Sinasfa: “Dal ritardo del rinnovo Ccnl danni anche alle pensioni”

Roma, 13 settembre – “Il mancato rinnovo del Ccnl produce danni non solo qui e ora, ma che i farmacisti collaboratori pagheranno anche in futuro sulle loro pensioni”.

Francesco Imperadrice, presidente di Sinasfa, il sindacato nazionale dei farmacisti non titolari, apre un nuovo fronte di discussione sul rinnovo del contratto nazionale dei dipendenti delle farmacie private, per il quale è stato finalmente avviato il confronto tra le parti: un primo incontro tra la delegazione di Federfarma per definire gli aspetti logistici del tavolo di negoziazione, propedeutici alla presentazione delle rispettive piattaforme, è già stato fissato per la fine di settembre.

“La perdita salariale subita negli ultimi quattro-cinque anni a causa del mancato rinnovo del contratto scaduto nel gennaio del 2013 ha aspetti negativi, in proiezione, che purtroppo non sono considerati abbastanza, quando invece sarebbe fondamentale farlo” spiega Imperadrice. “Mi riferisco alle ripercussioni che il mancato rinnovo – che ha già decurtato i redditi dell’ultimo quinquennio, producendo perdite calcolabili, sia pure a spanne, in circa 7-8000 euro per ciascun lavoratore, che non saranno certamente compensate dall’indennità di vacanza contrattuale del nuovo Ccnl – produrrà anche sulle posizioni pensionistiche dei farmacisti dipendenti”.

“I minori redditi, e i conseguenti minori versamenti all’Inps, comporteranno infatti inevitabili riflessi sul montante contributivo e quindi sulle prestazioni pensionistiche” continua il presidente di Sinasfa “producendo un danno differito ma se possibile ancora più grave e odioso del mancato adeguamento salariale subito in questi ultimi cinque anni”.

Imperadrice, al riguardo, fa riferimento a uno studio presentato dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil Piemonte (il sindacato dei docenti) nei giorni scorsi, ampiamente recensito il 9 settembre scorso da Il fatto quotidiano e dal suo direttore Marco Travaglio nel suo account su Facebook.

Secondo i dati della Flc Cgil piemontese, a una perdita salariale di 8mila euro corrisponde una perdita sul montante contributivo compresa tra i 68mila e i 70mila euro. “Un parametro che spiega a sufficienza l’entità del danno che verrà a prodursi sulle pensione future” spiega il presidente di Sinasfa. “Credo che la categoria tutta, parte datoriale e lavoratori, sul punto debba avviare una riflessione e un confronto che, fin qui, non ci sono mai stati”.

Per Imperadrice, la questione è vitale e riguarda anche, se non soprattutto, le generazioni più giovani, costrette oggi molto più che in passato a situazioni contrattuali a tempo determinato che comportano interruzioni nel lavoro che, a volte, possono anche essere estese.

“Le perdite salariali connesse agli stop&go nei contratti, oggi molto meno garantiti di un tempo e spesso atipici” spiega Imperadrice “producono effetti nefasti sulle pensioni future, ed è un problema che ricade soprattutto sulle spalle delle generazioni più giovani di colleghi, quelli che hanno cominciato a lavorare dopo la riforma pensionistica del 1995 che introdusse il metodo contributivo. Se vogliamo che espressioni come solidarietà generazionale, colleganza e solidarietà intracategoriale abbiano un senso e non siano soltanto slogan, si tratta di un problema che la professione farmaceutica tutta si deve porre e deve affrontare fin da subito”.