di forza e ricchezza del sistema nazionale” .

Questa, in sintesi, la posizione espressa ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza (nella foto) davanti alla Commissione per le questioni regionali, nel corso dell’audizione resa nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul processo di attuazione del regionalismo differenziato (qui il video dell’intervento).

“L’autonomia può produrre benefici per la macchina pubblica se si riesce però a raggiunge un equilibrio, perché basta sbagliare di poco la ponderazione delle misure e da un’autonomia che produce benessere si passa facilmente a una che allarga le disuguaglianze e mina l’unità nazionale” ha affermato  Speranza, per il quale bisogna uscire dalla schizoidia di una discusione pubblica che oscilla “tra fasi ultrafederaliste e ultracentraliste”. Per il ministro è invece necessario trovare il modo di “massimizzarne l’opportunità rappresentata dall’autonomia e ridurne e il rischio”. Servono calma e gesso, dunque, riflessioni e approfondimenti: “Ben vengano confronti come quello di oggi” ha detto al riguardo al ministro.

Al di là delle considerazioni di metodo concernenti l’approccio a una questione centrale nell’attuale dibattito politico-istituzionale, Speranza non si è sottratto alle considerazioni di merito relative ai paletti che – a suo giudizio – la ridefinizione dei margini delle autonomie regionali non può assolutamente superare. E nella zona franca delle competenze che non possono essere sottratte alla potestà del governo centrale, il ministro colloca (insieme alle tariffe) i farmaci.
Per quanto riguarda il sistema tariffario, la posizione espressa dal ministro è chiara e lineare:  affidare al livello regionale la totale autonomia sulla materia, attraverso la determinazione di tariffe,  rimborsi e remunerazione della spesa sanitaria, significa aprire la porta al rischio di situazioni sperequate e dunque a “violazioni del principio di eguaglianza sostanziale di cui all’articolo 3 della Costituzione”. Questo, a giudizio di Speranza, per un evidente dato di fatto: non tutte le Regioni sono in grado di rispondere allo stesso modo ai bisogni dei propri territori.” I dati economici mostrano una differenza nei costi regionali dei singoli livelli di assistenza” ha spiegato il ministro, e ciò “rischia di pregiudicare il diritto alle cure e di minare l’equità del sistema”.
Ma il passaggio di maggiore interesse per i lettori di RIFday è sicuramente quello relativo alle competenze in materia di farmaceutica, sulle quali la posizione del ministro è di estrema fermezza: la sfera di autonomia regionale sul settore pharma non deve essere ulteriormente ampliata.
“Sono propenso a considerare molto problematiche eventuali ulteriori richieste di ampliamento della sfera di autonomia regionale nel settore della farmaceutica” ha detto al riguardo  il ministro, sottolineando che “il farmaco rappresenta uno strumento di tutela della salute e che i medicinali sono erogati dal Servizio sanitario nazionale in quanto inclusi nei livelli essenziali di assistenza”.
Speranza ha quindi sostanziato la sua affermazione ricordando come “il complesso delle disposizioni legislative dedicate a regolare la materia affida all’Aifa competenze che sono state ripetutamente e univocamente qualificate come esclusive dell’autorità statale sia dalla giurisprudenza costituzionale (Corte cost. n. 151 del 2014, n. 151; n. 8 del 2011; n. 44 del 2010) che da quella amministrativa (Cons. Stato, sez. III, 8 settembre 2014, n. 4538; id., sez. V, 7 ottobre 2008, n. 4900; sez. III, n. 2229 del 2018)”.
Il rosso su una eventuale devoluzione delle competenze in materia di farmaci Speranza lo fa scattare anche per le decisioni sul payback e quelle concernenti  l’equivalenza terapeutica: ” La previsione di un potere sostitutivo delle Regioni non appare conforme al principio di sussidiarietà verticale di cui all’articolo 118, comma 1, della Costituzione” ha detto al riguardo il ministro “oltreché al dettato dell’articolo 120 della Costituzione, che contempla il potere sostitutivo dello Stato nei confronti delle Regioni e non viceversa”.
Affermazioni che suonano decisamente rassicuranti rispetto agli scenari prospettati dai percorsi di autonomia differenziata tracciati dalle Regioni che perseguono un allargamento delle autonomie. Nell’accordo firmato a Palazzo Chigi a fine febbraio 2018 tra Governo e le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, sull’onda dei referendum regionali dell’ottobre 2017,  si faceva addirittura riferimento alla possibilità, per le Regioni, di adottare determinazioni relative all’equivalenza terapeutica dei medicinali, senza contare quella (sostenuta soprattutto dall’Emilia Romagna) di definire le forme della distribuzione diretta dei farmaci ai pazienti che richiedono un controllo ricorrente, in assistenza domiciliare, residenziale o semiresidenziale, alle dimissioni. Richieste che ovviamente farebbero fatica a passare se –  come auspica il mondo della farmacia – la posizione del ministro Speranza venisse sostenuta con forza da tutto il Governo.