Sinasfa al governo: Imporre alle farmacie il servizio a battenti chiusi

Roma, 13 marzo – Anche i farmacisti non titolari, ovunque lavorino, devono poterlo fare in sicurezza. Il Governo ha quindi l’obbligo di emanare disposizioni che impongano di effettuare il servizio farmaceutico a battenti chiusi in tutte le farmacie del territorio nazionale “prive di garantite e adeguate misure di sicurezza”.

Questa istanza avanzata due giorni fa da Sinasfa, il sindacato nazionale dei farmacisti non titolari, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e inoltrata per conoscenza al titolare della Salute Roberto Speranza e al capo del Dipartimento della Protezione civile Angelo Borrelli.

Quattro, nel dettaglio, le richieste del sindacato presieduto da Francesco Imperadrice (nella foto): 1) assumere misure restrittive anche per le farmacie e per le parafarmacie obbligando tutte le sedi che non siano provviste (o fino a che non si siano adeguate) di protezioni come blindature o vetri o pannelli in plexiglass o di altro materiale compatibile che pongono una barriera protettiva integrale tra i clienti e i dipendenti, ad effettuare il servizio a battenti chiusi per tutto il tempo ritenuto necessario dalle autorità competenti; 2) nei limiti del possibile, fornire anche le farmacie e le parafarmacie di guanti e mascherine omologate; 3) obbligare che le consegne a a domicilio di farmaci a soggetti “deboli” siano effettuate solo da personale fornito  di protezioni adeguate (guanti e mascherine omologat); 4) disporre la sospensione di tutti i servizi che mettono a contatto diretto i dipendenti con i clienti, come ad esempio la misurazione della glicemia, della pressione o altri servizi similari.

“I farmacisti non titolari non stanno chiedendo di stare a casa protetti dai rischi di contagio come richiesto alla gran parte della popolazione italiana” spiega un comunicato Sinasfa “ma semplicemente di poter lavorare anche loro con protocolli di  sicurezza adeguati così come previsto nelle nuove restrizioni annunciate dal  Presidente del Consiglio”.

Le nrome dell’ultimo Dpcm, al riguardo, sono chiare: dove non esistono le condizioni di sicurezza non si può svolgere attività produttiva. “Questo è riferito alle fabbriche e ad altre attività produttive” osserva in proposito Sinasfa “ma riteniamo che la Costituzione italiana  preveda per tutti i cittadini e per tutti i lavoratori gli stessi diritti e le stesse garanzie”.

“I farmacisti non titolari – pur mancando  in molte sedi i protocolli di sicurezza, così come denunciato al sindacato da molti colleghi – stanno al momento continuando a svolgere la loro missione” si legge ancora nel comunicato “ma l’esposizione al contagio e i rischi che stanno correndo sono estremamente elevati e questo mette a repentaglio non solo la loro salute ma anche la continuità del servizio farmaceutico”.

Sinasfa ricorda al riguardo che “i lavoratori hanno un rappresentante per la sicurezza all’interno dell’azienda, che la valutazione dei rischi e le misure di sicurezza che il datore di lavoro deve attuare devono essere concordate con i lavoratori e che il Rls ha il potere di proporre ricorso alle autorità competenti se ritiene che le misure preventive presenti in azienda siano insufficienti a garantire la tutela dei lavoratori”.

“L’emergenza coronavirus ha portato ulteriori e drammatici problemi ma non ha modificato le necessità e i bisogni  della popolazione, a tutti i cittadini è permesso uscire se devono recarsi dal medico o in farmacia” conclude Sinasfa, evidenzia il forte incremento di lavoro in farmacia, “con la  conseguenza di un elevato numero di contatti tra la clientela e il personale cosa che va contro tutte le linee guida emanate fino a questo momento”.

Un modo per ribadire la fondatezza e l’urgenza delle richieste inviate al capo del governo.