Sifo, parte un progetto per “prendere in carico” i cronici sul territorio

Roma, 30 novembre – Si chiama Atreo (che, al di là delle suggestioni mitologiche, è solo un acronimo per Aderenza alla terapia e raccolta evidenze e osservazioni real world life) ed è il progetto sperimentale della Sifo per la presa in carico delle cronicità sul territorio, presentato in occasione del 38° congresso nazionale conclusosi a Roma domenica scorsa.

L’iniziativa prevede di arruolare 75 farmacisti ospedalieri ai quali affidare la presa in carico dell’assistenza farmaceutica di almeno 1500 pazienti cronici sul territorio, valutando costantemente l’aderenza alle terapie farmacologiche e gli effetti di queste in relazione agli obiettivi terapeutici.

Tre le fasi del progetto: la prima è l’arruolamento dei 75 professionisti (25 per ogni macrodistretto del Paese: Nord, Centro e Sud), che saranno sottoposti a un apposito percorso di formazione. La seconda è l’assistenza “P to P” ai pazienti che saranno loro affidati sul territorio, con valutazioni periodiche sia in ordine all’uso dei farmaci sia sull’aderenza alla terapia. La terza e ultima fase sarà dedicata all’analisi dei dati e alla stesura di un rapporto finale, che potrà eventualmente servire all’elaborazione di un progetto strutturato di intervento da proporre nel prossimo futuro ai servizi sanitari regionali.

L’iniziativa della Sifo si inserisce nel novero dei progetti (da ultimo quello recentemente partito in Veneto, frutto di un accordo tra FarmacieUnite e la Regione)  che il mondo della farmacia sta elaborando per  trovare risposte efficaci alla necessità di “governare” meglio la spesa farmaceutica, in larga parte assorbita proprio dalle cronicità, garantendo così la sostenibilità del sistema. Le patologie croniche sono infatti in continuo aumento e con esse, in ragione dell’aumento dell’aspettativa di vita, cresce anche la percentuale di pazienti anziani e fragili: il 75% dei pazienti di età compresa fra i 64 e i 75 anni è portatore di una patologia cronica e quasi il 50% ne ha almeno due.

“È sufficiente guardare i dati per capire che il sistema sanitario deve governare il settore del farmaco non solo in termini di costi del farmaco” spiega Ignazia Poidomani (nella foto),  del Consiglio direttivo Sifo. “La mancata aderenza alla terapia è uno spreco di risorse e, in un sistema integrato di interventi, il farmacista ospedaliero può dare un enorme contributo per combatterla”.

Il progetto Atreo si propone appunto di dimostrare la fondatezza di questo assunto: “Sifo ha pensato a un progetto rivolto al paziente cronico che vede il farmacista uscire dagli ospedali e portare la farmacia clinica nel territorio, a stretto contatto con i malati” afferma Poidomani, precisando che il farmacista “non si occupa più solo dei compiti tradizionali, ma è un farmacista che ascolta il paziente, che attraverso i principi della comunicazione e del counseling opera attività come la riconciliazione della terapia farmacologica, in applicazione della Raccomandazione n. 17 del ministero della Salute”.

Si tratta, come si ricorderà, del documento elaborato nel 2015 dalla Direzione della Programmazione sanitaria con l’obiettivo di prevenire gli errori in terapia nei momenti in cui il paziente viene ricoverato o dimesso o  trasferito tra reparti dello stesso ospedale o ad altra struttura ospedaliera o extraospedaliera, sul territorio.