Sinafo: “In emergenza giusto dare farmaci della diretta nelle farmacie”

Roma, 10 aprile – “Chiedere alle farmacie ospedaliere e delle Asl di recapitare a domicilio i farmaci della diretta significa costringerle a uno sforzo organizzativo immane e insostenibile, quando invece sarebbe molto più agevole affidarne la dispensazione in modalità dpc alle farmacie del territorio”.

È il passaggio decisamente più significativo dell’intervista concessa a F-Press da Roberta Di Turi (nella foto), segretario nazionale di Sinafo Fassid, il sindacato dei farmacisti ospedalieri e dei servizi farmaceutici delle Asl, che la newsletter della Fondazione Murialti ha pubblicato ieri. Per il suo rilevante interesse, riteniamo utile riproporne i contenuti.

Sollecitata sui sospetti di una certa qual resistenza che i farmacisti  ospedalieri opporrebbero in non poche Regioni al recepimento  dell’ordinanza della Protezione civile del 20 marzo scorso che autorizzava a spostare la distribuzione diretta sulle farmacie del territorio, con l’obiettivo evidente e necessitato di ridurre la circolazione di assistiti e malati, Di Turi ha rovesciato il tavol0 e (sorprendendo molti)  ha affermato con la sua abituale chiarezza  che – al contrario – non c’è alcuna opposizione, da parte dei farmacisti ospedalieri – all’attuazione dell’ordinanza. Di più: i tempi di emergenza che stiamo vivendo non sono più adatti per estemporanei avventurismi, quale sarebbe ad esempio quello di “forzare” ruolo, natura e funzione dei farmacisti del servizio ospedaliero e pubblico obbligandoli a improvvisare in breve tempo servizi complessi come la distribuzione dei farmaci a domicilio.

Chiarissimo, al riguardo, il pensiero di Di Turi, articolato in tre considerazioni. La prima: “Quando parliamo di farmaci complessi da somministrare in ambiente protetto come quello ospedaliero, facciamo sovente riferimento a pazienti cronici, anziani o fragili che hanno bisogno non solo della terapia ma anche di essere seguiti continuativamente, di avere un riferimento costante”. La seconda: “Oggi non c’è la garanzia che i farmaci della diretta possano essere recapitati a domicilio capillarmente, senza il rischio per esempio che qualche paziente venga dimenticato oppure che si debbano consegnare forniture per diversi mesi di terapia e quindi non vedere più il paziente per lungo tempo“. La terza, coerente, conseguente e conclusiva: “La strada più facile è quella di affidare la dispensazione della diretta alle farmacie del territorio”.

Le ragioni delle difficoltà che alcune Regioni sollevano nel recepire e dare esecuzione alla richiamata ordinanza della Protezione civile, dunque, vanno ricercate altrove: “Non ci siamo mai considerati antagonisti dei farmacisti del territorio” spiega Di Turi  nell’intervista a F-Press. “È la confusione tra i modelli distributivi che ha alzato barriere che non aiutano: noi ospedalieri dovremmo occuparci di governo clinico, verifica dell’appropriatezza, farmacovigilanza; la dispensazione vera e propria dovrebbe essere lasciata alle farmacie di comunità. Se oggi l’ordinanza crea incertezze in molte Regioni, è per la disomogeneità dei modelli e degli assetti distributivi: abbiamo 21 diversi servizi sanitari e disposizioni come quelle della Protezione civile creano sconcerto, ogni Regione aspetta di vedere che cosa fanno le altre. Io invece sono per l’omogeneità, per un modello unico su tutto il territorio nazionale”.

Anche Sinafo, in tutta evidenza, appartiene dunque alla folta schiera di quanti ritengono inevitabili interventi sul Titolo V della Costituzione che consentano di ridisegnare la mappa delle competenze istituzionali in materia di governo della salute. Ma questo è, di necessità, un discorso del poi (peraltro già sollevato negli ultimi giorni da interventi autorevoli come quello del vicesegretario del Pd Andrea Orlando e, a livello parlamentare, da un disegno di legge prima firma della senatrice Paola Taverna). Ora, nell’emergenza, come si esce dall’impasse? La soluzione, per Di Turi, non la si trova ripescando iniziative e progetti del passato, come ad esempio la proposta di  riordino del Pht che Federfarma e Sifo avevano cercato nel 2017 di “costruire” guardando anche al profilo delle ricadute in termini di impatto economico e sulla base di criteri e parametri condivisi dalle diverse parti in gioco, per evitare rilevazioni “orientate”. Un tentativo che però non portò poi ad  alcun risultato e che per Di Turi sarebbe in ogni caso inutile andare a ripescare, “perché oggi servono risposte rapidissime, bisogna assicurare la dispensazione dei farmaci alle popolazioni più remote”.

La soluzione in questa fase d’emergenza, semmai, per il segretario nazionale di Sinafo passa attraverso “un’intesa che riservi alle farmacie ospedaliere la distribuzione dei farmaci per i quali c’è davvero bisogno di somministrazione protetta e monitoraggio costante e alle farmacie del territorio la dispensazione in dpc di tutti gli altri”. Intesa che – è ragionevole ritenere – le sigle delle farmacie territoriali sarebbero con ogni probabilità disponibile a sottoscrivere subito. E che, chiarisce Di Turi, non può che essere di respiro nazionale, fondata su “una lista unica del Pht per tutte le Regioni e una remunerazione unica per i farmaci della dpc. La discriminante è la fragilità, oggi invece la moltiplicazione dei modelli genera confusione”.