Shopper plastica, dal 1° gennaio scatta
l’obbligo di pagarli

Roma, 29 dicembre – Con la legge 123/2017 di conversione del decreto legge 91/2017, in vigore dallo scorso 13 agosto, è stata recepita nel nostro ordinamento la nuova normativa comunitaria sui cosiddetti shopper, le buste di plastica utilizzate in ambito commerciale per consegnare le merci ai clienti.

A differenza della precedente, la nuova legge si applica a tutte le buste di plastica: le disposizioni riguardano infatti sia gli shopper con i manici forniti ai clienti per il trasporto della merce acquistata, sia quelli senza manici utilizzati per contenere gli alimenti “sfusi” che il cliente sceglie autonomamente (come accade ad esempio negli esercizi di ortofrutta) e poi paga alla cassa.
Le nuove regole entrano in vigore il 1° gennaio 2018 e riguardano anche le farmacie, inevitabilmente tenute a rispettarle, con particolare (e pressoché esclusivo) riguardo agli shopper di plastica forniti al cliente per il trasporto fuori dall’esercizio dei diversi prodotti acquistati (medicinali, parafarmaco, cosmetici, devices eccetera).
Gli shopper in plastica devono essere biodegradabili e compostabili, ovvero realizzati con materiali che possano essere conferiti nell’umido nello smaltimento dei rifiuti, nel rispetto dei requisiti previsti dallo STANDARD UNI EN 13432:2002.
Per capire se le buste utilizzate in farmacia sono a norma, il farmacista dovrà verificare – come opportunamente ricorda una circolare della Federfarma diramata agli associati lo scorso 21 dicembre – la presenza sulla busta di diciture quali “compostabile” o “rispetta la normativa UNI EN 13432” ovvero “sacco biodegradabile e compostabile conforme alla norma UNI EN 13432:2002” e così via.
Per maggiore sicurezza, è bene verificare la presenza sullo shopper dei simboli degli organismi certificatori accreditati (si veda, al riguardo, l’opuscolo informativo realizzato da Assobioplastica e Confocommercio, che Federfarma ha opportunamente allegato alla già richiamata circolare diramata poco prima di Natale) che attestano la conformità del prodotto alla norma.
Se dopo le verifiche persistesse qualche dubbio, il suggerimento di Federfarma è quello di farsi rilasciare dal fornitore delle buste una dichiarazione di conformità”, e a questo proposito la circolare del sindacato allega un fac-simile.
La novità più importante della legge, però,  non riguarda la conformità degli shopper ai requisiti europei, quanto il divieto per gli esercizi commerciali (farmacie incluse) di distribuzione gratuita. Le buste (anche quelle in plastica biodegradabile e compostabile) devono in altre parole essere cedute al cliente a titolo oneroso e il loro prezzo di vendita per singola unità deve risultare distintamente nello scontrino o nella fattura di acquisto dei prodotti (ad esempio: “n. 2 buste di plastica”). Anche questa disposizione rappresenta una novità significativa, che – suggerisce una nota di Sediva – potrebbe essere facilmente e utilmente affrontata abilitando un tasto apposito sul misuratore fiscale.
Il prezzo di cessione degli shopper potrà ovviamente essere deciso da ogni singola farmacia in base ai criteri che riterrà più opportuni: potrà ad esempio essere fissato in modo tale da recuperare il costo vivo degli shopper, oppure essere puramente simbolico (ad esempio un centesimo di euro), dal momento che la legge impone soltanto il divieto di cessione gratuita e levidenziazione distinta del prezzo di vendita, ma non prevede un prezzo minimo di cessione.

Federfarma, in ogni caso, ha predisposto e diffuso agli associati una locandina ostensibile in farmacia per informare con chiarezza i cittadini dell’obbligo di vendita degli shopper a titolo oneroso (“Ci dispiace ma… dobbiamo farvela pagare!”, recita lo slogan che accompagna l’immagine colorata di tre shopper, seguito da un breve testo che richiama l’obbligo di cessione onerosa delle buste imposto dalla legge).

È bene ricordare che il mancato rispetto delle nuove norme è tutt’altro che indolore: la legge stabilisce infatti una sanzione amministrativa da 2.500 euro a 25.000 euro all’esercente non in regola con le nuove disposizioni, a partire da quella della evidenziazione della voce di spesa relativa alla cessione del sacchetto nel documento fiscale di vendita.