Speculazioni sui Dpi,
la GdF interviene
a Taranto e Firenze

Roma, 31 marzo –  Continuano su tutto il territorio nazionale le operazioni finalizzate a stroncare le speculazioni legate all’epidemia in corso nel Paese, in particolare su quei prodotti (come le mascherine) indispensabili per contrastare la diffusione del coronavirus, che operatori senza scrupoli vendono a prezzi esorbitanti. Particolarmente attiva in quest’ambito è la Guardia di Finanza, che a Taranto, a seguito di due distinte operazioni, ha sequestrato nei giorni scorsi 3o mila mascherine (23 mila in un caso e settemila nell’altro) poste in vendita a prezzi spropositati. Le Fiamme Gialle hanno eseguito un decreto di perquisizione finalizzato al sequestro di tutte le mascherine pronte per la commercializzazione nella disponibilità del fornitore di sette esercizi commerciali tarantini (tra cui una farmacia e una parafarmacia), i cui titolari sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per aver praticato aumenti di prezzo  abnormi rispetto a quelli pre-emergenza. Il provvedimento della Procura di Taranto, firmato dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone e dalla sostituto procuratore Lucia Isceri, è stato eseguito presso le 15 sedi distribuite sul territorio nazionale di una società che ha sede legale a Milano e sedi secondarie in Campania, Lazio, Liguria, Puglia, Emilia Romagna, Toscana, Sicilia e Marche.

Dai riscontri è stato accertato che la variazione in aumento dei prezzi oscillava tra il 700% e il 1500% circa. Mascherine che nel 2019 venivano acquistate a 50 centesimi, in piena crisi sanitaria sono state proposte in vendita a enti pubblici a oltre 5 euro e ai privati a 35 euro. Inoltre, nell’ambito di un controllo ad una società con sede a Massafra, è stato rilevato che venivano proposte per la vendita mascherine Ffp2 a 16,50 euro ciascuna.

Secondo quanto riferiscono le cronache locali, al momento dell’accesso, i finanzieri hanno rilevato la presenza di operatori del 118 che, entrati per effettuare un acquisto di mascherine, avevano dovuto rinunciarvi a causa del prezzo eccessivo. Sono state così sottoposte a sequestro circa 10.000 mascherine e il titolare dell’attività è stato denunciato per manovre speculative su merci ai sensi dell’articolo 501 bis del codice penale.

Ancora più grosso il “bottino” della GdF in Toscana, dove a  Firenze e in alcuni comuni del circondario sono state sequestrate oltre 137 mila tra mascherine di varie tipologie (chirurgiche, Ffp 2 e Ffp3) in un’operazione condotta tra rivenditori finali, intermediari e importatori. I Dpi posti sotto sequestro erano privi della scheda tecnica del prodotto e di certificazioni che ne attestassero le caratteristiche e potevano dunque essere pericolose perché non conformi ai prescritti standard di sicurezza.

I finanzieri del 2° Nucleo operativo metropolitano di Firenze, riferisce una nota del Comando regionale della GdF ampiamente ripresa dai giornali locali,  hanno effettuato un primo sequestro di circa 1.600 mascherine del tipo Ffp3, le più filtranti, alcune delle quali vendute da alcune farmacie fiorentine e del nord Italia in semplici involucri in plastica, senza alcuna indicazione per l’utilizzo e con ricarico dell’800% rispetto al prezzo di importazione, in violazione del regolamento comunitario Ue, relativo agli obblighi di certificazione e informazione dei Dpi.

Anche i successivi accertamenti, svolti presso l’intermediario – che ne aveva ancora 1.400 in magazzino – e presso l’importatore al quale lo stesso si era rivolto, hanno fatto emergere la mancanza assoluta, anche all’origine, della scheda tecnica e della certificazione. In un secondo caso le Fiamme Gialle, mentre erano intente a verificare l’osservanza delle misure restrittive alla circolazione volte al contenimento del coronavirus, hanno notato una persona intenta a trasbordare alcuni pacchi da un furgone a un’autovettura che, a seguito di verifica, contenevano 18.000 mascherine con una certificazione non rispondente al prodotto. L’intensificazione dei servizi a tutela dei consumatori, con particolare riferimento all’emergenza epidemiologica da Covid-19, ha permesso di intercettare alcune spedizioni di mascherine destinate alla vendita, tutte prive di schede tecniche o documentazione e, in un caso relativo a una partita di 8.000 dispositivi, anche prive di fatturazione, in violazione della la valutazione della conformità dei dispositivi medici, e dei requisiti essenziali di sicurezza e funzionalità dei dispositivi di protezione individuale.