Sentenza Consulta su autoanalisi, Ruggiero (Lpi) attacca il Governo

Roma, 13 aprile – “La tutela della salute pubblica non è data dal luogo, ma dal farmacista che vi opera. Il fatto che decreti sui servizi o testi di leggi sanitarie non parlino di parafarmacie non significa che le stesse non possano erogare servizi. Significa, invece, che le normative sono vecchie e si devono aggiornare”.

Ad affermarlo è Ivan Ruggiero, presidente di Lpi, l’associazione delle libere parafarmacie italiane, commentando la recente sentenza della Consulta che, accogliendo un ricorso avanzato dal governo, ha dichiarato non conforme al dettato costituzionale la legge regionale del Piemonte che apre alle parafarmacie la possibilità di erogare servizi di autodiagnostica “leggera”. Attività che, secondo la pronuncia dei giudici delle leggi, deve restare limitata alle farmacie ai sensi dell’attuale ordinamento..

Ruggiero, in particolare, censura la decisione dell’esecutivo nazionale di ricorrere contro la legge piemontese: “Il Governo non rappresenta le parafarmacie ed è assolutamente in errore” sostiene il presidente Lpi, evidenziando come le linee guida del ministero della Salute siano in aperto conflitto con le scelte di quasi tutte le Regioni, che riconoscono ormai “le parafarmacie come centri della salute”.

“La Corte costituzionale parla di maggiori vincoli per le farmacie nei confronti delle parafarmacie” scrive Ruggiero “ma è ovvio che in farmacia ci sono più prodotti e farmaci da gestire, quindi più vincoli e obblighi, ma non è messa in discussione la professionalità del farmacista”, figura professionale che opera appunto nella nuova realtà rappresentata dalle parafarmacie, esercizi in possesso di un codice univoco e attivati in locali idonei e quindi riconosciuti come tali dal Ministero, dalle Regioni e dalle Asl.

Abbiamo a disposizione delibere, documentate, che hanno permesso alle parafarmacie di poter essere utilizzate come nuove interfaccia tra Asl e cittadino, proprio attraverso l’espletamento del servizio Cup in diverse Regioni del territorio nazionale” insiste l’esponente di Lpi, che cita a sostegno della sua tesi anche i pareri dell’ Antitrust, “che più volte si è espresso a favore dei servizi in parafarmacia”, osservando  anzi

che “limitarli significa mettere in atto comportamenti lesivi delle norme e dei principi a tutela della concorrenza”.

“Non si può togliere al farmacista la propria laurea” insiste Ruggiero, sottolineando che anche se le parafarmacie sono continuamente definite esercizi commerciali, i loro titolari sono assoggettati, in quanto farmacisti, al pagamento dei contributi previdenziali all’Enpaf, e non all’Inps: una  prova evidente, per il presidente, che i titolari delle parafarmacie non sono commercianti.

“Il garante della salute pubblica del cittadino è il farmacista, ovunque egli operi” conclude quindi Ruggiero. “Gli esami del colesterolo, trigliceridi, diabete, sono svolti anche a casa propria dai pazienti e vuoi vedere che non possono essere svolti in parafarmacia con l’assistenza del farmacista? Non ci sono ragioni per giustificare quello che è accaduto in Piemonte, mi sembra una decisione pro-lobby

e priva di buon senso “.

E, in cauda venenum, Ruggiero termina affermando che la sentenza della Consulta “non farà altro che alimentare beghe legali, perché viene meno il presupposto di leale concorrenza. Non stiamo di certo a guardare, consapevoli che di sentenze vinte in Italia sui servizi, ce ne sono tantissime, e noi continueremo la nostra battaglia coscienti di questo dato”.