Sinafo, no a proposta M5s che mette a rischio la farmacia ospedaliera

Roma, 3 dicembre – Quella norma non si ha da fare, né adesso né mai. Questo il perentorio messaggio che Sinafo ha indirizzato ieri ai presidenti di Fofi, Sifo, Sifact e della Conferenza delle Scuole di specializzazione in Farmacia ospedaliera, chiedendo a questi organismi  istituzionali della professione di schierarsi insieme al sindacato per stroncare sul nascere  il tentativo di sottrarre per via legislativa le competenze, il ruolo e le funzioni professionali dei farmacisti ospedalieri trasferendole a una istituenda Uoc di Farmacologia clinica nell’ambito del Dipartimento dei Servizi sanitari o delle Direzioni sanitarie.

Angela IANAROA perseguire questo disegno, reiterando tentativi già effettuati in passato,  è un emendamento (per la cronaca, è il n. 81.031) al ddl di bilancio 2021 attualmente all’esame della Camera dei Deputati. La proposta correttiva, a prima firma di Angela Ianaro  (M5s, nella foto a sinistra), si propone appunto di instaurare all’interno delle strutture ospedaliere una Uoc che svolga tutta una serie di attività da sempre affidate ai servizi di Farmacia ospedaliera.

Una prima, analoga proposta era stata avanzata nel febbraio 2019: prevedeva, nella sostanza, la presenza del farmacologo medico all’interno della Uoc di Farmacia ospedaliera. Questa volta il tentativo – ritenuto dai farmacisti ospedalieri pregiudizievole della loro figura professionale, alla quale verrebbero sottratte autonomia e responsabilità – viene condotto invece cambiando allocazione: la Uoc verrebbe infatti istituita, come già anticipato, all’interno del Dipartimento dei Servizi sanitari o delle Direzioni sanitarie. Il che, argomentano Roberta Di Turi (nella foto del titolo) e Giangiuseppe Console, rispettivamente segretario nazionale e presidente di Sinafo (sindacato che fa parte della Federazione Fassid), è se possibile ancora peggio, perché  “non si cambiano gli obiettivi (anzi)”. Per Di Turi e Console, infatti, la finalità dichiarata della misura proposta dall’emendamento è quella di “promuovere la sicurezza, l’efficacia e l’appropriatezza nell’uso dei farmaci”, lasciando intendere che questi aspetti essenziali dell’assistenza terapeutica oggi non trovino applicazione e che vi sia dunque necessità di colmare questa presunta lacuna.

Che però, afferma risolutamente Sinafo, non esiste: “Tutte le attività che vengono indicate nell’emendamento sono svolte integralmente all’interno dei servizi ospedalieri e territoriale del Ssn” scrivono Di Turi e Console, citare ampiamente gli obiettivi formativi di base della del farmacista ospedaliero, così come minuziosamente individuati da un apposito decreto ministeriale. E dal momento che quegli obiettivi formativi di base “trovano equazione con gli ambiti specifici di competenza professionale, si ritiene che il vuoto presupposto nella promozione della sicurezza, efficacia e appropriatezza dei farmaci non abbia rilevanza nel profilo professionale, bensì nelle risorse assegnate a chi è già titolare della materia”.

I due sindacalisti fanno anche un esplicito riferimento al Dpr n, 128/69, che all’art. 22 individua i requisiti della farmacia interna recitando che “Gli ospedali regionali e provinciali devono essere dotati del servizio di farmacia interna”. Di più: il disposto obbligatorio “individua nella farmacia e nella figura del farmacista (e del solo farmacista) l’esercizio delle competenze di ordine farmaceutico nei processi di governance, selezione appalti e distribuzione, produzione galenica ma anche dei servizi di farmacia clinica, di sicurezza del paziente a garanzia di qualità di cura, pharmaceutical care di reparto nonché formazione e ricerca, ivi inclusa la sperimentazione clinica”.

Ma c’è dell’altro: i due responsabili nazionali di Sinafo ricordano infatti che sono “ambiti codificati  e definiti anche la farmacovigilanza, la farmacoeconomia, la farmaco-utilizzazione, il controllo della spesa convenzionata esterna e continuità assistenziale ospedale-territorio, completata dalla gestione dei flussi regionali e ministeriali”. E la figura del farmacista ospedaliero era stata anche già individuata dal ministero della Salute per la prevenzione degli errori in terapia e l’implementazione delle politiche di governo clinico in ambito oncologico. “Venne avviato, a tal proposito,  un progetto sperimentale concluso con esiti ampiamente favorevoli ed elogi” scrivono Di Turi e Console “ma non venne mai stanziato un corrispettivo finanziamento”. Mentre ora, protestano i due rappresentanti sindacali, “si vorrebbe attivare oggi un analogo percorso, con altra figura professionale, questa voltà però trovando i fonti, a discapito di chi da tempo attende, dopo aver già dato ampia prova di capacità”. Una discriminazione palesemente inaccettabile, protestano Di Turi e Console, “violentemente avversa nei confronti della nostra categoria professionale”. 

Da qui la bocciatura senza appello di Sinafo alla proposta dell’emendamento Ianaro, ritenuta “inutile, paradossale, antieconomica e gravemente lesiva  e offensiva nei confronti della professione esercitata dai farmacisti ospedalieri e territoriali del Ssn,  sia per la palese discriminazione categoriale, sia per la distorsiva collocazione normativa che rompe l’organicità della materia già governata”.

La lettera di Sinafo si conclude con l’annuncio dell’intenzione del sindacato di porre in essere ogni possibile azione che possa ostacolare e impedire l’approvazione dell’emendamento e della determinazione a sollevare tutto il clamore necessario sulla vicenda “fino a che non si otterrà quanto atteso”.