Sinasfa: “Ccnl farmacie nel comparto sanità? Dipende da Federfarma”

Roma, 30 novembre – Un inspiegabile mistero che i farmacisti (in particolare quelli dipendenti di farmacia) vivono come un’intollerabile beffa è lo scarto che esiste tra la loro identità professionale e la loro condizione contrattuale. Ancorché professionisti della sanità a pieno titolo, classificati e riconosciuti come tali dal ministero della Salute, il contratto nazionale di lavoro dei farmacisti collaboratori di farmacia è inserito nel comparto del commercio, senza che nessuno faccia molto più che niente per cambiare una situazione in tutta evidenza incongruente con la realtà dei fatti.  Evidentemente, “colà dove si puote” si ritiene che le cose vadano bene così e così debbano continuare ad andare.

Alla stessa parte datoriale firmataria del contratto insieme ai sindacati, che  pure non perde occasione di citare il suo personale laureato, ogni qual volta lo reputa utile e conveniente, come la vera, fondamentale risorsa della farmacia, quella che rende possibile il servizio professionale che ne fa il presidio di salute territoriale che è, non si scalmana davvero per cambiare l’attuale stato di cose (e, in verità, non si scalmana troppo nemmeno nel rinnovare il Ccnl).

Sinasfa, il sindacato nazionale dei farmacisti non titolari presieduto da Francesco Imperadrice (nella foto) ha voluto approfondire la questione, per capire in primo luogo le ragioni che hanno portato a inserire il Ccnl della farmacia privata nel comparto del commercio e non in quello della sanità (e si tratta di ragioni che, in primo luogo,  non sono lusinghiere né rendono giustizia alla stessa farmacia), ma anche per capire se e quanto i farmacisti collaboratori ci rimettano a vedersi applicare un regime contrattuale di un settore che non può certamente essere adeguato al loro rango di professionisti sanitari.

Per farlo, Sinasfa ha messo a confronto il Ccnl dei farmacisti collaboratori con quello dei farmacisti  inquadrati nel comparto della sanità privata. La comparazione è stata affidata, nello scorso mese di giugno, a uno studio di esperti (Diego Claudio Esposito & Associati) e la sigla dei non titolari ne ha reso noti nei giorni scorsi i risultati, pubblicandoli sul suo sito.

Due le ragioni principali che hanno portato Sinasfa a rendere pubbliche le risultanze dell’analisi. La prima è l’accesa discussione, in questi ultimi mesi, intorno alla figura del “farmacista vaccinatore”, alla possibilità di effettuare test e tamponi in farmacia e più in generale alla proposta di nuovi compiti oggi affidati a operatori sanitari inseriti nel comparto della sanità pubblica o privata: un’analisi comparata dei diversi contratti può aiutare a capire  cosa produrrebbe per i farmacisti il passaggio tra i comparti, così che ognuno possa rendersi conto della situazione contrattuale  e fare le proprie considerazioni al riguardo.

L’altra ragione sono alcune approssimative considerazioni rimbalzate sul web a proposito di un eventuale passaggio contrattuale dal commercio alla sanità: “Essendo convinti che quando si dice o si scrive qualcosa  bisogna quanto meno  sapere di cosa si sta  parlando” si legge nel documento Sinasfa “abbiamo deciso  di rendere pubblici i dati affinché non solo si possa discutere su elementi concreti ma soprattutto si sappia chi è che può  spostare il nostro contratto dal comparto del commercio a quello della sanità privata”.

Qui di seguito, senza ulteriori commenti o spiegazioni,  sintetizziamo le considerazioni finali di Sinasfa relative alla comparazione effettuata dallo Studio Diego Claudio Esposito & Associati (il cui testo integrale è  disponibile a questo link).

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Perché siamo inseriti nel comparto del commercio?

Un contratto in base all’articolo 2070 del Codice civile viene collocato nel comparto più idoneo a seconda dell’attività effettivamente svolta dall’imprenditore. Quando è nato il nostro contratto,  coloro i quali dovevano decidere  in quale comparto inserirlo,  hanno ritenuto che l’attività principale del farmacista collaboratore fosse quella del commercio. Il farmacista fu quindi inserito in un comparto che aveva come attività principale quella del commercio ossia uno scambio di prodotti contro denaro.

Questo comparto nel quale oggi siamo inquadrati non ha più nulla a che vedere con le odierne mansioni che si vogliono far svolgere al farmacista perché con  i cambiamenti ipotizzati negli ultimi anni dal progetto della “farmacia dei servizi” in poi, sono stati previsti dei compiti per il  farmacista collaboratore che non hanno più alcuna attinenza con il comparto del commercio ma ne hanno piuttosto con quello della sanità. Sul nostro Ccnl delle farmacie private, non troverete alcun riferimento ai “servizi” né tanto meno esistono norme che le disciplinano.

I contratti presi in esame sono  il Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti di farmacia privata siglato a Roma  il 26 maggio 2009 (con l’accordo di rinnovo Ccnl del 14 novembre 2011) e il Ccnl per il personale dipendente delle strutture sanitarie associate Aiop, Aris e Fdg siglato a Roma il 18 giugno 2014.

