Specializzandi, in trincea per Covid, ma ancora senza contratto

Roma, 17 aprile – Basta con le disparità di trattamento rispetto ad altre professioni sanitarie, chiediamo al Governo di riconoscerci per quello che siamo, una parte integrante e fondamentale nella tutela della salute: oggi con l’accesso a incarichi straordinari per la gestione della pandemia Covid e in futuro con la tutela contrattuale del nostro percorso di specializzazione.

Questa la richiesta che Renasfo, la sigla che dall’autunno del 2017  riunisce in rete gli specializzandi in farmacia ospedaliera, avanza in una nota nella quale evidenzia e sottolinea come gli specializzandi stiano contribuendo, in piena emergenza pandemica, alla tenuta dei livelli assistenziali sia ospedalieri sia territoriali erogati dal Ssn. I farmacisti ospedalieri e delle strutture territoriali del Ssn, infatti,  non solo garantiscono “un’adeguata logistica dei beni sanitari, punto nevralgico per un sistema che amplia di giorno in giorno la propria capacità assistenziale”, ma svolgono “un ruolo non trascurabile anche nella gestione delle sperimentazioni cliniche sui nuovi farmaci per la cura dell’infezione, nell’allestimento di terapie personalizzate per i pazienti Covid come forme farmaceutiche alternative per i pazienti intubati, nella produzione di gel disinfettanti”. E, oltre a  contribuire alla gestione dei pazienti infettati, i farmacisti Ssn hanno riorganizzato il sistema di erogazione dei farmaci in ospedale, ma soprattutto sul territorio, per favorire il distanziamento sociale senza compromettere l’assistenza farmaceutica ai pazienti cronici. Come si preoccupa di sottolineare la nota, gli specializzandi in farmacia ospedaliera –  la cui presenza all’interno degli ospedali è stata garantita dal Dpcm 4 marzo 2020,  al pari di quella degli specializzandi di altre professioni sanitarie – stano contribuendo in via diretta a tutto questo.

“Ogni giorno, sia in tempi di pandemia che in tempi migliori, gli specializzandi farmacisti contribuiscono a garantire per tutti i cittadini il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione” scrive nella nota Renasfo. “Tuttavia non viene loro riconosciuta l’applicazione dell’articolo 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa (…)  Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”. Infatti, nonostante gli specializzandi in Farmacia ospedaliera frequentino a tempo pieno le strutture della rete formativa, come i colleghi specializzandi medici, non è previsto un contratto di formazione specialistica ex D. Lgs n. 368, 17/08/1999, e vengono quindi ad operare per lo più a titolo gratuito”.

Una questione annosa, che Renasfo ha posto fin dalla sua nascita, con l’obiettivo di porre fine a una  sperequazione che, per quanto del tutto ingiustificata, ancora permane: anche  nel recentissimo decreto legge del 9 marzo 2020, che rende accessibili ai medici al penultimo e ultimo anno di specialità, incarichi di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, agli specializzandi farmacisti e delle altre professioni sanitarie non mediche sembra infatti non essere riconosciuta l’accessibilità a questi contratti in risposta all’aumentato bisogno assistenziale provocato dalla pandemia in atto e dalle conseguenze che questa potrà avere in futuro.

“Questa disparità è stata segnalata, oggi come in passato, al ministero della Salute e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dalla Conferenza dei Direttori delle Scuole di specializzazione in Farmacia ospedaliera, dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani e dal Sinafo senza però ottenere una equiparazione delle tutele contrattuali con i colleghi medici” scrive Renasfo nella sua nota,  esprimendo il rammarico dei propri associati che, alle preoccupazioni dettate dalla gestione dell’emergenza, “devono aggiungere la ormai ben nota lotta quotidiana al precariato che investe tanti giovani appassionati e competenti che vorrebbero sentirsi solo più tutelati e valorizzati a fronte del proprio impegno quotidiano”.

Da qui la richiesta al Governo di “porre  l’attenzione anche su chi cura, riconoscendo la preziosa ricchezza di un sistema sanitario che per essere universale e di qualità deve continuare a coinvolgere un’ampia gamma di professionisti sanitari che, contribuendo alla sua efficacia ed efficienza vanno tutelati, senza distinzioni tra camici” e di cambiare rotta, rioconoscendo gli specializzandi ospedalieri  “come parte integrante e fondamentale nella tutela della salute: oggi con l’accesso a incarichi straordinari per la gestione della pandemia e in futuro con la tutela contrattuale del nostro percorso di specializzazione”.