Sì del Senato al decreto Vaccini, che passa alla Camera per il rush finale

Roma, 21 luglio – A larga maggioranza (171 sì, 63 no e 19 astenuti) l’Aula del Senato ha approvato ieri il disegno di legge di conversione del decreto legge n.73/2017, che ha esteso l’obbligo vaccinale nel nostro Paese, per garantire l’obiettivo di raggiungere la soglia di copertura del 95% oltre la quale scatta l’immunità di gregge, soglia che in molte parti d’Italia è ben lontana dall’essere raggiunta (si veda, al riguardo, l’interessante e preoccupante mappa tracciata un mese fa da wired.it).

Il testo del decreto, a dir poco controverso (tanto da essere approvato con un nuovo titolo: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie derivanti da somministrazione dei farmaci”) è stato oggetto di una lunga discussione prima in Commissione, poi in Aula, che ha introdotto diverse modifiche al testo, prima tra tutte la riduzione del numero dei vaccini obbligatori. Nelle intenzioni della ministra Lorenzin e del governo sarebbero dovuti essere 12, ma sono scesi a 10, per l’esattezza quelli contro poliomielite, difterite, tetano, epatite B, pertosse, influenza di tipo b, morbillo, rosolia, parotite e varicella.

Esclusi, invece, quelli contro le meningiti di tipo B e C, inizialmente compresi nel mazzo degli obbligatori: insieme ai vaccini contro lo pneumococco coniugato e il rotavirus, vanno a costituire un quartetto di profilassi vaccinali delle quali le Asl dovranno comunque promuovere la somministrazione, garantendola gratuitamente.

L’obbligo non sarà in ogni caso perpetuo: il testo licenziato dal Senato prevede infatti che resti in vigore solo fino a che non saranno ripristinati i livelli di copertura. Tra tre anni, inoltre, dovranno essere valutati i dati epidemiologici e le coperture di morbillo, parotite, rosolia e varicella, con l’obiettivo di valutare la possibile sospensione dell’obbligo per i vaccini contro queste malattie. Correzioni di tiro che suonano (anche) come segnali di disponibilità nei confronti del fronte, vasto e non composto soltanto di irriducibili  no vax,

Pardgimatico, in questo senso, l’emendamento – anch’esso approvato – della relatrice Patrizia Manassero (Pd), che prevede la fornitura di vaccini monocomponente, per garantire a una persona che, ad esempio, abbia già contratto il morbillo la possibilità di prendere un vaccino contro la parotite e uno contro la rosolia, invece del trivalente Mpr attualmente in uso che immunizza contro le tre patologie insieme. L’istanza (avanzata in prima battuta da Paola Taverna, M5S) non ha alcun fondamento da un punto di vista scientifico, non essendovi alcun rischio nel vaccinarsi contro una malattia per la quale si è già immunizzati, ma accoglierla ha rappresentato un segnale di buona volontà per appianare almeno una parte delle obiezioni avanzate e abbassare la tensione rispetto al provvedimento e più in generale del clima creatosi   sul tema. Le classiche misure che, a tagliar corto, servono più alla politica che alla medicina e alla salute dei cittadini.

Uno dei capitoli più controversi, quello delle sanzioni (inizialmente durissime, con multe da 500 a 7500 euro e addirittura la sospensione della potestà genitoriale), è stato drasticamente ridimensionato: su proposta della senatrice Maria Rizzotti (Forza Italia), le ammende per il mancato rispetto dell’obbligo vaccinale sono state fissate nel range da 100 a 500 euro ed è sparito il riferimento alla potestà dei genitori.

Due le scadenze (il 10 settembre per le scuole dell’infanzia, il 31 ottobre per tutte le altre) entro le quali i genitori dovranno presentare un certificato che attesti l’avvenuta vaccinazione dei propri figli o, quantomeno, che è stata prenotata la somministrazione dei vaccini. E, a questo proposito, il testo approvato ieri introduce all’art. 5, grazie a un emendamento della relatrice Manassero, una norma di diretto interesse per le farmacie, che in via sperimentale e al fine di agevolare gli adempimenti vaccinali relativi all’anno scolastico 2017/2018, potranno anch’esse effettuare  la prenotazione delle vaccinazioni, attraverso il Centro unificato di prenotazione (sistema Cup). La misura, al di là dei suoi evidenti profili di opportunità, in qualche modo suona anche come un “risarcimento” per il mancato accoglimento della proposta di fare delle farmacie presidi per la somministrazione dei vaccini, da parte di medici e in “ambiente adeguato”, contenuta in un emendamento presentato dai senatori D’Ambrosio Lettieri, Mandelli e Rizzotti poi riformulato dalla relatrice Manassero, poi ritirato per le riserve della Commissione Bilancio e, probabilmente, anche per le forti reazioni negative della professione medica.

Le farmacie sono espressamente chiamate in causa anche in un altro punto del ddl, all’art. 2, dedicato alle iniziative di comunicazione e informazione sulle vaccinazioni: con riferimento delle campagne che il ministero della Salute dovrà attuare da luglio 2017 per diffondere la cultura vaccinale,  è previsto infatti che il dicastero possa appoggiarsi su medici di famiglia, pediatri, consultori e anche sulle farmacie aperte al pubblico sul territorio.

Tra i punti qualificanti del provvedimento licenziato ieri a Palazzo Madama, spicca l’istituzione di un’Anagrafe vaccinale nazionale, della quale dovrà farsi carico il ministero. Si tratta di un  database che dovrà contenere tutti i dati relativi alle coperture vaccinali, alle dosi e ai tempi di somministrazione e agli eventuali eventi avversi, per la cui realizzazione è previsto un costo di 310 mila euro.

Saltata, invece, la previsione di estendere l’obbligo vaccinale anche agli operatori sanitari e scolastici,  proposta che (a partire dalla Regione Lazio, dove è partita un’offerta vaccinale rivolta agli operatori della sanità) aveva avuto diversi sostenitori, anche all’interno della comunità scientifica, tanto da essere  recepita dal Senato, almeno in prima istanza. Questioni di copertura finanziaria sollevate dalla Commissione Bilancio  hanno però costretto a fare marcia indietro e nel testo approvato ieri rimane solo una raccomandazione al governo affinché preveda iniziative che diffondano la cultura vaccinale tra medici, infermieri e insegnanti.

Dopo il via libera di ieri a Palazzo Madama, il decreto passa alla Camera dei Deputati: già oggi, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari, sbarcherà in Commissione Affari sociali, dove la discussione degli emendamenti partirà già nella seduta di domenica prossima e avrà tempi molto stretti, per permettere l’arrivo in Aula del provvedimento nella seduta pomeridiana di mercoledì 26 luglio, con il Governo pronto a porre la questione di fiducia sul voto finale, che potrebbe arrivare il successivo venerdì 28, al termine della seduta d’Aula antimeridiana.

Un percorso a marce forzate, reso necessario dal fatto che di tempo, ormai, ne è rimasto davvero poco: il decreto dovrà infatti essere convertito in legge entro il prossimo 6 agosto. In caso contrario, decadrà.