Sinasfa: “Ccnl, vanno aumentate le tutele per le patologie gravi”

 

Roma, 26 gennaio – “Una malattia o un incidente grave possono cambiare il corso della nostra vita. Tutti noi siamo a rischio con il nostro Ccnl. È di fondamentale importanza che in questo rinnovo cambino radicalmente le regole attualmente in vigore, altrimenti una malattia o un incidente possono essere anche la causa della perdita del posto di lavoro, il che è vergognoso e assurdo per una società civile”.

Ad affermarlo, in una nota pubblicata sul sito di Sinasfa, il sindacato nazionale dei farmacisti non titolari del quale è presidente (carica nella quale è stato confermato  domenica scorsa) è Francesco Imperadrice (nella foto), che torna così a sottolineare a a Federfarma e sindacati confederali, impegnati nelle trattative per il rinnovo, una delle criticità dell’attuale contratto nazionale di lavoro dei dipendenti delle farmacie.

Imperadrice fa riferimento ai dati dell’Aimac, l’Associazione italiana malati di cancro, secondo i quali il 30% dei malati oncologici (che sono in aumento) è in età lavorativa, con impatti devastanti anche sulla sfera professionale: secondo alcune indagini,infatti, circa l’80% dei pazienti ha subito conseguenze che vanno dalla perdita del lavoro alla riduzione del reddito.

“Un quadro che va tenuto in considerazione anche per la nostra categoria” afferma il presidente Sinasfa “e deve rappresentare un punto di partenza per avviare una riflessione sulle tutele, in generale, in caso di patologie serie o di stati prolungati di malattia” .

Per Imperadrice, la questione non riguarda solo le patologie oncologiche ma è di ordine generale a va allargata a tutte le malattie di particolare gravità e alle situazioni di salute che richiedono periodi di terapie o di ospedalizzazione o di riabilitazione lunghi con conseguente assenza dal lavoro.

“La situazione che rileviamo allo stato attuale è di variabilità a seconda delle categorie di lavoratori” spiega il presidente di Sinasfa. “Ogni contratto di lavoro nazionale affronta la tematica in maniera diversa, con diversi gradi di approfondimento e di arricchimento della tutela. Ma per quanto riguarda i collaboratori di farmacia privata la situazione è particolarmente difficile e riteniamo le tutele a oggi prospettate insufficienti. Indipendentemente dall’anzianità di contratto, viene garantito lo stipendio per 180 giorni e poi è previsto un periodo di 120 giorni di aspettativa non retribuita. E, a differenza di altri contratti” osserva ancora Imperadrice “non è prevista la possibilità di conservare ulteriormente il posto di lavoro o di allungare il periodo di comporto o dell’aspettativa non retribuita e nemmeno è previsto, in caso di ricovero o di chemioterapia, che questi giorni non vadano considerati e inclusi ai fini del computo del periodo di comporto“.

Per evidenziare l’inadeguatezza delle tutele, Imperadrice le confronta con quelle assicurate ai  farmacisti dipendenti con contratto Assofarm, che prevedono per i dipendenti fino a tre anni di anzianità un periodo di assenza di 16 mesi e, sopra i tre anni, di 24 mesi. “Scaduti questi, è previsto che le parti possano ulteriormente concordare una conservazione del posto di lavoro a stipendio zero e in caso di rientro tale periodo sarà considerato utile ai fini dell’anzianità di servizio” aggiunge il presidente del sindacato non titolari, che evidenzia anche le notevoli differenze di tutela anche sul versante contributivo:  “La copertura è più lunga” spiega “visto che i collaboratori con contratto Assofarm percepirebbero per i primi 8 mesi il 100% della retribuzione e per ulteriori 4 mesi il 50%, a differenza dei dipendenti delle farmacie private che percepirebbero lo stipendio intero per soli sei mesi”.

Da farmacisti, afferma ancora Imperadrice,  “sappiamo bene quale può essere l’iter terapeutico di molte patologie. Avere anche la tagliola di un eventuale licenziamento dopo 300 giorni di assenza dal lavoro rende ancora più dura la situazione“.

Da qui l’appello a valutare il problema in un’ottica solidaristica, allo scopo di  “aumentare le tutele per queste situazioni e allungare la prospettiva della conservazione del lavoro”. Sollecitazione che Imperadrice chiude con una riflessione finale:Oggi ci troviamo sempre più ad avere a che fare con patologie anche rare, di cui non si conosce il decorso né gli esiti. Credo che anche su questi aspetti occorra avviare la riflessione perché le tutele siano garantite sempre e perché ci sia una sensibilizzazione nella gestione di tali situazioni”  conclude Imperadrice “in modo che non siano oggetto di discriminazioni o di decisioni drammatiche solo in virtù di una malattia che non si conosce, solo in virtù del timore di ripercussioni sulla vita lavorativa”.