Sif su povertà sanitaria: “Fenomeno raddoppiato dal 2007 a oggi”

Roma, 25 novembre – Il diritto alla salute, che la Carta costituzionale vuole uguale per tutti, i Italia è in realtà ben lontano dall’esserlo: il divario tra chi può accedere con pienezza alle cure e chi invece non solo esiste, ma si va acuendo.

A tracciare il perimetro del problema, in occasione del recente congresso nazionale della Società italiana di Farmacologia a Firenze, è stato tracciato Silvano Cella, docente di Farmacologia Università di Milano e membro della stessa Sif, analizzando in paricolare il fenomento della cosiddetta poverà farmaceutica.

L’identikit di chi è costretto a rinunciare alle cure è ormai ben caratterizzato: sono soprattutto gli stranieri, chi ha un basso titolo di studio, chi ha più figli, chi vive al Sud, e ancora le casalinghe, i pensionati e i lavoratori atipici.

La mancanza di cura di sé e della prevenzione, naturalmente, porta gli individui a peggiorare la propria condizione, cosa che va ad aggravare ulteriormente le spese a carico del Sistema sanitario nazionale. “Sono 5 milioni gli italiani che vivono in condizione di povertà assoluta”  ha spiegato Cella “e sappiamo che la spesa media pro-capite per le cure per questa fascia di popolazione è di appena 128 euro  all’anno, contro i 769  di chi non ha problemi economici”.

Il dato più inquietante, come accennato in premessa, è che la situazione, lungi dal migliorare, si sta aggravando: i numeri della povertà assoluta dell’Istat citati dicono che i poveri sono raddoppiati dal 2007 ad oggi. “Negli ultimi 4 anni ogni italiano, in buone condizioni economiche, è stato costretto ad aumentare di 87 euro  il budget destinato alle spese sanitarie, mentre i cittadini in difficoltà si sono potuti permettere un aumento di soli 8 euro , quasi tutti spesi in farmaci a scapito di esami e prestazioni diagnostiche, quindi prevenzione”.

Esiste un gradiente regionale, per quanto riguarda la povertà farmaceutica: da Nord a Sud aumenta il numero delle famiglie in difficoltà economiche e, di conseguenza, scende la spesa sanitaria, vale a dire la capacità di curarsi e fare visite ed esami diagnostici. La situazione è drammatica per i migranti, specialmente senza permesso di soggiorno e quindi senza il diritto di accedere alle tutele del Ssn, se non in casi di emergenza.

Il caso dei migranti, inoltre, è ulteriormente aggravato: il mutamento delle abitudini alimentari, l’esposizione a sostanze inquinanti e l’adesione a stili di vita impropri, che assumono una volta arrivati nei nostri territori, determinano un aumento delle malattie croniche non trasmissibili come le malattie cardiovascolari, il diabete mellito e i tumori. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le patologie croniche non trasmissibili rappresentano attualmente la principale causa di morte, di disabilità e di spesa sanitaria a livello planetario.