L’analisi comparata ha focalizzato l’attenzione su alcuni punti in particolare: 1) inquadramento; 2) numero di ore lavorate; 3) ferie; 4) periodo di prova; 5) flessibilità oraria; 6) aspetto retributivo.

Quali i vantaggi?

Leggendo le differenze tra i vari punti presi in esame, è indubbio che il passaggio del Ccnl farmacie private dal comparto del commercio a quello della sanità privata avrebbe per il farmacista collaboratore importanti vantaggi  non solo di natura economica ma anche sulla qualità della vita professionale e privata.Trenta giorni di ferie, 36 ore settimanali di lavoro, preavviso di un mese in caso di licenziamento, stipendio più alto sarebbero solo alcuni dei vantaggi del cambio di comparto.

Non trascurabile è anche il fatto che la collocazione nel comparto della sanità del Ccnl farmacie private, darebbe maggiore importanza alla figura del farmacista collaboratore e restituirebbe quella dignità professionale e d’immagine che i farmacisti collaboratori si sono  abbondantemente guadagnati sia con il percorso di studi  affrontato sia con il lavoro che quotidianamente supporta aiuta e consiglia  tutti i cittadini che si rivolgono in farmacia cercando una risposta ai loro problemi.

Da chi dipende questo passaggio di comparto?

Il passaggio di comparto è un obiettivo raggiungibile solo dell’ambito delle autonomie riconosciute costituzionalmente alle parti sindacali deputate.  Questo significa che per effettuare il passaggio dal comparto del commercio a quello della sanità serve la volontà dei sindacati al tavolo. In primis quella di Federfarma, ossia del sindacato autonomo di categoria maggiormente rappresentativo dei titolari di farmacia privata.

Riflessioni

Le riflessioni di Sinasfa partono da un comunicato stampa della Fofi  che ha come oggetto “i sei punti fondamentali per una riforma del settore farmaceutico”, dove si ribadiscono argomenti che è fondamentale affrontare con i ministeri competenti e con le Regioni al fine d’integrare e modernizzare la strutture e i servizi di un intero sistema.

Al punto 5, quel comunicato cita appunto il contratto del personale sanitario dipendente della farmacia, per il quale la Fofi chiede di trasformare il rapporto di lavoro, trasferendolo dall’area della contrattualistica del commercio a quella della sanità.

Avanzare una proposta del genere ai ministeri e alle Regioni, annota Sinasfa,  “significa che il ‘passaggio di comparto’ è considerato dalla  Fofi di primaria importanza  per tutelare gli interessi dei titolari e dei non titolari in un ottica di modernizzazione del sistema farmacia”. Però c’è un però: il comunicato stampa cui fa riferimento Sinasfa non è di oggi, ma del  28 settembre 2007, “quando Presidente della Fofi era il compianto Giacomo Leopardi, Maestro della Professione e persona estremamente lungimirante” .

Nel 2007, fa opportunamente notare Sinasfa,  l’idea della “farmacia dei servizi” era in fase embrionale, “perché solo nel 2009 con la legge 69 la farmacia si trasforma in presidio sanitario territoriale meglio noto come farmacia dei servizi”.

“La nostra interpretazione di quella proposta”  scrive il sindacato dei  non titolari “è che se si trasforma la farmacia con tutta una serie di provvedimenti legislativi in presidio sanitario territoriale  dando la possibilità a ogni farmacia, sia pubblica che privata, di  partecipare al servizio di assistenza domiciliare integrata per le persone residenti nel proprio territorio di pertinenza, di effettuare analisi di prima istanza (es. glicemia e pressione arteriosa), di consegnare a domicilio medicinali e dispositivi sanitari, di prenotare esami e visite specialistiche in strutture pubbliche e convenzionate, di mettere a disposizione – per specifiche prestazioni richieste dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta – infermieri, fisioterapisti e altri operatori socio-sanitari, eccetera,  inevitabilmente bisogna che il farmacista collaboratore  venga collocato nell’area della sanità posizione che è più consona più logica e più coerente.

Conclusioni

“Se oggi non solo ci viene chiesto di fare tutto quanto prevede la farmacia dei servizi ma anche  di fare corsi per somministrare  i vaccini qualora si riescano a cambiare le norme e di effettuare test sierologici, sulla carta in autoanalisi ma praticamente il più delle volte in analisi, cosa a oggi vietata dalla legge, è giusto e sacrosanto che il farmacista collaboratore venga tolto dal comparto del commercio e inserito in quello della Sanità” scrive in conclusione Sinasfa.

“Non è più pensabile di  accettare passivamente di fare qualsiasi cosa ci venga chiesta che non sia contemplata e normata  dal nostro  contratto e dalla legislazione in vigore. Vi ricordiamo che tutti i servizi svolti  dalle farmacie, e quindi principalmente da noi, sono remunerati, nessuna cosa viene fatta gratis, per cui è giusto e sacrosanto che parte dei guadagni dovuti a questi ‘servizi’ vengano contrattualmente riconosciuti a chi realmente li effettua”.

“Se si vuole  che noi si faccia ‘prestazioni sanitarie’ sempre nel rispetto delle leggi vigenti” è l’inevitabile e perentoria chiusura di Sinasfa  “dobbiamo essere collocati nel comparto idoneo ossia in quello della sanità”.